lunedì 31 dicembre 2018

Envie Rucas, a passo ultratrail con il Monoallenamento



Ho voluto collegare Envie al Rucas a piedi. Utilizzare le lunghe percorrenze ultratrail per raggiungere obbiettivi chilometricamente imponenta è diventato per me una vera passione. Non mi alleno più con l'ultratrail, come per altro avevo già scritto nel mese di giugno 2018. A quanto pare però la capacità di completare decine o centinaia di chilometri a piedi non viene persa, se coltivata per decenni. Certo cambia la velocità del passo, comunque però si riesce a raggiungere il 'traguardo'. Probabilmente diventa una capacità acquisita sia dal fisico che dalla mente. Una sorta di normalità...


Veniamo al giro però.
Sono partito da Envie alle 9.40(dopo essermi crogiolato nel letto per un bel po'), via quindi di corsa per salire dalla zona di Sant Antonio e quindi proseguire lungo la tagliafuoco fino alla Trappa. Da lì ho imboccato 'Via Nuova', una strada sterrata a lunga e carreggiabile. Dopo alcuni chilometri questa però diventa sentiero, sfiorando varie Balme tipiche del Monte Bracco. Era facile sbagliare strada anche con l'uso del gps dato che i bivi erano molti ed alcuni assomigliavano al tragitto esatto ma su dislivelli differenti... Il mio orologio gps ha una precisione di 30-50m quindi nel dettaglio diventa incerto, anche se per me è un aiuto insostituibile. Infatti tali zone non le avevo mai percorse e le ho 'visitate' solo al gps mentre le tracciavo al PC con GPS VISUALIZER.



Ho incrociato la locanda della colletta(Paesana), dove ho toccato lo stradone per pochi metri e quindi di nuovo nel bosco. Con il cane cerco sempre di restare in zone libere dal traffico così da lasciarlo libero avanti pochi metri a me. Ho attraversato la valle Infernotto con il rispettivo fiume. Un posto caratteristico quanto desolato. Case poche, persone nessuna!
Dopo un po' di risalita verso Montoso(che non ho toccato) ho involontariamente attraversato il Monastero di 'Pra d' mill', un posto stupendo, quanto tranquillo. Ho subito legato il cane al guinzaglio. A quel punto altra risalita e poi un mulattiera che entrava nelle cave costeggiando lo stradone, una via molto panoramica che ad un certo punto si è ricongiunta per gli ultimi 4km di stradone. In quella zona il fortunato incontro di un mio amico che con suo fuoristrada esplorava quelle zone, due parole e poi visto che erano già quasi le 17.00 e il buio incombeva ho chiesto un passaggio per il ritorno dopo l'arrivo al piazzale. Così ho proseguito di corsa per quegli ultimi chilometri ma Macchia era stremato restando sempre dietro a me. Ultimi sforzi e quindi il piazzale, il cartello con la scritta 'Rucas', i suoi due fantomatici condomini et voilà, il giro si è concluso alle 17.17 con 35km 7 ore e 37minuti di percorrenza. Il dislivello è stato molto forte, che ha reso questo piccolo tragitto decisamente impegnativo in termini di tempo dedicato. Così verso casa sull'auto del mio amico Valter, io e Macchia.


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domenica 7 ottobre 2018

Ventimiglia Savona a piedi con la Tecnica del monoallenamento settimanale per l'ultratrail

La Liguria, non so bene il perché, mi entusiasma da anni. Forse perché da bambino ho passato molti anni in vacanza lì... In ogni caso percorrere a piedi, in soluzione unica, gran parte del litorale è una cosa che ritornava nei miei pensieri molte volte da quando sono diventato ultratrailer.


Pieno di buoni propositi ho organizzato tutto e venerdì notte sono partito con l'auto verso la stazione di Savona per prendere l'ultimo treno delle 22.34 verso Ventimiglia. Ero un po' preoccupato perché sui colli in auto vedevo già il parabrezza con gocce d'acqua, poi a Savona un forte vento. Non erano esattamente le condizioni migliori per iniziare. Non ci ho voluto dare peso!
Arrivato a Ventimiglia a mezzanotte, alle ore 00.05 di sabato 6-10-18 sono sono partito a piedi verso il mare. Quindi da lì la lunga passeggiata di Ventimiglia che poi è diventata ciclabile fino a Bordighera.
Dopo Bordighera verso Ospedaletti solo un piccolo marciapiede sul bordo strada ma comunque confortevole per la percorrenza in sicurezza dalle automobili.

Ventimiglia - Savona 113km
Non c'era nessuno in giro mano a mano che avanzavano le ore tarde, solo qualche ubriaco a piedi che forse festeggiava con amici(Bè era la notte tra venerdì e sabato quindi la mondanità era viva) e poche macchine di tanto in tanto. Sembrava quasi di essere in alta quota ad un certo punto, tanto che c'era silenzio nonostante la zona decisamente urbana! Faceva davvero effetto!

Viaggio in treno verso Ventimiglia per iniziare a 'sgambettare'
Da Sanremo in poi ho avuto una trentina di chilometri di pace assoluta dalle automobili data la presenza della famosa ciclabile che sostituisce la vecchia ferrovia.
A San Lorenzo ho avuto qualche problema vista la strada stretta e il termine della ciclabile. Erano circa le cinque del mattino è ho provato in vari modi a continuare la percorrenza cercando passaggi sicuri ma non ne ho trovati, quindi ho optato per tornare indietro di qualche centinaio di metri e coricarmi in un posto 'comodo' sulla spiaggia a due metri dal mare. In quel momento ho sentito il sapore dell'avventura nonostante il disagio dell'interruzione momentanea della percorrenza. Fermo dalla corsa faceva freddo, così ho indossato Pile e Keeway, un berretto e poi lo zaino è diventato un cuscino, così i miei occhi si sono chiusi per circa un'ora. Fino alle 7.00. Ho atteso le prime luci del giorno ed era un'ottima occasione per approfittare del riposo per riprendere forza. Quel poco tempo mi ha rigenerato un pochino.

Tunnel ciclabile
Con il chiarore ho potuto affrontare quei pochi chilometri che mi separavano da Imperia, permettendo così alle automobili di vedermi dato il tratto di strada veramente stretto ed evitare così di farmi investire. A questo punto per molto altro tempo non ho incontrato intoppi di sorta vista la presenza di marciapiedi, l'incompiuta verso Diano e poi Cervo. Un tratto scoperto fino ad Andora e poi di nuovo una bella alternanza di marciapiedi, passeggiate sul lungo mare. Sempre con l'aiuto del giorno. Il meteo tra Arma di Taggia e Cervo è stato piovoso ad intermittenza per migliorare in modo costante fino all'arrivo a Savona.
Ho trovato monotono il tratto tra Albenga e Ceriale, fatto di puro stradone molto dritto e per nulla variato, con un gran traffico. Sembrava di essere in autostrada! Fortunatamente in quel punto la strada era larga e presentava un bordo decisamente ampio per i pedoni.
Un tratto su strada senza marciapiede
Sono stato nel giorno fino a Varigotti grosso modo ma poi il buio è di nuovo arrivato e la strada che precedeva Noli era veramente scura e pericolosa per il passaggio a piedi. In questo punto non potevo permettermi di aspettare il prossimo chiaro dato che avrebbe significato fermarsi per la notte intera! Così ho proseguito orientando la luce frontale posteriormente al capo e mettendola in 'modalità rossa'. Faceva impressione dato che la linea di bordo strada coincideva esattamente con la strada e non c'era praticamente margine per il passaggio a piedi, inoltre guardando sotto vedevo il mare a strapiombo a qualche decina di metri più in basso. Una condizione molto preoccupante a dir poco. Fortunatamente lo stratagemma della pila posta sulla nuca funzionava e le auto mi vedevano facilmente. Avevo anche il giubbottino catarifrangente e uno zaino molto riflettente, cose indispensabili per affrontare problemi di questo genere.
Dopo Noli è stato tutto un marciapiede ampio, passando per Vado e quindi la città di Savona.
In lontananza un tratto della lunghissima costa già percorsa, al tramonto
Alle 20.54 ero all'auto nei pressi della stazione ferroviaria. Per l'intera percorrenza ho usato la strategia di 15 minuti di corsa e 15 di camminata veloce con bastoncini. L'ho ritenuta una soluzione sostenibile per tutta la percorrenza, anche quando verso la fine le energie erano ormai al minimo.
Dopo quei 113km costieri la soddisfazione di essere arrivato, di aver raggiunto l'obbiettivo, è stata enorme e poi di vedere la macchina finalmente lì a disposizione è stato come vedere qualcosa di paradisiaco. Il tempo complessivo si è chiuso in 20 ore e 49 minuti.


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domenica 2 settembre 2018

Da Envie al Colle dell'Agnello a passo ultratrail in solitaria attraverso le montagne.

Rieccomi qui a sgambettare per arrivare a raggiungere un nuovo obbiettivo a cui pensavo da tanto, che sentivo e sento nei discorsi e parole della gente: il Colle dell'Agnello. Così dopo un'estate fatta di vari ripensamenti sul continuare o meno a completare distanze estreme a piedi, non ho saputo resistere e ieri ho messo in atto la percorrenza tra Envie e Colle dell'Agnello a piedi, passando per il Monte Bracco, Paesana, Oncino, Crissolo, Pontechianale ed in fine Colle dell'Agnello.
Sono stati mesi strani perché avevo in mente tutt'altra impresa per questa estate che poi è naufragata verso il pensiero di smettere di fare Ultratrail ma il tempo rinvigorisce la motivazione e forse avevo solo bisogno di una pausa. Credo che con l'agonismo ho veramente chiuso ma non di certo con le 'imprese a piedi in solitaria', che mi appassionano tantissimo. Programmare al Gps tutto il percorso, metterlo in atto in pratica nella più totale autosufficienza è qualcosa di unico. Nelle imprese in solitaria si tratta di 'vera' autosufficienza perché tutto il necessario è racchiuso in quello che si porta nello zainetto, nella gara ultratrail non è così perché si ha sempre l'appoggio dell'organizzazione... Un'impresa in autosufficienza è un autentica avventura che ti porta a conoscerti fino in fondo! In realtà questa volta però non ero veramente solo ma avevo il mio fido cagnolino che oramai è diventato anche lui un 'ultratrailer', il piccolo Macchia che con i suoi 15kg mi da molto filo da torcere!

Bé ma dopo questa premessa veniamo alla descrizione di questa percorrenza che ho trovato 'epica' dato che ho svolto quasi completamente su sterrato, a parte un cambiamento finale dell'ultimo minuto dovuto all'arrivo della notte!
Sveglia alle 4.00 del mattino di sabato 31 agosto per partire alle 5.00 esatte dopo alcuni preparativi sul ricontrollo zainetto... Era buio ma non freddo ad Envie, anche se notavo già che il meteo non sarebbe stato bellissimo. Sono salito a San Bernardo passando per Sant'Antonio e da qui come mio solito crocevia per molte uscite, era iniziato il chilometraggio dei primi 5km per concludere poi a circa 70km complessivi. La caratteristica dei chilometri però non è stata la difficoltà ma bensì il grandissimo dislivello di circa 6000m positivi come presto spiegherò... Ho preso per il Santuario Madonna del Devesio e rifugio Miravidi. Risalito la costa sinistra del lungo po' per arrivare a Rocchetta, quindi ancora per i campi fino a Paesana e all'attraversamento dello stradone ho preso per la strada che passa dietro al vecchio cimitero. Erano già 2 ore e 45 minuti di percorrenza per la prima pausa di 10 minuti per far mangiare il cane, insieme ad uno spuntino per me. Si perché questa volta le provviste dell'autosufficienza erano per due bocche, la mia e quella di Macchia. Lui tutto dove trovavo sterrato, questa volta era almeno il 90% del percorso, lo lasciavo libero di correre avanti a me ad annusare felice ogni cosa. Durante l'asfalto sempre rigorosamente al guinzaglio.

Ripartiti verso Calcinere ho approfittato della fontana nella frazione per tenere sempre piena la borraccia per evitare di 'restare a secco'. Da lì ho imboccato una vecchia strada che costeggia il costone sinistro del Po a partire dalla vecchia centrale idroelettrica, proseguendo fino alla biforcazione tra il fiume Lenta e Po. Salendo il costone che mi ha portato fino al Santuario di Maria Assunta(del Bel Fuà), tanto isolato quanto caratteristico. Un lunghissimo sentiero avvolto in una fitta nebbia attraverso i boschi mi ha portato alla Borgata Saret(Oncino), di nuovo una fontana della quale non ho voluto fare a meno. Qui però un piccolo disguido con la dimenticanza del guinzaglio di Macchia che ho notato dopo alcuni chilometri di corsa e quindi il ritorno a prenderlo! Pazienza. Andando avanti ed imboccando il sentiero di San Giacomo che collega Crissolo ho scoperto un'insolita panchina, che per altro era indicata diverse volte a Saret, ebbene questa si presentava con dimensioni enormi santo che sembrava per giganti ed aveva perfino degli scalini per salirci! Molto bella.
Ancora nella nebbia fitta, con al polso il mio fidato GPS, seguivo il sentiero di San Giacomo, a tratti un po' trascurato ma comunque ben percorribile. A questo punto erano molte le baite diroccate ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata un fontana con un cartello che indicava la sua acqua come guaritrice, dalla quale ho approfittato per berne molta visto che non si sa mai! Arrivato a Crissolo ho incontrato la seconda persona da quando ero partito, la prima era una signora a Seret. Si forse era il clima di ieri che teneva la gente chiusa in casa, però questo è un fattore che mi fa sempre da pensare dato che nelle mie uscite in Valle Po trovo quasi sempre sentieri deserti con tutti quei bei posti che abbiamo! Peccato, facciamo finta che sia veramente colpa del meteo la colpa di tutto questo deserto. Nel tratto dal Santuario del bel Fuà fino a Crissolo ho preso pioggia forte.
A Crissolo una prima tappa in formato 'civilizzato' presso il Bar adiacente alla pista di Pattinaggio per con un caffè, 5 minuti di caldo e poi di nuovo via salendo tra i boschi accanto alla seggiovia. Arrivato al rifugio dell'Aquila Nera ho approfittato di una panchina per un piccolo pasto sia per me che per il mio fido amico quadrupede, visto che era da un po' che mi voleva far capire di aver fame. Qualche messaggio al Cellulare per informare dov'ero e quindi ancora per altri chilometri fino alla fine dei vecchi impianti sciistici di Ginca Pastur. A quel punto imbocco il sentiero verso il Quintino Sella e vedo finalmente un camminatore e al momento del saluto capisco che era francese. Quindi su per altre centinaia di metri di dislivello fino al tanto desiderato rifugio a circa 2600m di quota. Lì un po' di gente, tutti stranieri. Una cioccolata calda con panna che ho letteralmente divorato, una leccatina alla ciotola anche per Macchia e poi siamo ripartiti 'veloci come il vento', dato che il pomeriggio era ormai iniziato. Incominciavo a percepire il peso del tempo ed avevo ancora di fronte a me il doppio dei chilometri!

Quindi avanti verso il passo di San Chiaffredo(2700m) e poi giù spedito per il bosco dell'Alevé. Arrivando al fiume ho girato per la prima volta nella mia vita a sinistra verso la Valle Varaita, dato che di solito a quel punto prendevo la destra per salire al Vallanta e proseguire per il giro di Viso... Questo volta no, il percorso era differente e ho seguito volentieri quel lungo sentiero in discesa che mi avrebbe fatto perdere moltissimo del dislivello guadagnato, facendomi 'cadere' a 1600m di quota.
Giunto a Frazione Castello di Pontechianale era già tardi e rintoccavano le 18.30, per questo ho abbandonato l'idea iniziale di proseguire nello sterrato a favore dello stradone per velocizzare i tempi. Avevo stimato che sarei salito per i chilometri che mi restavano verso le 20.00 al Colle dell'Agnello, spedito di corsa ma in realtà ero arrivato i cima alle 20.31. A tratti pioveva forte, sempre con nebbia persistente. Un pochino dopo. La salita da quei 1600m della diga di Frazione Castello era di ben 1100m di dislivello per raggiungere la destinazione finale a 2700m. Correrli tutti non è stata cosa facile, specialmente dopo tutte le vicende precedenti.
Quando sono arrivato sù non mi ero reso ben conto della temperatura dato che ero accaldatissimo, sentivo però un forte vento. Poco dopo l'arrivo di mia moglie per recuperarmi con l'automobile, ho notato il termometro dell'auto che indicava 4 gradi centigradi! Era ormai notte.
Tutto sommato l'avventura è andata bene, anche se ho perso molto tempo a riprendere con la telecamera e fare foto, questo però è anche il bello di raccogliere ricordi delle fatiche sostenute.
Nonostante fossero due mesi e mezzo che non correvo, sono riuscito abbastanza agevolmente concludere l'impresa. Si, forse la velocità di percorrenza non è stata altissima ma poco male.
Credo che dopo tutti questi tredici anni in lunghe percorrenze a piedi in stile ultratrail con la tecnica del Monoallenamento settimanale, la capacità completare imponenti distanze a piedi sia diventata una 'condizione acquisita' in modo indelebile.
Come ho anticipato al principio la componente distanza ha certamente avuto il suo peso per quei 70km circa che sono serviti per collegare Envie al Colle Dell'Agnello attraverso le montagne in 15 ore e 31 minuti. La cosa impegnativa era il dislivello che mi ha portato da quei 300m di dislivello iniziale ad una salita pressoché continua fino ai 2700m del passo di San Chiaffredo per scendere a 1600 di Frazione Castello ed arrivare nuovamente a 2700m del Colle dell'Agnello, tutto senza contare la metratura iniziale dello scavalcamento del Monte Bracco.
Ora un po' di riposo e già con i pensieri vero la prossima avventura a piedi, che non so ancora quando arriverà o dove sarà.
Bertinetto Bartolomeo Davide

SEGUE VIDEO LIVE:
 

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sabato 16 giugno 2018

Con oggi al Viso Mozzo smetto di fare ultratrail, 'Scarpe appese al chiodo'

Oggi(16-6-2018) dopo la sveglia mattutina delle 6.30 sono partito sereno e salendo in auto verso Pian Regina la giornata mi sembrava limpida. Il problema però è stato il prosieguo della mattinata, quando il cielo ha iniziato ad addensare le nuvole attorno al Monviso. Come del resto è abbastanza tipico in questa zona! Speranzoso di trovare molta meno neve della settimana scorsa non mi sono invece mai sbagliato così tanto. Infatti salendo di quota la neve è diventata davvero imponente con strati spessi e densi(vedi foto a corredo). Si poteva correrci sopra ma 'non in tutti metri' dove in vari punti si sprofondava all'improvviso fino a sopra al ginocchio. Fattore che mi ha provocato non poche ferite alle gambe. Arrivato al lago del Quintino mi sono reso conto che lassù le intemperie giunte nei mesi precedenti erano come 'cristallizzate' presentandomi un lago completamente ghiacciato. Voltando lo sguardo verso la lunga e ripidissima parete che mi avrebbe portato sulla cima del Viso Mozzo, ho tirato un sospiro di vera ansia dato che il peggio l'avrei avuto in salita ma con la preoccupazione della discesa impervia. Infatti sembrava di salire all'incontrario di uno 'scivolo da parco giochi'! Provavo a mettere i piedi di taglio, a utilizzare bene i bastoncini, alla fine sono arrivato poco prima della cima dopo dica un ora di salita, cosa che senza neve avrei terminato agilmente.
Arrivato sù non potevo fare a meno di osservare il Viso di fronte a me, e anche se ero a circa 3000m mi sentivo ancora così in basso! Il Monviso è davvero imponente, poi sentivo così tante scariche di pietre rotolanti in lontananza che faceva davvero impressione osservare quel gigante.
Dopo un veloce spuntino sono sceso osservando ancora la cima del Mozzo pochi metri più in là e in quei punti non ho potuto fare a meno di notare quei 'ponticcioli sottili di neve' che collegano i vari massi, con sotto il vuoto! Davvero pericoloso, un piede nel posto sbagliato e si finisce mille metri sotto! Iniziata la discesa, sempre prima a zino zago, poi con talloni piantati nella neve, poi ancora bastoncini. Alla fine ho optato per scendere in stile 'sci', era l'unico modo per riuscire a scorrere anche se bisognava stare attenti a non cascare per la ripida discesa e finire alla base del colle.
E' proprio vero che la neve rende tutto difficile e lento, anche le cose abitualmente facili. Dopo qualche pensiero sugli altri passaggi(cime) che avrei voluto completare nelle settimane successive, più difficili del Mozzo, ho ritenuto il caso di annullare tutto quanto il mio progetto. L'avventura che avevo preannunciato nei precedenti articoli era quella di completare il maggior numero di punte in un solo giorno per fine luglio. Questa sarebbe stata la mia ultima 'impresa' in solitaria nei confronti del mio sport preferito: l'ultratrail. Infatti è da molti mesi che ho la pressante idea di ritirarmi dall'ultratrail per vari motivi... Quindi dopo questa stagione meteorologicamente instabile annuncio questa mia intenzione prima del tempo: Con il Viso Mozzo di oggi ho completato la mia ultima uscita per questo sport.
Sento di aver perso la motivazione, un po' come se ormai non mi restasse più nulla da fare per l'ultratrail nell'ambito delle mie risorse. Un interruttore nella mia testa si è staccato. Sono comunque soddisfatto perché in questi 13 anni a partire dal 2005 nei quali mi sono affezionato alle distanze estreme a piedi, ho comunque il privilegio di aver dato un senso a tutto con il lascito della tecnica del 'Monoallenamento settimanale' che rimarrà a disposizione di tutti per sempre!
Avrei voluto completare la mia 'carriera' con un'ultima impresa in solitaria ma la neve caduta nei mesi passati è davvero troppa e a quelle quote il pericolo è sempre in agguato. Dopotutto circa un anno fa avevo promesso ad una persona a cui tengo molto, che purtroppo non ho più rivisto, che con l'avventura Pian del Re – Sestriere(luglio 2017) avrei terminato e alla fine sarà così... Una promessa premonitrice.
Come non dimenticare il mio editore Paolo Fusta per tutto il lavoro di pubblicazione...
Forse per colpa di un 2018 molto intenso, costellato di enormi stress lavorativi e soprattutto di natura personale hanno contribuito a farmi perdere la 'voglia di fare' in questa disciplina, sento crollare l'entusiasmo. Non so, ultimamente la sensazione che ho già pochi minuti dopo essere partito e che vorrei già aver finito per tornare a casa.
Voglio ringraziare tutti i 'coraggiosi' che mi hanno invitato per tenere conferenze presso le loro sedi per raccontare la mia versione di ultratrail grazie al Monoallenamento e in particolare al Cai di Susa che mi ha permesso di tenere la mia conferenza finale davanti ad un pubblico molto partecipativo ed affiatato.
Ringrazio tutti gli amici e amiche che mi hanno incoraggiato per tutti questi anni in questa grande avventura che ho vissuto che mi ha portato a conoscere i miei limiti, senza di loro il libro e la tecnica del Monoallenamento Settimanale non sarebbe mai nato! 
Sono al lavoro da alcuni mesi ad una traduzione del Monoallenamento in Inglese, questo sarà il mio unico impegno nell'ultratrail, per arrivare ad espandere questo metodo nel mondo se avrò la fortuna di riuscirci.
Continuerò ad allenarmi per conto mio con i pesi e Matevo, corsi in palestra e sport diversificati senza agonismo. Magari chissà, mi innamorerò di qualche altra bella disciplina... Mi fermo qui per ora.
Tutte le mie esperienze, tecniche, lavori sull'ultratrail restano a disposizione di tutti e liberamente consultabili presso la mia pagina web: www.bertinettobartolomeodavide.it, anche il libro è reperibile attraverso il mio indirizzo o ordinabile da qualsiasi biblioteca online.
Forse un giorno tornerò a completare avventure ultra a piedi, dopotutto è una questione di testa... Grazie al Monoallenamento sento che anche in seguito ad una pausa di anni riuscirei comunque a preparare una percorrenza di 100 e più chilometri!
Ora il sabato e la domenica saranno dedicate al cento per cento alla mia famiglia.
Ciao
Bertinetto Bartolomeo Davide

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martedì 12 giugno 2018

Perlustrazione laghi Pian del Re



Il mio primo allenamento nei pressi del Monviso è stato inconcludente ma non per me bensì per le condizioni climatiche che si sono presentate sul posto... Infatti dopo la partenza da Pian Regina, che già doveva indicare dalla sbarra abbassata verso il Pian del Re l'avversa situazione del territorio, tutto appariva 'Nordico' con neve a chiazze, pietra viva e nessun tipo di vegetazione. Laghi circondati da neve e con piccoli iceberg sparsi sulla superficie, pietraie coperte da distese di neve sotto un cielo grigio. Nelle foto che accompagnano questo articolo si vedono le condizioni trovate.


 Lassù ho incontrato il campione ultratrailer Maxim Ioan con il quale ho compiuto un pezzo di andata ed il ritorno. E' stato emozionate tenere il suo poderoso passo in questo incontro totalmente fortuito.
Nonostante i buoni propositi alla pietraia prima del Quintino Sella abbiamo dovuto fare marcia indietro a causa della neve molle, anche dovuta all'ora ormai tarda. Il Viso Mozzo sarà l'obbiettivo della prossima uscita, partendo più presto per riuscire a correre sulla neve ancora dura senza abbondare.
Lo scorrimento sul tracciato per via delle condizioni avverse è risultato molto lento con due ore e quaranta minuti per 13km. La prossima volta certamente sarà bene partire presto per beneficiare della neve dura e calpestabile, arrivando finalmente alla vetta del Viso Mozzo.
E' comunque stato bello vedere un paesaggio così 'nordico' nella nostra Valle Po in prossimità dell'estate!


 
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domenica 27 maggio 2018

Trail del Monte Soglio 2018 71km 4900m dislivello

Anche l'avventura del Trail del Monte Soglio 2018 si è conclusa bene ieri... La giornata era iniziata all'insegna di un promettente caldo che però è durato fino a poco dopo mezzogiorno per poi mutare in pioggia forte con a tratti grandine. Sembrava notte, talmente il cielo si era chiuso, con lampi continui! Diciamo che forse è stato meglio così dato che il caldo crea sempre una forte disidratazione.
Sono partito ultimo come mio solito e poi pian piano senza forzare ho fatto la mia solita progressione sulla classifica, cercando di superare di tanto in tanto in tanto qualche concorrete. Ieri non ho voluto spingere perché il mio obbiettivo in quest'occasione era quello di utilizzare questi 71km come allenamento per una nuova impresa in solitaria che ho in mente di realizzare a luglio... Non posso ancora preannunciare nulla, i tempi non sono ancora maturi e il lavoro specifico in fin dei conti non è ancora iniziato.
Per tornare al TMS 2018 questi 71km contro i 66km a cui ero abituato si sono fatti sentire molto, specialmente in relazione al nuovo colle finale aggiunto che superava il 1500m partendo da una quota di soli 800!!! Era una sorta di ciliegina sulla torta. Poi l'aggiunta della pioggia ha reso il terreno molto viscido in svariati tratti. Particolare che ha reso imponente il dislivello positivo complessivo, portandolo a ben 4900m.
Una cosa che però mi ha fatto piacere è che dopo l'ultima discesona di 9km nel giro di poco si arriva direttamente al traguardo, evitando le solite agonie del 'ti sembra di esserci ma poi manca ancora molto'.
L'organizzazione della gara come sempre è stata impeccabile, sia nell'accoglienza che all'arrivo con pasti e bevande davvero abbondanti. Nei punti di ristoro mi sono trovato bene, soprattutto per la presenza di cibo salato/proteico che in altre realtà spesso viene a mancare creando un senso di nausia per la grande quantità di 'dolce'... Al Monte Soglio fortunatamente invece c'era sempre tutto quanto.
Inoltre per me è sempre un piacere contribuire a questa gara con qualche mio libro sul Monoallenamento.
Mi sono piazzato 67esimo con un tempo di 13 ore e 42 minuti su su 100 finisher, non so quanti fossero i partenti ma lungo il tragitto sentivo l'organizzazione affermare che c'erano stati molti ritiri...
Concludo riportando la mia solita voglia di 'vita nomade' con fine dal lavoro alle 22.00 del venerdì e partenza in auto da casa alle 22.45 per raggiungere il luogo della gara alle 0,40; dormire in auto con il sedile abbassato più sacco a pelo come coperta, quindi sveglia alle 4.45... Ritiro pettorale 5.15, colazione e preparativi per la partenza fissata alle 6.00 poi e 71km in mezzo alle montagne! Quindi senza dormire arrivo al traguardo, doccia, cena e di nuovo viaggio in auto fino a casa con rientro alle 22.57. Più di 24 ore senza mai fermarsi. Il bello dell'ultratrail è anche questo contorno che ti fa sentire vivo e un po' 'selvaggio'! Esperienze da provare consigliate a tutti. Il problema è che creano dipendenza!
Un ringraziamento speciale a Roberto Negri di TrailMarket. Continuate così!



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giovedì 24 maggio 2018

Alla vigilia del Trail del Monte Soglio – 71km

Dopo la mia assenza all'edizione dell'anno passato a causa di alcuni impegni scolastici extra, in questo 2018 parteciperò nuovamente per chiudere questo poderoso anello che porterà tutti gli ultratrailer in vetta al Soglio per poi ridiscendere verso il traguardo...
Sono riuscito ad allenarmi abbastanza bene in questi ultimi due mesi, tenendo conto della gara Maremontana che considero un allenamento a tutti gli effetti. Per conto mio ho usato il Monoallenamento per uscite una volta a settimana su percorrenze tra gli 8 e i 50km, in alternanza a seconda delle disponibilità di tempo. I mesi precedenti di gennaio, febbraio ed anche marzo sono stati un po' a 'singhiozzo' data la presenza di molti malanni di stagione e una mole di stress lavorativo senza precedenti!
In ogni caso ora sono arrivato a Maggio e credo di essere pronto per chiudere questa nuova gara sul Soglio.
Si tratta da quando la conosco, di un evento di riferimento che solitamente mi proiettava verso tutta una serie di gare estive sopra i 100km fino a qualche anno fa. Ora però che mi sono appassionato molto di 'imprese in solitaria' la uso come 'lancio' per una nuova avventura alpina che compierò da solo a fine luglio, della quale non anticipo nulla vista la ancora prematura organizzazione di tutto... Vi terrò aggiornati!
Per tornare al Soglio del 26 maggio 2018 ho in mente di prenderla con calma, non ho obbiettivi legati al tempo ma solo alla percorrenza chilometrica. Sarà per me un bel fondo dato che durante le uscite con la tecnica del Monoallenamento non ho ancora completato una distanza di questo calibro negli ultimi mesi.

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sabato 12 maggio 2018

Allenamento di 50km prima del Montesoglio

Il trail del Montesoglio 2018 si avvicina e quest'anno per di più è stato portato a 74km! Ero abituato ai 66 della mia ultima partecipazione del 2016... In ogni caso sento che per me non è più un fatto di arrivare a completare o meno una gara. Il Monoallenamento ti abitua alla percorrenza anche se questa si presenta in modo infrequente. Diventa quasi la normalità concludere lunghi tratti quasi a 'sorpresa'. Avevo trattato l'argomento anche su un passato numero di SpiritoTrail, il titolo era 'per essere sempre pronti' o qualcosa del genere...

In questo articolo voglio scrivere della mia nuova avventura in allenamento di 50km circa, conclusa domenica 6 maggio 2018. Ci ho messo 9 ore e 58 minuti ed è stata una bella soddisfazione ma non tanto per il chilometraggio ma per esserci riuscito serenamente anche se la mia ultima percorrenza lunga era stata solamente quella della Maremontana di mesi prima, poi solo ogni sabato uscite di 9km! Credo che con gli anni il corpo si 'forgia' sulle lunghe percorrenze e la capacità mentale di gestirle che si crea diventa indelebile. Anche sul metabolismo credo che i cambiamenti siano permanenti. Forse si impara a sopportare bene la fatica e gestire al meglio la stanchezza. Chissà?! Ho notato che l'unico parametro che va a perdere è la velocità se non ci si allena frequentemente.
Per la prima volta dopo anni ho avuto una domenica in cui non dovevo guardare l'orologio per via di qualche solito impegno successivo... Quel giorno ero tranquillo, ho fatto foto, mangiato e praticato ultratrail senza alcuna ansia. Bellissimo.
 

Il giro ha toccato vari luoghi della mia Valle Po, tra cui: Envie(partenza), San Bernardo, Motetto, Miravidi, Rocchetta, Madonna d'Oriente, Prato Guglielmo, Bertorello, Pian Pilun, Bric la Piata, Sanfront, Devesio, Motetto, San Bernardo, Envie(fine). Tutto questo per un totale di 49,5km su un dislivello positivo di 4100m!
In questa pagina è presente un video LIVE, spero possa essere utile. Da non dimenticare inoltre la grande compagnia del mio cagnolino Macchia che all'arrivo poverino non vedeva l'ora di coricarsi per ore ed ore! Anche lui però in fin dei conti ha completato la percorrenza alla grande, considerando che con tutti i suoi 'avanti ed indietro' avrà coperto almeno 20km extra!


Ora mancano solo più due settimane al grande evento e gli allenamenti saranno decrescenti con 25km e 9km, quindi la gara...
Credo di aver trovato una sorta di essenzialità estrema grazie al Monoallenamento settimanale che mi permette in aggiunta di completare grandi anelli solo ogni tanto, riuscendo a concludere molte gare, anche con questo approccio di 'ogni tanto'.


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venerdì 30 marzo 2018

ULTRATRAIL DISTANZA 50KM, UN BUON COMPROMESSO




Sono stato per molti anni appassionato di lunghissime percorrenze ultratrail in campo di gara. A quei tempi, nemmeno troppo lontani, mi sembrava che una corsa al di sotto dei 100km non valesse la pena di essere percorsa. Bene mi sbagliavo. Ora che mi sento molto assuefatto dai 'grandi chilometraggi' ho riscoperto le distanze più brevi per tanti motivi. Infatti pur rimanendo al di sopra della barriera ultra dei 42km, è possibile destreggiasi in travolgenti avventure a piedi senza restare fisicamente troppo traumatizzati da questi eventi. Inoltre adesso che la mia famiglia necessita molto della mia presenza, visto che le bimbe stanno attraversando un età nella quale è fondamentale la compagnia dei genitori, diventa possibile visitare i luoghi che ospitano questi faticosi eventi con la famiglia. Ad esempio nel mio caso specifico trovo molto bello scegliere distanze tra i 43 ed i 72km per poter dedicare ancora del tempo alla 'gita' che inevitabilmente si crea, dato che magari ci si avvicina tutti e quattro in camper, per dormire in qualche parcheggio, quindi sveglia prestissimo mentre le bimbe ancora dormono e partire di corsa. Quindi loro visitano il luogo con la mamma e poi non esiste niente di più bello nel vedere che loro sono al traguardo che mi aspettano facendomi il tifo!
Una doccia, molti abbracci e baci tutti felici e quindi ancora una bella passeggiata con un gelato e quindi in camper per il ritorno a casa. Prima con gare dell'ordine di 100 e più chilometri era impossibile per me pensare di andare a visitare dopo il traguardo finale. Ero sempre stravolto per molti giorni seguenti!


L'ultratrail possiede una forte componente di aggregazione famigliare, se proiettato su questa dimensione. Spesso mi vengono ancora in mente i tempi in cui facevo la 'tirata' in auto per dormire con il sedile abbassato tutto solo e spesso al freddo. Partivo, tutto intorpidito al via della gara il mattino seguente. Ora che sto con loro è tutta un altra vita e trovo che tutto ha un senso maggiore anche se non sono più distanze di 100km, perché alla fine sono con i miei cari pur portando avanti una mia passione.


Esempi di queste gare 'brevi', alle quali ho preso parte, posso citarne alcune, spesso per molte edizioni: montecasto, maremontana, montesoglio, porte di pietra, tour trail moviso...

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domenica 25 marzo 2018

Monoallenamento alla Maremontana 2018

Finalmente la Maremontana è arrivata, infatti domenica mattino 25-03-2018 alle ore 6.00 c'è stata l'ambita partenza... Nonostante però i molti buoni propositi non ho potuto prodigarmi nella preparazione che avevo in mente. Infatti per una serie di eventi concatenati, pessimo meteo, malanni continui ed altre questioni personali, gli allenamenti sono stati svolti alla 'bene meglio'... Il Monoallenamento però anche in questo frangente di estrema difficoltà è stato provvidenziale, dato che nell'unica uscita settimanale che riuscivo a svolgere mi concentravo sul chilometraggio a prescindere da tutti i fattori avversi che da un pò di mesi sembrano perseguitarmi! Nonostante ciò il mio massimo percorso non ha potuto superare i 33km, troppo pochi! Voglio usare la Maremontana un pò perché la trovo una gara bella nel paesaggio per il suo anello tra mare e montagna, come per altro fa capire il nome. Ma anche come allenamento per altre gare future, al fine di spostare l'asse della velocità e del chilometraggio...
Volevo fare un bel risultato in questo evento rispetto all'anno passato ma alla fine non sono riuscito a fare come volevo... Non vedevo l'ora di sviluppare il percorso che la caratterizza e ringrazio inoltre lo staff per l'aiuto nella diffusione del Monoallenamento, che in aggiunta mi è stato pubblicato un post su Facebook sulla mia tecnica di preparazione e per avermi permesso esporre materiale alla partenza.
La gara tutto sommato non è andata male considerando le scarse possibilità per allenarmi questa volta. Ho chiuso il percorso in 7 ore e 20 minuti, 6 minuti in meno rispetto al 2017, con la posizione di 126esimo su 357 partecipanti, quindi ben sotto la metà della classifica. Un discreto miglioramento tutto sommato. Sul percorso è stata fatta una modifica a causa di neve presente in un tratto allungando il tragitto da 44km a 46... La parte più emozionante e dura a mio avviso è lo straordinario arrivo al traguardo passando per le spiagge. Correre sulla sabbia è qualcosa di durissimo, in particolare dopo aver sostenuto oltre 44km in montagna! Complimenti davvero allo staff organizzatore.

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sabato 10 febbraio 2018

Allenamenti settimanali multipli per l'ultratrail, infortunio imminente!

Ho voluto sperimentare un mese di allenamento fatto di due uscite in montagna di corsa per settimana. Ho tenuto questo regime per un mese, giusto vedere i miglioramenti ma aimé sono arrivati molti peggioramenti!!! Infatti nelle prime due settimane tutto sembrava filare liscio ma poi è arrivato il primo intoppo. Una giorno per motivi di natura lavorativa ho dovuto inginocchiarmi sul pavimento 'crudo' è ho sentito all'appoggio sul terreno una brutta fitta al ginocchio. Lì per lì niente di che ma poi con il passare dei giorni questo disagio sembrava acutizzarsi ogni volta che mi inginocchiavo. Cosa che prima non mi era mai successa! Ho subito collegato questa brutta esperienza all'alto volume di allenamento che avevo deciso di sostenere. Mi sono protratto con questo stile per un mese e ora sono due settimane che sono fermo per complicazioni articolari! Incredibile non mi era mai successo di dovermi fermare dalle corse per problemi così. Inoltre i miei allenamenti non erano nemmeno così lunghi visto che volevo concentrarmi sulla velocità... Tuttavia sono anche felice perché sono stato 'punito' per aver tentato di abbandonare la tecnica del Monoallenamento settimanale per la preparazione ultratrail. Peggio per me, così ho l'ennesima prova che l'unica via efficace e protettiva per la salute articolare è svolgere con criterio una sola uscita settimanale e poi dedicarsi al recupero attivo sfruttando altre discipline(vedi Matevo).
Sono caduto nell'errore tipico di chi non segue regole specifiche per allenarsi su distanze estreme a piedi, soprattutto principianti.
Il mio peso di 80 kg unito a un passo rivolto alla velocità, come avevo spiegato in un precedente articolo, hanno fatto si che con due uscite settimanali cadessi in una iniziale fase dolente alle ginocchia. Volevo vedere con questa soluzione se potevano esserci ulteriori miglioramenti in termini di performance e volevo anche constatare se il mio corpo poteva sostenere questa mole di lavoro: la risposta è no!
Avevo così suddiviso le uscite settimanali:
  • 10 km veloci il giovedì e un lungo il sabato poi riposo

Pazienza ci ho provato ed ho capito che non fa per me. Forse pesassi 60 o 70kg potrei permettermi allenamenti multipli di corsa settimanale ma nella mia condizione no. Sono andato avanti col ultratrail per oltre 12 anni seguendo una sola uscita settimanale senza infortuni ed è questa la via giusta che devo tenere. Mi sono fermato in tempo ed ora dopo una ventina di giorni di riposo posso riprendere poco alla volta con il Monoallenamento per non fermarmi più fino alla Maremontana. Tanto di cappello a chi riesce a sostenere un alto volume settimanale di training. Anche se ho notato dalle email che ricevo a tal proposito, che in realtà la stragrande maggioranza degli atleti che svolgono uscite frequenti, quasi tutti soffrono di problemi articolari ma ci convivono fino a quando il dolore non diventa talmente forte da costringerli allo stop!! Peccato, l'importante è capirlo prima o poi e spero che queste persone grazie al Monoallenamento possano avere lo stesso compromesso di salute/performance e longevità sportiva che ho avuto io.

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mercoledì 31 gennaio 2018

Ultratrail e velocità



Sembra un controsenso parlare di velocità in una disciplina incentrata totalmente sull'ultraresistenza! Tuttavia non è un legame così assurdo, infatti anche se in modo limitato è possibile incrementare l'andatura del passo in lunghezze che oltrepassano i 40km in montagna. Certo parlare di raddoppio del passo è quantomeno assurdo se si prende in considerazione un atleta esperto. Sul principiante i margini di guadagno invece sono molto marcati. Con gli anni solitamente la velocità nelle lunghissime percorrenze a piedi si stabilizza in modo pressoché irremovibile. Con i dovuti accorgimenti in fase di allenamento è oltremodo possibile aspettarsi un cambiamento del passo dal 10 al 20% rispetto alla velocità precedente. Non si tratta di esagerazioni ma di un semplice lavoro nel cambio della struttura delle proprie sessioni preparatorie. Concentrarsi sempre su percorrenze chilometricamente più lunghe ad ogni uscita può generare(anzi lo genera certamente) un rallentamento/stabilizzazione dell'andatura.
Le parole che ho appena scritto credo che 'dicano' già tutto, infatti sarà sufficiente un'organizzazione alternata tra lungo/lunghissimo e breve per ottenere un beneficio in termini di chilometri orari... Supponiamo di chiudere un'uscita di 8km, quindi la sessione dopo si passa a 16km. Ancora 8km e poi quella dopo ancora 24km, così regredendo a 8 per affrontarne una nuova la volta dopo di 35km. A questo punto si riprende tutto da capo.
Una tecnica che mi aveva fatto migliorare di un abbondante '1 km/h' sulla media al Trail del Monte Casto nel 2016! Inoltre cala molto il livello di stanchezza visto che esiste sempre la tregua dell'allenamento breve tra una sessione e l'altra. In quella breve però non è tutto 'rose e fiori', infatti sarà di assoluta importanza tenere un passo molto spedito. Mentre nelle percorrenze chilomentricamente maggiori non sarà necessario pensare a fare in fretta perché tutto avverrà in modo spontaneo. L'alta velocità degli 8km avrà delle ricadute del tutto inconsce per l'utente anche su distanze maggiori, permettendo così di chiuderle in tempi via via più brevi!
Ora sto riprovando la strategia che qui descrivo per affrontare la Marementana 2018, per la quale ho ancora qualche mese di tempo, dato che ho iniziato molto tardi gli allenamenti quest'anno, vista una serie infinita di problemi che ho vissuto da un pò di tempo a questa parte...
Tutto nasce dalla motivazione dell'arrivare prima alla metà di un certo giro per migliorare il passo. E' sufficiente credere molto di poter fare meglio nonostante le lunghe distanze ultratrail. La tenacia è la chiave per ottenere qualcosa nei termini sopra spiegati. Si tratta di un puro atto di volontà che il cervello chiede al corpo. Prima di uscire al mattino presto cerco molti pensieri sia di felicità che di rabbia, purché motivanti, e quando sono fuori cerco di mantenere tali idee e ripetermele di continuo. Tutta questa elaborazione mentale serve per evitare di far maturare altre 'visioni avverse'. L'impatto della mente sullo sport è tutto. Mi rendo spesso conto di pensare cose assurde, che se qualcuno le sapesse mi prenderebbe di certo per pazzo! Questo approccio però funziona e anche se si tratta di idee pensate dalla mia testa restano chiuse lì dentro, con la fondamentale funzione di creare grinta e velocità.
La scaletta delle uscite è questa:
1) 8km veloci
2) 16km blandi
3) 8km veloci
4) 24km blandi
5) 8km veloci
6) 35km blandi
- Il ciclo si ripete cercando di migliorare i tempi nelle uscite lunghe ma blande.
Aggiungo che la settimana prima della gara sarà bene usare il giro breve e veloce per incentivare il passo e non creare stanchezza nel pregara!
La Maremontana l'avevo già provata l'anno passato e quest'anno sono molto curioso di scoprire se grazie alla strategia di questo articolo riuscirò a fare meglio, sempre usando l'immancabile tecnica del Monoallenamento settimanale per l'ultratrail.

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mercoledì 24 gennaio 2018

IL MIO AMICO CANE NELL'ULTRATRAIL


E' sempre bello vedere Macchia correre felice in mezzo ai boschi. Questa stagione è iniziata per me nelle uscite Ultratrail per prepararmi all'imminente quanto bella gara Maremontana, occasione ideale per far allenare il mio piccolo quadrupede. Lui parte sempre molto forte e si ferma spessissimo per aspettarmi, sembra una bomba che esplode talmente alta è la sua potenza. Per Macchia non ci sono grosse differenze tra salite o discese visto che va sempre alla grande! Vorrei essere come lui. Scrivo questo articolo non tanto per me ma per elogiare il mio amico che considero e tratto come un figlio anche quando sono a casa. Sono sempre stato affezionato ai gatti anche perché ne ho avuto uno che mi ha accompagnato da bambino per 22 anni fino alla mia vita adulta, e sono ancora molto attratto da loro. Due anni fa quando è arrivato un cucciolino di cane nella mia vita nemmeno lo volevo dato che mi era stato imposto da mia moglie. Nonostante ciò quanto ho iniziato a prendermelo all'età di sei mesi per fare alcuni brevi percorsi in collina è cambiato tutto da parte mia nei suoi confronti. In quel primo giro di 8km verso San Bernardo lo vedevo un po' impacciato però mi seguiva come un ombra è questo era per me già una gran soddisfazione. Quel giorno non c'era nessuno così l'avevo lasciato correre senza guinzaglio. Alla fine del giro poverino non ne poteva più perché la sua vita, a parte brevi passeggiate in paese, la passava in appartamento. Così l'ultimo km avevo dovuto prenderlo in braccio per tornare a casa! Vedevo che anche se era stanco era tutto soddisfatto di quell'esperienza condivisa come me. Da quel giorno, ogni sabato col Monoallenamento, appena vede che tiro fuori il materiale per l'ultratrail non sta più nella pelle e fa la guardia a zaino ed indumenti fino al mattino con la paura di non essere portato in montagna libero da tutto... Come me del resto!
Mentre corro ora lui sta davanti e conosce già bene ogni mio percorso. Nei bivi si ferma e mi aspetta e basta un cenno con la testa per fargli capire se andare a destra o a sinistra così prosegue subito. Inoltre lui oltre alla pura corsa aggiunge continui giretti nel bosco fuori dal sentiero, su pareti ripidissime, a volte lo vedo correre dietro molti animali selvatici e a me basta un verso, un 'NO' deciso e lui si ferma subito per tornare immediatamente. In certe occasioni lo vedo anche sparire in lontananza ma quello volte urlo il suo nome e poco dopo è già lì di fianco a me. In quei lassi di tempo fa talmente tanta distanza che pur essendo sparito dal davanti me lo vedo arrivare da dietro! Non so come faccia, eppure è sempre fresco ed allegro pronto a farmi ogni tipo di festa per farmi capire che mi vuole bene e senza di me non può stare. Poi riparte via con una velocità che solo lui sa tenere. E' bellissimo osservare un spirito libero così. Vedo le sue zempette procedere decise in mezzo agli ostacoli dei sentieri a ritmo coordinato nella più totale sicurezza del passo. E' in vero capolavoro.
Quando i tragitti sono particolarmente lunghi dell'ordite superiore ai 25km, a volte arriviamo a 40km. Più di quella distanza con lui non mi sono mai spinto per via delle strade con automobili di passaggio, fino a 40km però riesco a rimanere nel puro bosco selvaggio senza mezzi motorizzati, un miracolo di natura sulla bellissima montagna del Monte Bracco! Non appenai fermiamo a mangiare assieme, sfodero il mio cibo ed il suo restando tutti e due lì seduti a terra o su qualche masso vicini per gustarci qualche minuto di riposo, lui sempre con me allerta e pronto allo scatto per un nonnulla... Macchia mangia molto in fretta, come tutto quello che fa del resto, è così agitato e allora divido sempre la mia parte con lui per soddisfare quegli occhioni grossi e teneri che ha. Lui forse si approfitta un po' del bene che gli voglio ma a me ala fine va bene così visto che è una gioia vederlo felice.
La tecnica del Monoallenamento è utile anche a lui perché lo vedo migliorare uscita dopo uscita molto velocemente, più velocemente di me. E' una tecnica che funziona bene sulle persone ma sui cani forse è ancora più efficace. Lui fa proprio solo quello dato che per tutta la settimana è chiuso in casa ed esce 10 minuti due volte al giorno per i suoi bisogni. Credo che vedere il Monoallenamento dare risultati su una specie totalmente differente dalla nostra sia una prova di chiara dell'indiscutibile efficacia della tecnica basata sulla singola uscita settimanale per arrivare a percorre distanze estreme a piedi!
Macchia quando finiamo i giri arriva a casa stremato e dedica tutto il suo tempo al recuperare dormendo molto. Sarebbe bello che anche noi umani, se non fossimo costantemente vincolati dagli impegni quotidiani, potessimo comportarci così e dare spazio ad ampissimi tempi di recupero. Liberandoci da ogni stress come fa Macchia.

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