domenica 2 settembre 2018

Da Envie al Colle dell'Agnello a passo ultratrail in solitaria attraverso le montagne.

Rieccomi qui a sgambettare per arrivare a raggiungere un nuovo obbiettivo a cui pensavo da tanto, che sentivo e sento nei discorsi e parole della gente: il Colle dell'Agnello. Così dopo un'estate fatta di vari ripensamenti sul continuare o meno a completare distanze estreme a piedi, non ho saputo resistere e ieri ho messo in atto la percorrenza tra Envie e Colle dell'Agnello a piedi, passando per il Monte Bracco, Paesana, Oncino, Crissolo, Pontechianale ed in fine Colle dell'Agnello.
Sono stati mesi strani perché avevo in mente tutt'altra impresa per questa estate che poi è naufragata verso il pensiero di smettere di fare Ultratrail ma il tempo rinvigorisce la motivazione e forse avevo solo bisogno di una pausa. Credo che con l'agonismo ho veramente chiuso ma non di certo con le 'imprese a piedi in solitaria', che mi appassionano tantissimo. Programmare al Gps tutto il percorso, metterlo in atto in pratica nella più totale autosufficienza è qualcosa di unico. Nelle imprese in solitaria si tratta di 'vera' autosufficienza perché tutto il necessario è racchiuso in quello che si porta nello zainetto, nella gara ultratrail non è così perché si ha sempre l'appoggio dell'organizzazione... Un'impresa in autosufficienza è un autentica avventura che ti porta a conoscerti fino in fondo! In realtà questa volta però non ero veramente solo ma avevo il mio fido cagnolino che oramai è diventato anche lui un 'ultratrailer', il piccolo Macchia che con i suoi 15kg mi da molto filo da torcere!

Bé ma dopo questa premessa veniamo alla descrizione di questa percorrenza che ho trovato 'epica' dato che ho svolto quasi completamente su sterrato, a parte un cambiamento finale dell'ultimo minuto dovuto all'arrivo della notte!
Sveglia alle 4.00 del mattino di sabato 31 agosto per partire alle 5.00 esatte dopo alcuni preparativi sul ricontrollo zainetto... Era buio ma non freddo ad Envie, anche se notavo già che il meteo non sarebbe stato bellissimo. Sono salito a San Bernardo passando per Sant'Antonio e da qui come mio solito crocevia per molte uscite, era iniziato il chilometraggio dei primi 5km per concludere poi a circa 70km complessivi. La caratteristica dei chilometri però non è stata la difficoltà ma bensì il grandissimo dislivello di circa 6000m positivi come presto spiegherò... Ho preso per il Santuario Madonna del Devesio e rifugio Miravidi. Risalito la costa sinistra del lungo po' per arrivare a Rocchetta, quindi ancora per i campi fino a Paesana e all'attraversamento dello stradone ho preso per la strada che passa dietro al vecchio cimitero. Erano già 2 ore e 45 minuti di percorrenza per la prima pausa di 10 minuti per far mangiare il cane, insieme ad uno spuntino per me. Si perché questa volta le provviste dell'autosufficienza erano per due bocche, la mia e quella di Macchia. Lui tutto dove trovavo sterrato, questa volta era almeno il 90% del percorso, lo lasciavo libero di correre avanti a me ad annusare felice ogni cosa. Durante l'asfalto sempre rigorosamente al guinzaglio.

Ripartiti verso Calcinere ho approfittato della fontana nella frazione per tenere sempre piena la borraccia per evitare di 'restare a secco'. Da lì ho imboccato una vecchia strada che costeggia il costone sinistro del Po a partire dalla vecchia centrale idroelettrica, proseguendo fino alla biforcazione tra il fiume Lenta e Po. Salendo il costone che mi ha portato fino al Santuario di Maria Assunta(del Bel Fuà), tanto isolato quanto caratteristico. Un lunghissimo sentiero avvolto in una fitta nebbia attraverso i boschi mi ha portato alla Borgata Saret(Oncino), di nuovo una fontana della quale non ho voluto fare a meno. Qui però un piccolo disguido con la dimenticanza del guinzaglio di Macchia che ho notato dopo alcuni chilometri di corsa e quindi il ritorno a prenderlo! Pazienza. Andando avanti ed imboccando il sentiero di San Giacomo che collega Crissolo ho scoperto un'insolita panchina, che per altro era indicata diverse volte a Saret, ebbene questa si presentava con dimensioni enormi santo che sembrava per giganti ed aveva perfino degli scalini per salirci! Molto bella.
Ancora nella nebbia fitta, con al polso il mio fidato GPS, seguivo il sentiero di San Giacomo, a tratti un po' trascurato ma comunque ben percorribile. A questo punto erano molte le baite diroccate ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata un fontana con un cartello che indicava la sua acqua come guaritrice, dalla quale ho approfittato per berne molta visto che non si sa mai! Arrivato a Crissolo ho incontrato la seconda persona da quando ero partito, la prima era una signora a Seret. Si forse era il clima di ieri che teneva la gente chiusa in casa, però questo è un fattore che mi fa sempre da pensare dato che nelle mie uscite in Valle Po trovo quasi sempre sentieri deserti con tutti quei bei posti che abbiamo! Peccato, facciamo finta che sia veramente colpa del meteo la colpa di tutto questo deserto. Nel tratto dal Santuario del bel Fuà fino a Crissolo ho preso pioggia forte.
A Crissolo una prima tappa in formato 'civilizzato' presso il Bar adiacente alla pista di Pattinaggio per con un caffè, 5 minuti di caldo e poi di nuovo via salendo tra i boschi accanto alla seggiovia. Arrivato al rifugio dell'Aquila Nera ho approfittato di una panchina per un piccolo pasto sia per me che per il mio fido amico quadrupede, visto che era da un po' che mi voleva far capire di aver fame. Qualche messaggio al Cellulare per informare dov'ero e quindi ancora per altri chilometri fino alla fine dei vecchi impianti sciistici di Ginca Pastur. A quel punto imbocco il sentiero verso il Quintino Sella e vedo finalmente un camminatore e al momento del saluto capisco che era francese. Quindi su per altre centinaia di metri di dislivello fino al tanto desiderato rifugio a circa 2600m di quota. Lì un po' di gente, tutti stranieri. Una cioccolata calda con panna che ho letteralmente divorato, una leccatina alla ciotola anche per Macchia e poi siamo ripartiti 'veloci come il vento', dato che il pomeriggio era ormai iniziato. Incominciavo a percepire il peso del tempo ed avevo ancora di fronte a me il doppio dei chilometri!

Quindi avanti verso il passo di San Chiaffredo(2700m) e poi giù spedito per il bosco dell'Alevé. Arrivando al fiume ho girato per la prima volta nella mia vita a sinistra verso la Valle Varaita, dato che di solito a quel punto prendevo la destra per salire al Vallanta e proseguire per il giro di Viso... Questo volta no, il percorso era differente e ho seguito volentieri quel lungo sentiero in discesa che mi avrebbe fatto perdere moltissimo del dislivello guadagnato, facendomi 'cadere' a 1600m di quota.
Giunto a Frazione Castello di Pontechianale era già tardi e rintoccavano le 18.30, per questo ho abbandonato l'idea iniziale di proseguire nello sterrato a favore dello stradone per velocizzare i tempi. Avevo stimato che sarei salito per i chilometri che mi restavano verso le 20.00 al Colle dell'Agnello, spedito di corsa ma in realtà ero arrivato i cima alle 20.31. A tratti pioveva forte, sempre con nebbia persistente. Un pochino dopo. La salita da quei 1600m della diga di Frazione Castello era di ben 1100m di dislivello per raggiungere la destinazione finale a 2700m. Correrli tutti non è stata cosa facile, specialmente dopo tutte le vicende precedenti.
Quando sono arrivato sù non mi ero reso ben conto della temperatura dato che ero accaldatissimo, sentivo però un forte vento. Poco dopo l'arrivo di mia moglie per recuperarmi con l'automobile, ho notato il termometro dell'auto che indicava 4 gradi centigradi! Era ormai notte.
Tutto sommato l'avventura è andata bene, anche se ho perso molto tempo a riprendere con la telecamera e fare foto, questo però è anche il bello di raccogliere ricordi delle fatiche sostenute.
Nonostante fossero due mesi e mezzo che non correvo, sono riuscito abbastanza agevolmente concludere l'impresa. Si, forse la velocità di percorrenza non è stata altissima ma poco male.
Credo che dopo tutti questi tredici anni in lunghe percorrenze a piedi in stile ultratrail con la tecnica del Monoallenamento settimanale, la capacità completare imponenti distanze a piedi sia diventata una 'condizione acquisita' in modo indelebile.
Come ho anticipato al principio la componente distanza ha certamente avuto il suo peso per quei 70km circa che sono serviti per collegare Envie al Colle Dell'Agnello attraverso le montagne in 15 ore e 31 minuti. La cosa impegnativa era il dislivello che mi ha portato da quei 300m di dislivello iniziale ad una salita pressoché continua fino ai 2700m del passo di San Chiaffredo per scendere a 1600 di Frazione Castello ed arrivare nuovamente a 2700m del Colle dell'Agnello, tutto senza contare la metratura iniziale dello scavalcamento del Monte Bracco.
Ora un po' di riposo e già con i pensieri vero la prossima avventura a piedi, che non so ancora quando arriverà o dove sarà.
Bertinetto Bartolomeo Davide

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