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lunedì 10 agosto 2026

Prova E-Bike sulla Via dei Contrabbandieri



Da tempo meditavo su come inserire un tratto in E-bike lungo la Via dei Contrabbandieri, e proprio oggi, durante la percorrenza tra Sambuco ed Entracque, ho finalmente intravisto la situazione ideale. Da poco ho acquistato una bicicletta elettrica da utilizzare nei viaggi in camper, una versione mountain bike robusta e adatta ai terreni più vari. Quale occasione migliore, dunque, per metterla alla prova?

Dopo un lunghissimo viaggio in auto da Envie, con la bici caricata nel bagagliaio, raggiungo il parcheggio presso le ex casermette di Sambuco. Scarico la bici e rimonto tutte le parti smontate per farla entrare in auto, compresa la ruota anteriore. L’aria fresca della Valle Stura mi dà subito la sensazione di essere nel posto giusto.

 

Da Sambuco procedo senza difficoltà verso Vinadio, imboccando la semiciclabile che scende sulla destra dello Stura. I primi chilometri sono in salita, ma poi, avvicinandomi allo stabilimento Sant’Anna, la strada diventa una lunga e piacevole discesa frequentata da molti ciclisti, italiani e stranieri. Raggiungo Protolungo, una zona che non avevo mai considerato come collegamento verso Vinadio: ora so che la inserirò tra le tracce ufficiali della Via dei Contrabbandieri.

Sbucando a Vinadio, sotto il forte, mi trovo accanto a un laghetto artificiale balneabile, pieno di bagnanti. C’è anche un bar molto comodo dove mi concedo una piccola colazione. Riparto oltrepassando la fontana del paese e mi addentro tra i prati, seguendo una strada sterrata che, dopo alcuni chilometri, diventa asfaltata e attraversa diverse borgate.


 

Il navigatore mi segnala un sentiero sulla destra: lo imbocco, ma spesso sono costretto a scendere dalla bici e spingerla. Fortunatamente la pedalata assistita mi aiuta anche in questo, grazie alla funzione 'a passo d’uomo' che permette di far avanzare la bici mentre la si accompagna a piedi su tratti dissestati. Abituato da sempre alla bici muscolare, trovo questa caratteristica davvero innovativa. Alternando tratti pedalati su sentiero tecnico e momenti di spinta, scavalcando anche alcuni alberi caduti, raggiungo il Rifugio Olmo Bianco, sotto il comune di Demonte, punto ufficiale della Via dei Contrabbandieri.

Mi fermo per due chiacchiere e uno spuntino veloce. Mi presento ai gestori, che ricevono notizie spesso tramite la mailing list del cammino verso Dolceacqua. Lo staff è gentilissimo e disponibile: è persino possibile ricaricare l’E bike. Durante la conversazione mi viene proposta l’idea di organizzare una presentazione in Valle Stura nei mesi successivi. Accetto volentieri.


 

Riparto sazio e soddisfatto, commettendo però l’errore di non ricaricare la batteria della bici: un dettaglio che pagherò caro al ritorno, perché l’indicatore non sembrava così basso. Salgo verso il Colle dell’Arpione seguendo il 'sentiero delle fontane', ricco di abbeveraggi nei primi tratti. Negli ultimi due chilometri, però, il sentiero si fa stretto e ripido, immerso nel fitto bosco, e sono costretto nuovamente a spingere la bici. Mi stupisce sempre la differenza di vegetazione tra la Valle Stura e la Valle Gesso: qui il bosco domina, mentre dall’altra parte sono i pascoli ad avere la meglio.

Scatto la foto di rito sul punto più alto del tour e mi preparo alla discesa. Inizio con il motore attivo, ma dopo alcuni tuoni e lampi preferisco disattivare l’elettronica per scendere solo per gravità: una scelta prudente sia per risparmiare batteria, sia per ridurre il rischio di attirare scariche elettriche. Purtroppo, dopo un forte crepitio tra i tuoni, aumento la velocità e cado, finendo in avanti di lato. Mi rialzo alla meglio: la bici ha perso la regolazione del manubrio, ma con gli attrezzi riesco a sistemarla e riparto, più cauto.


 

Arrivo a Desertetto e mi soffermo, come sempre, ad ammirare il bellissimo affresco sulla cappelletta, che ogni volta cattura la mia attenzione. Proseguo nel bosco e sul sentiero, ma nei pressi di Entracque decido di abbandonare per un tratto la via originale dei Contrabbandieri, scegliendo l’asfalto per dare un po’ di sollievo alla bici: si tratta comunque di un paio di chilometri, non di più.

Raggiungo la ciclabile e avanzo verso il campeggio, sperando di poter ricaricare la batteria, anche perché iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. Il personale, però, rifiuta la richiesta: non essendo ospite del campeggio, non posso utilizzare la corrente. Mi indicano una panchina con prese elettriche in centro, ma quando la raggiungo scopro che non funzionano. Per fortuna, proprio di fronte, c’è il bar Millevoglie, dove si offrono gentilmente di ricaricare la batteria. Ne approfitto e consumo qualcosa al bancone per ricambiare il favore.

Posso aspettare solo venti minuti: le nuvole nere incombono e la pioggia arriva. Riaggancio la batteria, indosso il keeway e riparto. In un attimo la pioggia diventa battente, ma con la batteria parzialmente carica procedo agevolmente fino a Borgo San Dalmazzo. Arrivo fino a Beguda, dove la batteria scende pericolosamente a due tacche e la pioggia non accenna a diminuire. Decido di disattivare l’elettronica e da lì in poi pedalo muscolarmente fino a Vinadio, con grande fatica a causa del peso del mezzo. Il passo, però, resta buono: la voglia di arrivare è un motore potente.


 

A Vinadio mi concedo un caffè d’orzo veloce e riparto. Provo ad attivare il motore per l’ultimo sprint di dieci chilometri, ma dopo cinquecento metri l’indicatore scende a una sola tacca e il motore smette di spingere. Procedo muscolarmente anche nell’ultimo tratto. La pioggia aumenta, i lampi pure. L’unica nota positiva è l’assenza di traffico in salita, al contrario della carreggiata opposta.

Raggiungo la deviazione per Sambuco e affronto gli ultimi duecento metri spingendo la bici: le gambe sono imballate e ho bisogno di cambiare posizione. Carico la bici in auto, smonto la ruota anteriore e mi cambio almeno la maglia con una felpa di fortuna che avevo nel baule. Poi riparto verso Envie per un altro lungo viaggio.





 

In totale sono stati circa 99 km in 9 ore, con oltre 2000 metri di dislivello complessivo.

Per quanto riguarda la Via dei Contrabbandieri in E-bike, posso dire che questa tratta è certamente fattibile, forse anche perché è una delle più semplici del percorso, pur con alcuni tratti da affrontare a spinta. La parte coperta con batteria attiva è risultata gestibile; ciò che ha reso l’avventura davvero impegnativa sono stati i chilometri aggiuntivi necessari a chiudere l’anello, percorsi senza assistenza elettrica tra Beguda e Sambuco, sotto una pioggia battente e su strada costantemente in salita.

Un’esperienza intensa, ricca di variabili e imprevisti, che insegna quanto anche un’uscita in E-bike possa trasformarsi in una prova gravosa quando la batteria si esaurisce. Un’avventura, comunque, degna di essere ricordata.


 

Segue la mappa GPS Komoot:

 https://www.komoot.com/it-it/tour/3185984827

 

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