mercoledì 1 luglio 2026

Dal Rifugio Melezé a Sambuco, scavalcando tre vallate(Varaita, Maira, Stura) per la Via del Contrabbandieri

 In questo mio sopralluogo lungo il Cammino della Via dei Contrabbandieri ho voluto iniziare dalla Valle Maira, una zona che ho imparato ad apprezzare molto, e dai suoi contorni tra Bellino e Sambuco, a cavallo delle valli Varaita e Stura.
Ho già fatto una perlustrazione sommaria sulle partenze di Oncino e Crissolo per l’aggancio al Cammino dei Contrabbandieri dal rifugio Alpetto e dal Quintino Sella. Questa percorrenza richiede nuovi passaggi per fornire ai trekkers la certezza sulla percorribilità. Il percorso è agibile, ma in Valle Maira ci sono stati degli smottamenti legati alle precedenti piogge.
Bene, ma vediamo meglio.
Sveglia alle 4.00 del mattino con l’idea di partire inizialmente da Crissolo e arrivare a Vinadio, ma sicuramente l’idea era troppo ambiziosa! Forse qualche anno fa avrei potuto, ma oggi l’avrei vista dura. La nuova idea è stata quindi quella di partire dal Rifugio Melezé per arrivare a Vinadio, ma alla fine la luce del giorno ha avuto il sopravvento e lo stop notturno si è collocato a Sambuco.
Alle 7.45 sono partito dal Rifugio Melezé, nel vallone di Bellino, al bordo della Valle Varaita, dopo una buona colazione. Ho sgambettato fino a Sant’Anna di Bellino, dove ho notato l’apertura di un bar, poi sono salito verso il canalone del vallone seguendo il fiume, tra Grange Cruset e le numerose fortificazioni del Vallo Alpino. Sono salito sul Sentiero della Gola e sono arrivato a Grange Autanot. Poco dopo si vede in lontananza una piccola stazione meteorologica con un’antenna, e si arriva all’ex Rifugio Carmagnola, con poco più in là il Bivacco Carmagnola. È stato il momento di un veloce spuntino.
La cima del Colle di Bellino non è così distante; dopo alcune rovine del Vallo Alpino sono sceso nel canale del Mourin. Nei pascoli sottostanti si vedono spesso gli stambecchi, un bel branco che un giorno meriterà qualche scatto reflex! Poco sotto la borraccia era vuota, quindi ho approfittato di un rigagnolo di acqua fresca che corre tra le sorgenti del torrente Mourin per riempire la bottiglietta. Acqua buonissima!
Ho scavalcato il fiumiciattolo tra la riva destra e sinistra alcune volte, e poco dopo sono apparse le prime belle baite con tante mucche al pascolo: davvero un bellissimo spettacolo. Da qui in poi si vedono i primi smottamenti del fiume, che proseguono oltre il fondo delle cascate di Stroppia, a cavallo della centralina idroelettrica, e ancora poco prima del Rifugio Campobase, con ruspe al lavoro.
Un veloce pranzo a base di Raviol del Mel e un buonissimo formaggio da spalmare sul pane, anche se già prima di entrare si sentiva arrivare qualche goccia. All’uscita dal rifugio è arrivato il diluvio annunciato dalle previsioni meteo: tanta acqua, e la strada è presto diventata un fiume, con lampi e tuoni. La strada fino ad Acceglio è lunga, più di quanto sembri sulla cartina, con qualche stop sotto ripari di fortuna. I crepiti che fanno eco tra le montagne fanno paura tanto rimbombano. Corro ancora per scendere veloce, oltrepasso Chiappera e Saretto, e arrivo al paese per un caffè e per attendere qualche minuto all’asciutto. Tanti tedeschi qui (in verità tanti ovunque, già a partire da Bellino!). Italiani sul sentiero nessuno! Sono bagnato dalla testa ai piedi e mi faccio coraggio per uscire dal bar nonostante la pioggia incombente; la gente mi osserva incredula, come già prima dopo pranzo. Il mio ragionamento è stato: 'Tanto, bagnato per bagnato', e imbocco il Vallone di Unerzio, zona che percorro sempre con piacere e pensieri... Questa volta intravedo un cartello con l’indicazione 'La Scucio' e ricordo alcuni vecchi consigli: mi infilo lì per lasciare la strada.
Resto sul bordo del torrente Unerzio, tra le borgate di Frere, Gheit e Chialvetta, poi Pratorotondo con il suo panorama e Viviere (qui molti ragazzi francesi). Giungo al Pilone di Prato Ciorliero e mi fermo per un nuovo spuntino, ammirando il paesaggio circostante con la sua fattoria e tutto il bestiame al pascolo, gestito con urla dai margari presenti e dai fidati cani al seguito. Inizio ancora una volta a risalire: dopo Chialvetta la pioggia è finalmente svanita e mi sono liberato del Keeway; tuttavia, dopo Prato Ciorliero, verso le fortificazioni in direzione Gardetta, la pioggia si è nuovamente fatta viva.
Raggiunto il Rifugio della Gardetta, ancora un caffè verso le 18.15, e nonostante il meteo sono ripartito quasi subito. Ho circumnavigato Rocca la Meya, costeggiando il Bric Bernoir, e la pioggia a un certo punto ha di nuovo lasciato spazio al sole. L’altopiano della Gardetta, osservato dalla ex strada militare, lascia senza fiato, anche perché è straordinario vedere il Monviso 'da dietro' rispetto alla Valle Po, piccolo in lontananza! Non arrivo al Colle della Margherita: abbandono l’altopiano prima, svoltando a destra con la lunga discesa in Valle Stura. Il cellulare prende poco, ma riesco a inviare qualche messaggio a mia figlia Beatrice che è in attesa per recuperarmi (poverina, al mattino ha anche superato l’esame di anatomia all’università, ma nonostante ciò non si è tirata indietro! È un valido supporto per me).
In questi numerosi chilometri di discesa non ho potuto fare a meno di notare che l’unica Casa del Margaro presente era vuota. Spero tanto che questa zona così desolata di montagna non venga abbandonata e dimenticata.
Lascio la strada sterrata verso Moriglione, all’altezza dell’unico pilone presente, per imboccare il sentiero. Qui consiglio al camminatore che intraprende la Via dei Contrabbandieri, se inesperto, di continuare sulla strada, dato che il sentiero nel primo tratto dopo il pilone è stretto, con dirupo a sinistra. In alcuni punti risulta franato, anche se con le dovute attenzioni è percorribile. Colpa delle piogge precedenti, credo. Ritengo opportuno specificarlo per la sicurezza dei passanti. Il sentiero è leggermente più breve, con passaggi tra pascoli e bosco; la strada forse è più monotona, ma la sicurezza ha sicuramente la precedenza.
A Moriglione arrivo alle 21.30 e mi sento con Beatrice, che è in viaggio. È ancora giorno, ma si percepisce la notte che incombe. Indosso la luce frontale e imbocco il sentiero per Sambuco, bellissimo quando desolato nel buio sempre più presente. Attraverso il torrente passando su un ponte in legno e, poco dopo, sono a Sambuco in piena notte. Arrivo alla Torre Campanaria per uno spuntino e per avvertire mia figlia che la aspetto a ridosso dello stradone. Sono circa le 22.00 e dopo pochi minuti arriva il passaggio in auto e il recupero verso l’altra macchina a parcheggiata a Bellino. La conclusione di tutto mi ha fatto arrivare a casa intorno alle 2.00 del mattino del giorno dopo.
In totale sono state poco meno di 14 ore di percorrenza per 57 km, con un forte dislivello, scavalcando tre vallate differenti. Una gran bella uscita a piedi per esplorare, nel 2026, questo bel tratto della Via dei Contrabbandieri!

 

Traccia GPS Komoot:

https://www.komoot.com/it-it/tour/3077463688?share_token=apgDvSzEWX7zURVRQ0q56pOMMXFo4lMtZOSyIV8RPX7JOA3M5v&ref=wtd&t_s=referral&t_cid=route_share&t_ref_username=4561381967818 

 

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