Oggi ho superato un nuovo traguardo
nella mia performance sul giro del Monte Bracco di 33km. Infatti
rispetto al tempo della volta scorsa ho migliorato di altri 11
minuti, chiudendo l'anello in 4 ore e 49 minuti. Si, mi era già
successo in passato di ottenere miglioramenti nella velocità con il
mio metodo del Monoallenamento per l'ultratrail ma pensavo che fosse
solo una conseguenza dell'insistenza, della perseveranza... Invece
anche in questa nuova trance di allenamenti, si presentano ancora una
volta considerevoli incrementi sulla velocità. Direi
sistematicamente.
Ho sempre considerato il
Monoallenamento come una tecnica dedita alla preparazione di ampi
chilometraggi, finalizzata alla pura lunga resistenza ma a quanto
pare mi sbagliavo.
Visti gli ultimi workout nel campo
della velocità non posso negare la realtà e non si tratta di pura
coincidenza dato che non è la prima volta che noto questa
caratteristica. IL MONOALLENAMENTO E' UTILE ANCHE PER INCREMENTARE LA
VELOCITA' NELLE LUNGHISSIME PERCORRENZE A PIEDI!
Adesso rifletterò sulla situazione e
mi prenderò il prossimo allenamento per pensare a come agire con una
breve seduta di 20km in pianura, dato che avrò lezione all'università di osteopatia ed è il massimo che potrò fare uscendo
la notte... quindi dovrò ripiegare con una corsa tradizionale,
magari con il supporto dei bastoncini, mista corsa/camminata... Tutto
per non uscire troppo dagli schemi e preservare le articolazioni. Non
voglio cadere nell'errore che fanno tutti gli over 40 quando si
allenano e si ritrovano con ginocchia 'spezzate' dall'esagerazione.
Devo aggiungere che con un'uscita a settimana è difficile che
succeda.
Imposterò la percorrenza su un ritmo
medio alto, quindi per il sabato successivo tornerò al mio solito
anello e vedrò come andranno le cose... Scriverò di certo un pezzo
apposito.
Riporto nuovamente qui di seguito la
differenza e l'incremento grafico con l'allenamento precedente:
Oggi è per il secondo allenamento
consecutivo che sento la terra scorrere sotto i miei piedi con molta
agilità! Si non esagero, infatti percepisco una sensazione di
miglioramento che non notavo da un paio d'anni, ormai.
Credo che questo miglioramento sia
dovuto al fatto che finalmente sto ritrovando il mio equilibrio dopo
un lungo periodo di 'trambusto' lavorativo. Spero di riuscire a
continuare.
Nel solito giro di ogni sabato percorro
i miei 33km attorno al Monte Bracco e per il medesimo tragitto ero
arrivato al vergognoso tempo di sei ore e piu'. Era quasi una
passeggiata oramai, che poco aveva a che fare con le mie vecchie
'glorie' ultratrail.
Forse per merito anche di alcuni
obbiettivi che voglio collegare al miei studi Osteopatici, in
connubio con l'ultratrail. Forse perché sento di nuovo il desiderio
di fare risultato nell'agonismo di questa specialità. Forse anche
per il fatto che voglio provare a dare un nuovo senso al mio metodo
del Monoallenamento settimanale, al fine di entrare nella rosa dei
primi a tagliare il traguardo nelle competizioni ultra. Non so se ci
riuscirò ma comunque di provo e il piu' delle volte quando mi metto
una cosa in testa, prima o poi centro l'obbiettivo. E' il mio
destino, sono fatto così!
Si sono ancora indietro rispetto ai
risultati dei miei 'tempi d'oro' nell'ultratrail ma credo che
riuscirò a replicarli nel giro di alcuni mesi. Continuo a spingere
ed in ogni allenamento raschio minuti in meno.
Tanto per dire delle ultime due uscite,
in quella passata ho concluso i 33km montani in 5 ore e 25 minuti,
mentre oggi lì ho chiusi in 5 ore nette! Credo sia un buon
cambiamento. Poco dopo il termine del giro ma anche durante, ho
analizzato mentalmente i punti dove potevo ulteriormente spremere le
gambe per fare piu' in fretta. Sono già qui che aspetto con ansia il
prossimo anello attorno al Monte Bracco per verificare! Poi tra due
settimane farò un giro di scarico di 20 di km con un lieve
dislivello, quindi altri miglioramenti le settimane dopo, sulla
distanza sempre dei 33km!
Mi sono posto un obbiettivo nella
velocità che voglio raggiungere ma preferisco non scriverlo, non
vorrei mi portasse sfortuna, inoltre non so nemmeno se riuscirò ad
ottenerlo. Confido di si e quando ci riuscirò vedrete di certo un
articolo apposito.
E' inutile dire che al mio ritorno alle
gare vorrò essere nella miglior forma fisica di sempre.
Ho previsto una progressione a scalini,
prima nella velocità su una distanza fissa e poi al consolidamento,
un ulteriore passo piu' in là nella distanza. Cerco di superare i 43
km e poi mantenerli per per guadagnare altra velocità, in modo da
avere un'ottima protezione nelle competizioni vicine a quelle
lunghezze!
La chiave allenante del Monoallenamento
permette di spingere ed in seguito pensare al recupero attivo per
tornare nell'uscita dopo con le forze al 100%. Per la cronaca con
recupero attivo intendo il mio Matevo®, nel lunedì, mercoledì e
venerdì, mentre il martedì e giovedì mi dedico allo stretching.
Faccio tutto a casa mia ora che non ho piu' il centro fitness.
Il prossimo sabato su quella distanza
di 33km dell'anello del Monte Bracco cercherò di stare sotto le 5
ore, dopo un'eternità che non ci riesco. Spero di centrare
l'obbiettivo perché nuovi traguardi raggiunti alimentano la
motivazione oltre ogni limite.
Includo qui un'immagine di confronto
fra questi due ultimi allenamenti:
Oramai ho ripreso a pieno
titolo gli allenamenti, che erano da troppo tempo irregolari ed
infrequenti. Non ho ancora raggiunto i miei massimi risultati di un
tempo ma posso ritenermi soddisfatto e confido che tra qualche tempo
potrò tornare a pieno regime. L'avventura che sto per descrivere è
solo un anticipo per la mia nuova stagione agonistica che forse
prenderà il via già in questo 2019.
E' sempre bello osservare
questo reticolato di strade, che pian piano risalendo i colli si
trasformano in sentieri a volte invisibili. Poi continuando per
questa fitta ragnatela globalmente collegata si scavalcano i
valloni. Durante lunghe discese i sentieri tornano ad ingrandirsi in strade, prima sterrate e poi asfaltate, con infiniti snodi
si oltrepassano a piedi enormi barriere chilometriche.
Ma veniamo al dunque. Sono
arrivate le 4.20 e la sveglia ha iniziato a suonare, gran farica ad
alzarsi e passano alcuni altri minuti, poi tutti i preparativi del
caso con zaino, indumenti, cibo, liquidi, tecnologia gps... quindi
alle 5.35 ero nel buio delle stradine enviesi per iniziare questa
bella e come racconterò per alcuni versi particolare avventura a
piedi.
Con il mio fido cagnolino
saliamo la collina di Envie fino a raggiungere San Bernardo di
Montebracco, ancora nell'oscurità boschiva. Macchia mi sta vicino
quando è notte, pian piano arriva l'alba e così vedo che sparisce
ai primi raggi di luce per poi ritornare ai miei piedi. Quando
raggiungo Motetto di Rifreddo è ormai chiaro e si notano anche ampi
nuvoloni che non promettono nulla di meteorologicamente buono. Non
importa si prosegue tra corsa e camminata spedita. Ogni ora mangio
qualcosa(un microspuntino) e ogni trenta minuti sorseggio un po'
d'acqua(tre sorsi mai di più). Ho imparato a mie spese in passato
cosa significa restare per ore in mezzo al niente con la borraccia
secca, non per niente quando sono in alta quota e le fontane
spariscono, mi servo sempre dei limpidi ruscelli naturali per bere.
Ancora, passo dopo passo arrivo a Rocchetta, poi Paesana dove
incontro le prime difficoltà sul sentiero. Infatti costeggiando il
fiume Po nei pressi di Calcinere, dopo Erasca, trovo un sentiero che
negli anni è diventato sempre più 'chiuso' dalla vegetazione e
quest'anno è totalmente impraticabile costringendo me ed il cane ad
un cambio di direzione che mi ha portato via molto tempo. Poi sempre
nel tratto paesanese altri intoppi legati alla cattiva pulizia dei
sentieri. Mi chiedo se queste aree di transito escursionistico tra
qualche anno esisteranno ancora? E' mi chiedo anche se un trekker
forestiero, armato di cartina(visto che sono cartograficamente
presenti) si ritrovi bloccato tra i rovi presenti come possa sentirsi
e che parere possa costruirsi nei confronti della bella Valle Po?
Senza divagare ritorno
alla mia avventura a piedi tra Envie, Francia e Bobbio Pellice.
Superati questi ostacoli 'paesaggistici' sono arrivato nei pressi di
Oncino dove invece è tutto ben curato, quindi, Saret alla grande
Panchina. In quel punto ho incontrato due amici Liguri appassionati
di Ultratrail con i quali è stato bello fare due parole. Quindi
Crissolo per un caffè veloce e una telefonata a casa. Sono ripartito
alla volta del Pian della Regina e poi Pian del Re, con una pausa
cibo sia per me che per Macchia. Oramai in piene ore pomeridiane
avanzo per la salita di quasi 900 metri di dislivello che mi porterà
al tunnel del Buco di Viso. Passo in Francia e quindi inizio a
perdere quota per poi risalire fino alla vetta del colle
Sielliere(2851m), sullo spartiacque tra Francia ed Italia. Una breve
panoramica, con il bel Monviso che si vede da un angolazione insolita
e quindi discesa tra le nubi presenti verso la Valle Pellice. I passi
vanno veloci per la paura di restare al buio(pila frontale scarica)
in quelle zone deserte. Una tappa al rifugio con la speranza di
trovare un punto Wifi per aggiornare casa sulla situazione di
percorrenza ma niente, internet come mi aspettavo del resto, in
montagna proprio non esiste. Quindi anche lì due parole, qualche
informazione sulla distanza che mi separa da Bobbio Pellice e quindi
scendo veloce col cane al mio fianco. Raggiungo i resti di un vecchio
aeroplano precipitato nel 1957, una foto e vado ancora avanti.
Raggiungo Villanova e oramai la notte inizia a prendere il
sopravvento. I sentieri sono però diventati strada sterrata
carreggiabile ma abitazioni se ne vedono poche, una ogni diversi
chilometri, alcune di margari ed altre vuote. Come ho già accennato,
non posso usare la torcia frontale perché purtroppo sono partito di
casa senza accorgermi che fosse scarica! Un gran problema. Torna il
bosco e imbocco un sentiero che mi toglie alcuni chilometri, come da
tracciato gps. Buio completo con forti cascate nascoste dall'oscurità
del fiume Pellice. Un ambiente inquietante, però bello. Tanto rumore d'acqua. Macchia vedo
che ha paura e non mi molla. Inizio ad usare la torcia del
telefonino, che ho tenuto volontariamente in modalità 'aero' per
l'emergenza di affrontare una situazione del genere e risparmiare batteria. Usare una pila
'a mano' non è molto comodo tenendo conto che avevo anche i
bastoncini da sorreggere. Nessuno sbaglio di strada per fortuna e
continuo per l'interminabile discesa ben 2000m metri di dislivello
per strade tortuose e buie, verso Bobbio Pellice. Anche se avevo già
quasi 50km nelle gambe del tragitto precedente, quando sei in
situazione di 'allarme' la stanchezza passa. Supero la zona Pra e
chiedo qualche informazione alle pochissime persone che incontro ma
sono stranieri e non mi capiscono. La strada diventa asfaltata e a
quel punto il cellulare inizia a funzionare e avverto tutti quelli
che mi hanno cercato senza risposta da parte mia. Quindi corro per
non so quanti chilometri sempre al buio tra varie piccolissime
borgate, qualche lampione ogni tanto ma per lo più sempre buio. Ho
incrociato un paio di macchine ma fortunatamente ho l'abitudine di
tenere il cane al guinzaglio quando sono su asfalto. Per cui nessun
pericolo ma accompagnare Macchia con le mani già così tanto
impegnate, con torcia e bastoncini, mentre si corre non è cosa
facile.
Verso le 22.00 vedo in
lontananza finalmente un chiarore diffuso e sento di non avere più
molta distanza dalla meta. Nel frattempo mia moglie mi scrive via
messaggio che è arrivata ad aspettarmi. Tengo duro ancora un paio di
chilometri, quindi dopo oltre 62km(considerando gli sbagli di strada)
in 16 ore e 40 minuti concludo questa lunga e 'spericolata'
percorrenza con un fortissimo dislivello positivo(4481m) quasi totalmente su
sentiero, sovente disconnesso...
Come ho già anticipato in principio, con questa percorrenza
concludo una fase di allenamento che mi ha portato a ripristinare la
mia condizione di ultratrailer, in vista di nuove gare. Continuo ad
allenarmi con la mia tecnica del Monoallenamento settimanale, con in
progetto altre lunghe percorrenze a piedi da completare!
Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai
miei articoli ultratrail e trail:
Erano molti mesi che non facevo uscite
ultra. Da quando non ho più la palestra ho perso un po' 'il giro' ma
nessun problema e mi riattivo in men che non si dica! Devo dire che
ero già in astinenza da questo genere di cose. Quando assapori il
'bello di fare fatica', di farcela con le tue gambe, non ci puoi più
rinunciare! Dopo aver rimandato varie volte per motivi sia di lavoro
che di studio ho pensato che oggi, sabato 29 giugno 2019, fosse il
giorno giusto. Venerdì sera ho preparato lo zainetto con il minimo
indispensabile, quindi la mattina sveglia alle 3.30 e ancora
controlli sul necessario... Il cane chiuso in casa a 'mugolare'
perché voleva venire... Poverino piace anche a lui. Anche lui per
colpa mia è diventato dipendente dall'ultra! Per le strade
frequentate dalle auto però è meglio non portarlo per la sua
incolumità. Il 'bello' però non è stato tanto il cane, dato che 'i suoi capricci' me li aspettavo, quello che però non immaginavo è stato che all'uscita
di casa ho trovato una pioggia incombente con lampi e tuoni! Sembrava
l'apocalisse! Quindi dalle 4.30 alle 4.50 ho aspettato davanti al
portone di casa per vedere se smetteva. Niente, un pochino 'allentava
la presa' e poi riprendeva, così ho raccolto tutta la forza di
volontà 'da appena sveglio' e sono partito ugualmente. Inutile
scrivere che nel giro di 5km ero bagnato fino alle mutande.
Proseguendo nella notte, con la mia
pila frontale, sono arrivato a Saluzzo, è per un breve istante tutto
sembrava migliorare nella condizione meteo. Giusto il tempo di
'girare' un'altra parte del solito video LIVE che documenta ogni
volta le mie uscite ed è ripresa la pioggia, fortissima, appena
riposta la videocamera. Una vera sfortuna! Quindi nella solitudine
saluzzesse sia per la pioggia che per motivi d'orario(stimo fossero
poco più delle 6.15), ho attraversato la città passando dietro
l'ospedale, quindi in prossimità dell'area camper e ho proseguito
per Manta. In quel punto ho perfino incontrato un altro 'pazzo'
corridore come me. Era appena passata l'alba.
Di filato ho attraversato Manta e da
lì in poi ho ritenuto opportuno accendere l'orologio GPS, visto che
le strade alternative erano molte e il più delle volte a me
sconosciute. Il percorso caricato sul dispositivo non mi ha mai
tradito. Si c'è stata qualche svista mia che una volta in
particolare mi ha portato fuori di un paio di chilometri, poi tutto a
posto.
Quindi Verzuolo, Busca abbastanza a
passo spedito. Intorno alle 8.30 la pioggia è sparita, prima
sostituita da fitte nuvole e poi da pallidi raggi di sole. Dopo le
10.30 è iniziato un fortissimo caldo tendente all'aumento fino a
Cuneo. Devo scrivere che a Costigliole ho trovato un pezzo di salita
abbastanza ripida, seguita da una lunga discesa. Niente di di che,
anche se ha fornito un tocco di varietà ad un percorso altrimenti
totalmente pianeggiante.
Per tutto il tracciato ho abbracciato
un'alternanza di sterrato ed asfalto, strade mediamente trafficate ed
altre di piena campagna con frutteti ovunque. Come accennato poco
sopra, ho avuto anche uno 'sbaglio strada' nei pressi di Verzuolo ma
niente di irrecuperabile, che se al termine di quei lunghi
chilometraggi 2 km persi 'a gratis' si fanno sentire a fine avventura.
Una frazione che ho apprezzato
particolarmente, dato che come ad ogni mia uscita resto senza acqua
nella borraccia, è stata Bosco nei pressi di Cuneo, in mezzo al
niente in piena campagna. Una Chiesetta, 'quattro case' ed un
localino chiuso. Lì mi sono fermato per 7-8 minuti giusto per
reintegrare i liquidi persi abbondantemente e poi pieno alla
borraccia e di nuovo via... Si, fa effetto sentire il peso dell'acqua
sullo zaino che saltella e sbatte contro il petto ma è il prezzo da
pagare per averne sempre una scorta appresso. Qualche messaggio ad
amici e famiglia su come andavano le cose e i chilometri scorrevano
nuovamente sotto i miei piedi. Migliaia e migliaia di passi. A volte
sento conoscenti parlare di passi conteggiati da quei nuovi strumenti
di misura da polso e mi fa sorridere sapere dei traguardi imposti da
quei canonici 10000 passi giornalieri. Vabbè siamo nell'era moderna
dove l'immobilità regna sovrana. Non dico mai niente.
Varie frazioni ancora attraversate e
poi finalmente il mastodontico ponte entrante in Cuneo centro, il
Viadotto Soleri altamente trafficato e raggiunto alle 12.00 circa.
Entrato in Cuneo, presso la famigerata Piazza Galimberti ho girato
l'ultimo video e con la fortuna di aver una fontana proprio al mio
fianco, testa sotto con una gran bevuta e una bella rinfrescata
finale! Erano le ore 12.13.
Ho raggiunto mia moglie e dopo una
breve sosta al bar mi sono gustato quel 'famoso caffé' che volevo
bermi da tranquillo all'arrivo, in piazza. Dopotutto ho fatto tutto
il viaggio apposta per quello! Quando faccio questo genere di cose ed
arrivo in zone molto frequentate, la gente mi guarda sempre in modo
un po' strano, visto l'abbigliamento sudicio e sudato, la fatica
scolpita in faccia... Probabilmente credono che sono un pazzo e forse
non sbagliano.
Come mio solito, per ridurre la
possibilità di infortunio e comunque tenere discretamente alta la
velocità del passo ho alternato 5 minuti di corsa e 5 di camminata
veloce con bastoncini. Ho utilizzato questa tecnica per tutto il
tragitto, in virtù del fatto che è già stata ampiamente collaudata
in mie precedenti avventure a volte ben più lunghe completate con
buon successo. A parte il momento di Frazione Bosco non mi sono mai
fermato e nonostante il poco allenamento ed un marcato aumento di
peso corporeo(88kg) sono stato felice di riuscire a completare il
47km(sbaglio compreso) di collegamento tra Envie e Cuneo in 7 ore
e 23 minuti(pausa compresa), anche se la mia stima prima di partire che durante il tragitto era di 8-10 ore alla fine è andata meglio. La velocità non è stata altissima, con
una media di 6,36km/h ma tutto sommato mi posso accontentare.
Chiudo menzionando l'immancabile
tecnica del Monoallenamento settimanale, che mi accompagna ogni volta
nella preparazione. Anche se non sono più riuscito ad allenarmi
secondo i dettami ultratrail non ho mai mancato di fare quell'unica
uscita settimanale in montagna magari breve, che ha permesso al mio corpo di
rimanere capace di completare grandi distanze a piedi. Soprattutto
senza i ricorrenti e tipici infortuni da usura che caratterizzano gli
atleti di questo genere dopo anni di percorrenze. Le grandi distanze sono più che altro un fatto 'di testa'.
Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai
miei articoli ultratrail e trail:
Ho voluto collegare Envie al Rucas a
piedi. Utilizzare le lunghe percorrenze ultratrail per raggiungere
obbiettivi chilometricamente imponenta è diventato per me una vera
passione. Non mi alleno più con l'ultratrail, come per altro avevo
già scritto nel mese di giugno 2018. A quanto pare però la capacità
di completare decine o centinaia di chilometri a piedi non viene
persa, se coltivata per decenni. Certo cambia la velocità del passo,
comunque però si riesce a raggiungere il 'traguardo'. Probabilmente
diventa una capacità acquisita sia dal fisico che dalla mente. Una
sorta di normalità...
Veniamo al giro però.
Sono partito da Envie alle 9.40(dopo
essermi crogiolato nel letto per un bel po'), via quindi di corsa per
salire dalla zona di Sant Antonio e quindi proseguire lungo la
tagliafuoco fino alla Trappa. Da lì ho imboccato 'Via Nuova', una
strada sterrata a lunga e carreggiabile. Dopo alcuni chilometri
questa però diventa sentiero, sfiorando varie Balme tipiche del
Monte Bracco. Era facile sbagliare strada anche con l'uso del gps
dato che i bivi erano molti ed alcuni assomigliavano al tragitto
esatto ma su dislivelli differenti... Il mio orologio gps ha una
precisione di 30-50m quindi nel dettaglio diventa incerto, anche se
per me è un aiuto insostituibile. Infatti tali zone non le avevo mai
percorse e le ho 'visitate' solo al gps mentre le tracciavo al PC con
GPS VISUALIZER.
Ho incrociato la locanda della
colletta(Paesana), dove ho toccato lo stradone per pochi metri e
quindi di nuovo nel bosco. Con il cane cerco sempre di restare in
zone libere dal traffico così da lasciarlo libero avanti pochi metri
a me. Ho attraversato la valle Infernotto con il rispettivo fiume. Un
posto caratteristico quanto desolato. Case poche, persone nessuna!
Dopo un po' di risalita verso
Montoso(che non ho toccato) ho involontariamente attraversato il
Monastero di 'Pra d' mill', un posto stupendo, quanto tranquillo. Ho
subito legato il cane al guinzaglio. A quel punto altra risalita e
poi un mulattiera che entrava nelle cave costeggiando lo stradone,
una via molto panoramica che ad un certo punto si è ricongiunta per
gli ultimi 4km di stradone. In quella zona il fortunato incontro di
un mio amico che con suo fuoristrada esplorava quelle zone, due
parole e poi visto che erano già quasi le 17.00 e il buio incombeva
ho chiesto un passaggio per il ritorno dopo l'arrivo al piazzale.
Così ho proseguito di corsa per quegli ultimi chilometri ma Macchia
era stremato restando sempre dietro a me. Ultimi sforzi e quindi il
piazzale, il cartello con la scritta 'Rucas', i suoi due fantomatici
condomini et voilà, il giro si è concluso alle 17.17 con 35km 7 ore
e 37minuti di percorrenza. Il dislivello è stato molto forte, che ha
reso questo piccolo tragitto decisamente impegnativo in termini di
tempo dedicato. Così verso casa sull'auto del mio amico Valter, io e
Macchia.
Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai
miei articoli ultratrail e trail:
La Liguria, non so bene
il perché, mi entusiasma da anni. Forse perché da bambino ho
passato molti anni in vacanza lì... In ogni caso percorrere a piedi,
in soluzione unica, gran parte del litorale è una cosa che ritornava
nei miei pensieri molte volte da quando sono diventato ultratrailer.
Pieno di buoni propositi
ho organizzato tutto e venerdì notte sono partito con l'auto verso
la stazione di Savona per prendere l'ultimo treno delle 22.34 verso
Ventimiglia. Ero un po' preoccupato perché sui colli in auto vedevo
già il parabrezza con gocce d'acqua, poi a Savona un forte vento.
Non erano esattamente le condizioni migliori per iniziare. Non ci ho
voluto dare peso!
Arrivato a Ventimiglia a
mezzanotte, alle ore 00.05 di sabato 6-10-18 sono sono partito a
piedi verso il mare. Quindi da lì la lunga passeggiata di
Ventimiglia che poi è diventata ciclabile fino a Bordighera.
Dopo Bordighera verso
Ospedaletti solo un piccolo marciapiede sul bordo strada ma comunque
confortevole per la percorrenza in sicurezza dalle automobili.
Ventimiglia - Savona 113km
Non c'era nessuno in giro
mano a mano che avanzavano le ore tarde, solo qualche ubriaco a piedi
che forse festeggiava con amici(Bè era la notte tra venerdì e
sabato quindi la mondanità era viva) e poche macchine di tanto in
tanto. Sembrava quasi di essere in alta quota ad un certo punto,
tanto che c'era silenzio nonostante la zona decisamente urbana!
Faceva davvero effetto!
Viaggio in treno verso Ventimiglia per iniziare a 'sgambettare'
Da Sanremo in poi ho
avuto una trentina di chilometri di pace assoluta dalle automobili
data la presenza della famosa ciclabile che sostituisce la vecchia
ferrovia.
A San Lorenzo ho avuto
qualche problema vista la strada stretta e il termine della
ciclabile. Erano circa le cinque del mattino è ho provato in vari
modi a continuare la percorrenza cercando passaggi sicuri ma non ne
ho trovati, quindi ho optato per tornare indietro di qualche
centinaio di metri e coricarmi in un posto 'comodo' sulla spiaggia a
due metri dal mare. In quel momento ho sentito il sapore
dell'avventura nonostante il disagio dell'interruzione momentanea
della percorrenza. Fermo dalla corsa faceva freddo, così ho
indossato Pile e Keeway, un berretto e poi lo zaino è diventato un
cuscino, così i miei occhi si sono chiusi per circa un'ora. Fino
alle 7.00. Ho atteso le prime luci del giorno ed era un'ottima
occasione per approfittare del riposo per riprendere forza. Quel poco
tempo mi ha rigenerato un pochino.
Tunnel ciclabile
Con il chiarore ho potuto
affrontare quei pochi chilometri che mi separavano da Imperia,
permettendo così alle automobili di vedermi dato il tratto di strada
veramente stretto ed evitare così di farmi investire. A questo punto per
molto altro tempo non ho incontrato intoppi di sorta vista la
presenza di marciapiedi, l'incompiuta verso Diano e poi Cervo. Un
tratto scoperto fino ad Andora e poi di nuovo una bella alternanza di
marciapiedi, passeggiate sul lungo mare. Sempre con l'aiuto del
giorno. Il meteo tra Arma di Taggia e Cervo è stato piovoso ad
intermittenza per migliorare in modo costante fino all'arrivo a
Savona.
Ho trovato monotono il
tratto tra Albenga e Ceriale, fatto di puro stradone molto dritto e
per nulla variato, con un gran traffico. Sembrava di essere in
autostrada! Fortunatamente in quel punto la strada era larga e
presentava un bordo decisamente ampio per i pedoni.
Un tratto su strada senza marciapiede
Sono stato nel giorno
fino a Varigotti grosso modo ma poi il buio è di nuovo arrivato e la
strada che precedeva Noli era veramente scura e pericolosa per il
passaggio a piedi. In questo punto non potevo permettermi di
aspettare il prossimo chiaro dato che avrebbe significato fermarsi
per la notte intera! Così ho proseguito orientando la luce frontale
posteriormente al capo e mettendola in 'modalità rossa'. Faceva
impressione dato che la linea di bordo strada coincideva esattamente
con la strada e non c'era praticamente margine per il passaggio a
piedi, inoltre guardando sotto vedevo il mare a strapiombo a qualche
decina di metri più in basso. Una condizione molto preoccupante a
dir poco. Fortunatamente lo stratagemma della pila posta sulla nuca
funzionava e le auto mi vedevano facilmente. Avevo anche il
giubbottino catarifrangente e uno zaino molto riflettente, cose
indispensabili per affrontare problemi di questo genere.
Dopo Noli è stato tutto
un marciapiede ampio, passando per Vado e quindi la città di Savona.
In lontananza un tratto della lunghissima costa già percorsa, al tramonto
Alle 20.54 ero all'auto
nei pressi della stazione ferroviaria. Per l'intera percorrenza ho
usato la strategia di 15 minuti di corsa e 15 di camminata veloce con
bastoncini. L'ho ritenuta una soluzione sostenibile per tutta la
percorrenza, anche quando verso la fine le energie erano ormai al
minimo.
Dopo quei 113km costieri
la soddisfazione di essere arrivato, di aver raggiunto l'obbiettivo,
è stata enorme e poi di vedere la macchina finalmente lì a
disposizione è stato come vedere qualcosa di paradisiaco. Il tempo
complessivo si è chiuso in 20 ore e 49 minuti.
Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai
miei articoli ultratrail e trail:
Da Envie al Colle dell'Agnello a
passo ultratrail in solitaria attraverso le montagne.
2023(considerazione di oggi). E' bello leggere di vecchi ricordi di avventure a piedi passate, i pensieri di quegli anni... Nel 2018 ero andato un pò in crisi con la testa in seguito ad alcune vicende. Proprio in quel giro del Colle dell'Agnello avevo preso la decisione di cedere il Centro Fitness per orientarmi verso l'Osteopatia(Tarlo che avevo in testa fin dal 1999 dopo aver visto un seminario a Torino). Insomma c'era aria di cambiamento e alla fine, ripensandoci oggi, sono molto contento delle mie decisioni. Per fortuna però ho continuato con l'ultratrail, anche se quell'anno comunque un paio di gare le avevo fatte. Adesso sono 5 anni che faccio solo più 'imprese in solitaria' e si è aperto un mondo tutto da esplorare. Sull'agonismo in definitiva non so cosa scrivere, però sono in contatto con moltissimi atleti da tutta Italia che portano avanti il Monoallenamento nel mondo delle gare Ultratrail e forse questo è davvero il risultato più importante! Bé non mi dilungo vi lascio al testo di questa bella avventua che avevo completato con il mio cagnolino Macchia(era una forza della natura), che mia moglie aveva sfortunatamente perso a 'due passi' da casa.
2018(giorno dopo l'avventura). Rieccomi qui a sgambettare per arrivare
a raggiungere un nuovo obbiettivo a cui pensavo da tanto, che sentivo
e sento nei discorsi e parole della gente: il Colle dell'Agnello.
Così dopo un'estate fatta di vari ripensamenti sul continuare o meno a completare distanze estreme a piedi, non ho saputo resistere e ieri
ho messo in atto la percorrenza tra Envie e Colle dell'Agnello a
piedi, passando per il Monte Bracco, Paesana, Oncino, Crissolo,
Pontechianale ed in fine Colle dell'Agnello.
Sono stati mesi strani perché avevo in
mente tutt'altra impresa per questa estate che poi è naufragata
verso il pensiero di smettere di fare Ultratrail ma il tempo
rinvigorisce la motivazione e forse avevo solo bisogno di una pausa.
Credo che con l'agonismo forse 'resto in pausa' ma non di certo con le
'imprese a piedi in solitaria', che mi appassionano tantissimo.
Programmare al Gps tutto il percorso, metterlo in atto in pratica
nella più totale autosufficienza è qualcosa di unico. Nelle imprese
in solitaria si tratta di 'vera' autosufficienza perché tutto il
necessario è racchiuso in quello che si porta nello zainetto, nella
gara ultratrail non è così perché si ha sempre l'appoggio
dell'organizzazione... Un'impresa in autosufficienza è un autentica
avventura che ti porta a conoscerti fino in fondo! In realtà questa
volta però non ero veramente solo ma avevo il mio fido cagnolino che
oramai è diventato anche lui un 'ultratrailer', il piccolo Macchia
che con i suoi 15kg mi da molto filo da torcere!
Bé ma dopo questa premessa veniamo
alla descrizione di questa percorrenza che ho trovato 'epica' dato
che ho svolto quasi completamente su sterrato, a parte un cambiamento
finale dell'ultimo minuto dovuto all'arrivo della notte!
Sveglia alle 4.00 del mattino di sabato
31 agosto per partire alle 5.00 esatte dopo alcuni preparativi sul
ricontrollo zainetto... Era buio ma non freddo ad Envie, anche se
notavo già che il meteo non sarebbe stato bellissimo. Sono salito a
San Bernardo passando per Sant'Antonio e da qui come mio solito
crocevia per molte uscite, era iniziato il chilometraggio dei primi
5km per concludere poi a circa 70km complessivi. La caratteristica
dei chilometri però non è stata la difficoltà ma bensì il
grandissimo dislivello di circa 6000m come presto
spiegherò... Ho preso per il Santuario Madonna del Devesio e rifugio
Miravidi. Risalito la costa sinistra del lungo Po per arrivare a
Rocchetta, quindi ancora per i campi fino a Paesana e
all'attraversamento dello stradone ho preso per la strada che passa
dietro al vecchio cimitero. Erano già 2 ore e 45 minuti di
percorrenza per la prima pausa di 10 minuti, far mangiare il cane,
insieme ad uno spuntino per me. Si perché questa volta le provviste
dell'autosufficienza erano per due bocche, la mia e quella di
Macchia. Lui tutto dove trovavo sterrato, questa volta era almeno il
90% del percorso, lo lasciavo libero di correre avanti a me ad
annusare felice ogni cosa. Durante l'asfalto sempre rigorosamente al
guinzaglio.
Ripartiti verso Calcinere ho
approfittato della fontana nella frazione per tenere sempre piena la
borraccia per evitare di 'restare a secco'. Da lì ho imboccato una
vecchia strada che costeggia il costone sinistro del Po a partire
dalla vecchia centrale idroelettrica, proseguendo fino alla
biforcazione tra il fiume Lenta e Po. Salendo il costone che mi ha
portato fino al Santuario di Maria Assunta(del Bel Fuà), tanto
isolato quanto caratteristico. Un lunghissimo sentiero avvolto in una
fitta nebbia attraverso i boschi mi ha portato alla Borgata
Saret(Oncino), di nuovo una fontana della quale non ho voluto fare a
meno. Qui però un piccolo disguido con la dimenticanza del
guinzaglio di Macchia che ho notato dopo alcuni chilometri di corsa e
quindi il ritorno a prenderlo! Pazienza. Andando avanti ed imboccando
il sentiero di San Giacomo che collega Crissolo ho scoperto
un'insolita panchina, che per altro era indicata diverse volte a
Saret, ebbene questa si presentava con dimensioni enormi tanto che
sembrava per giganti ed aveva perfino degli scalini per salirci!
Molto bella.
Ancora nella nebbia fitta, con al polso
il mio fidato GPS, seguivo il sentiero di San Giacomo, a tratti un
po' trascurato ma comunque ben percorribile. A questo punto erano
molte le baite diroccate ma la cosa che mi è piaciuta di più è
stata un fontana con un cartello che indicava la sua acqua come
'guaritrice', dalla quale ho approfittato per berne molta visto che non
si sa mai! Arrivato a Crissolo ho incontrato la seconda persona da
quando ero partito, la prima era una signora a Seret. Si forse era il
clima di ieri che teneva la gente chiusa in casa, però questo è un
fattore che mi fa sempre da pensare dato che nelle mie uscite in
Valle Po trovo quasi sempre sentieri deserti con tutti quei bei posti
che abbiamo! Peccato, facciamo finta che sia veramente colpa del
meteo di tutto questa desolazione. Nel tratto dal Santuario del
bel Fuà fino a Crissolo ho preso pioggia forte.
A Crissolo una prima tappa in formato
'civilizzato' presso il Bar adiacente alla pista di Pattinaggio per
con un caffè, 5 minuti di caldo e poi di nuovo via salendo tra i
boschi accanto alla seggiovia. Arrivato al rifugio dell'Aquila Nera
ho approfittato di una panchina per un piccolo pasto sia per me che
per il mio fido amico quadrupede, visto che era da un po' che mi
voleva far capire di aver fame. Qualche messaggio al cellulare per
informare dov'ero e quindi ancora per altri chilometri fino alla fine
dei vecchi impianti sciistici di Ginca Pastur. A quel punto imbocco
il sentiero verso il Quintino Sella e vedo finalmente un camminatore
e al momento del saluto capisco che era francese. Quindi su per altre
centinaia di metri di dislivello fino al tanto desiderato rifugio a
circa 2600m di quota. Lì un po' di gente, tutti stranieri. Una
cioccolata calda con panna che ho letteralmente divorato, una
leccatina alla ciotola anche per Macchia e poi siamo ripartiti
'veloci come il vento', dato che il pomeriggio era ormai iniziato.
Incominciavo a percepire il peso del tempo ed avevo ancora di fronte
a me il doppio dei chilometri!
Quindi avanti verso il passo di San
Chiaffredo(2700m) e poi giù spedito per il bosco dell'Alevé.
Arrivando al fiume ho girato per la prima volta nella mia vita a
sinistra verso la Valle Varaita, dato che di solito a quel punto
prendevo la destra per salire al Vallanta e proseguire per il giro di
Viso... Questo volta no, il percorso era differente e ho seguito
volentieri quel lungo sentiero in discesa che mi avrebbe fatto
perdere moltissimo del dislivello guadagnato, facendomi 'cadere' a
1600m di quota.
Giunto a Frazione Castello di
Pontechianale era già tardi e rintoccavano le 18.30, per questo ho
abbandonato l'idea iniziale di proseguire nello sterrato a favore
dello stradone per velocizzare i tempi. Avevo stimato che sarei
salito per i chilometri che mi restavano verso le 20.00 al Colle
dell'Agnello, spedito di corsa ma in realtà ero arrivato i cima alle
20.31. A tratti pioveva forte, sempre con nebbia persistente. Un
pochino dopo. La salita da quei 1600m della diga di Frazione Castello
era di ben 1100m di dislivello per raggiungere la destinazione finale
a 2700m. Correrli tutti non è stata cosa facile, specialmente dopo
tutte le vicende precedenti.
Quando sono arrivato sù non mi ero
reso ben conto della temperatura dato che ero accaldatissimo, sentivo
però un forte vento. Poco dopo l'arrivo di mia moglie per
recuperarmi con l'automobile, ho notato il termometro dell'auto che
indicava 4 gradi centigradi! Era ormai notte.
Tutto sommato l'avventura è andata
bene, anche se ho perso molto tempo a riprendere con la telecamera e
fare foto, questo però è anche il bello di raccogliere ricordi
delle fatiche sostenute.
Nonostante fossero due mesi e mezzo che
non correvo, sono riuscito abbastanza agevolmente concludere
l'impresa. Si, forse la velocità di percorrenza non è stata
altissima ma poco male.
Credo che dopo tutti questi tredici
anni in lunghe percorrenze a piedi in stile ultratrail con la tecnica
del Monoallenamento settimanale, la capacità completare imponenti
distanze a piedi sia diventata una 'condizione acquisita' in modo
indelebile.
Come ho anticipato al principio la
componente distanza ha certamente avuto il suo peso per quei 70km
circa che sono serviti per collegare Envie al Colle Dell'Agnello
attraverso le montagne in 15 ore e 31 minuti. La cosa impegnativa era
il dislivello che mi ha portato da quei 300m di dislivello iniziale
ad una salita pressoché continua fino ai 2700m del passo di San
Chiaffredo per scendere a 1600 di Frazione Castello ed arrivare
nuovamente a 2700m del Colle dell'Agnello, tutto senza contare la
metratura iniziale dello scavalcamento del Monte Bracco.
Ora un po' di riposo e già con i
pensieri vero la prossima avventura a piedi, che non so ancora quando
arriverà o dove sarà.
Bertinetto Bartolomeo
Davide
SEGUE VIDEO LIVE:
Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai
miei articoli ultratrail e trail: