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domenica 2 settembre 2018

Da Envie al Colle dell'Agnello a passo ultratrail in solitaria attraverso le montagne.

Da Envie al Colle dell'Agnello a passo ultratrail in solitaria attraverso le montagne.
 
2023(considerazione di oggi). E' bello leggere di vecchi ricordi di avventure a piedi passate, i pensieri di quegli anni... Nel 2018 ero andato un pò in crisi con la testa in seguito ad alcune vicende. Proprio in quel giro del Colle dell'Agnello avevo preso la decisione di cedere il Centro Fitness per orientarmi verso l'Osteopatia(Tarlo che avevo in testa fin dal 1999 dopo aver visto un seminario a Torino). Insomma c'era aria di cambiamento e alla fine, ripensandoci oggi, sono molto contento delle mie decisioni. Per fortuna però ho continuato con l'ultratrail, anche se quell'anno comunque un paio di gare le avevo fatte. Adesso sono 5 anni che faccio solo più 'imprese in solitaria' e si è aperto un mondo tutto da esplorare. Sull'agonismo in definitiva non so cosa scrivere, però sono in contatto con moltissimi atleti da tutta Italia che portano avanti il Monoallenamento nel mondo delle gare Ultratrail e forse questo è davvero il risultato più importante! Bé non mi dilungo vi lascio al testo di questa bella avventua che avevo completato con il mio cagnolino Macchia(era una forza della natura), che mia moglie aveva sfortunatamente perso a 'due passi' da casa. 


2018(giorno dopo l'avventura). Rieccomi qui a sgambettare per arrivare a raggiungere un nuovo obbiettivo a cui pensavo da tanto, che sentivo e sento nei discorsi e parole della gente: il Colle dell'Agnello. Così dopo un'estate fatta di vari ripensamenti sul continuare o meno a completare distanze estreme a piedi, non ho saputo resistere e ieri ho messo in atto la percorrenza tra Envie e Colle dell'Agnello a piedi, passando per il Monte Bracco, Paesana, Oncino, Crissolo, Pontechianale ed in fine Colle dell'Agnello.
Sono stati mesi strani perché avevo in mente tutt'altra impresa per questa estate che poi è naufragata verso il pensiero di smettere di fare Ultratrail ma il tempo rinvigorisce la motivazione e forse avevo solo bisogno di una pausa. Credo che con l'agonismo forse 'resto in pausa' ma non di certo con le 'imprese a piedi in solitaria', che mi appassionano tantissimo. Programmare al Gps tutto il percorso, metterlo in atto in pratica nella più totale autosufficienza è qualcosa di unico. Nelle imprese in solitaria si tratta di 'vera' autosufficienza perché tutto il necessario è racchiuso in quello che si porta nello zainetto, nella gara ultratrail non è così perché si ha sempre l'appoggio dell'organizzazione... Un'impresa in autosufficienza è un autentica avventura che ti porta a conoscerti fino in fondo! In realtà questa volta però non ero veramente solo ma avevo il mio fido cagnolino che oramai è diventato anche lui un 'ultratrailer', il piccolo Macchia che con i suoi 15kg mi da molto filo da torcere!

Bé ma dopo questa premessa veniamo alla descrizione di questa percorrenza che ho trovato 'epica' dato che ho svolto quasi completamente su sterrato, a parte un cambiamento finale dell'ultimo minuto dovuto all'arrivo della notte!
Sveglia alle 4.00 del mattino di sabato 31 agosto per partire alle 5.00 esatte dopo alcuni preparativi sul ricontrollo zainetto... Era buio ma non freddo ad Envie, anche se notavo già che il meteo non sarebbe stato bellissimo. Sono salito a San Bernardo passando per Sant'Antonio e da qui come mio solito crocevia per molte uscite, era iniziato il chilometraggio dei primi 5km per concludere poi a circa 70km complessivi. La caratteristica dei chilometri però non è stata la difficoltà ma bensì il grandissimo dislivello di circa 6000m come presto spiegherò... Ho preso per il Santuario Madonna del Devesio e rifugio Miravidi. Risalito la costa sinistra del lungo Po per arrivare a Rocchetta, quindi ancora per i campi fino a Paesana e all'attraversamento dello stradone ho preso per la strada che passa dietro al vecchio cimitero. Erano già 2 ore e 45 minuti di percorrenza per la prima pausa di 10 minuti, far mangiare il cane, insieme ad uno spuntino per me. Si perché questa volta le provviste dell'autosufficienza erano per due bocche, la mia e quella di Macchia. Lui tutto dove trovavo sterrato, questa volta era almeno il 90% del percorso, lo lasciavo libero di correre avanti a me ad annusare felice ogni cosa. Durante l'asfalto sempre rigorosamente al guinzaglio.

Ripartiti verso Calcinere ho approfittato della fontana nella frazione per tenere sempre piena la borraccia per evitare di 'restare a secco'. Da lì ho imboccato una vecchia strada che costeggia il costone sinistro del Po a partire dalla vecchia centrale idroelettrica, proseguendo fino alla biforcazione tra il fiume Lenta e Po. Salendo il costone che mi ha portato fino al Santuario di Maria Assunta(del Bel Fuà), tanto isolato quanto caratteristico. Un lunghissimo sentiero avvolto in una fitta nebbia attraverso i boschi mi ha portato alla Borgata Saret(Oncino), di nuovo una fontana della quale non ho voluto fare a meno. Qui però un piccolo disguido con la dimenticanza del guinzaglio di Macchia che ho notato dopo alcuni chilometri di corsa e quindi il ritorno a prenderlo! Pazienza. Andando avanti ed imboccando il sentiero di San Giacomo che collega Crissolo ho scoperto un'insolita panchina, che per altro era indicata diverse volte a Saret, ebbene questa si presentava con dimensioni enormi tanto che sembrava per giganti ed aveva perfino degli scalini per salirci! Molto bella.
Ancora nella nebbia fitta, con al polso il mio fidato GPS, seguivo il sentiero di San Giacomo, a tratti un po' trascurato ma comunque ben percorribile. A questo punto erano molte le baite diroccate ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata un fontana con un cartello che indicava la sua acqua come 'guaritrice', dalla quale ho approfittato per berne molta visto che non si sa mai! Arrivato a Crissolo ho incontrato la seconda persona da quando ero partito, la prima era una signora a Seret. Si forse era il clima di ieri che teneva la gente chiusa in casa, però questo è un fattore che mi fa sempre da pensare dato che nelle mie uscite in Valle Po trovo quasi sempre sentieri deserti con tutti quei bei posti che abbiamo! Peccato, facciamo finta che sia veramente colpa del meteo di tutto questa desolazione. Nel tratto dal Santuario del bel Fuà fino a Crissolo ho preso pioggia forte.
A Crissolo una prima tappa in formato 'civilizzato' presso il Bar adiacente alla pista di Pattinaggio per con un caffè, 5 minuti di caldo e poi di nuovo via salendo tra i boschi accanto alla seggiovia. Arrivato al rifugio dell'Aquila Nera ho approfittato di una panchina per un piccolo pasto sia per me che per il mio fido amico quadrupede, visto che era da un po' che mi voleva far capire di aver fame. Qualche messaggio al cellulare per informare dov'ero e quindi ancora per altri chilometri fino alla fine dei vecchi impianti sciistici di Ginca Pastur. A quel punto imbocco il sentiero verso il Quintino Sella e vedo finalmente un camminatore e al momento del saluto capisco che era francese. Quindi su per altre centinaia di metri di dislivello fino al tanto desiderato rifugio a circa 2600m di quota. Lì un po' di gente, tutti stranieri. Una cioccolata calda con panna che ho letteralmente divorato, una leccatina alla ciotola anche per Macchia e poi siamo ripartiti 'veloci come il vento', dato che il pomeriggio era ormai iniziato. Incominciavo a percepire il peso del tempo ed avevo ancora di fronte a me il doppio dei chilometri!

Quindi avanti verso il passo di San Chiaffredo(2700m) e poi giù spedito per il bosco dell'Alevé. Arrivando al fiume ho girato per la prima volta nella mia vita a sinistra verso la Valle Varaita, dato che di solito a quel punto prendevo la destra per salire al Vallanta e proseguire per il giro di Viso... Questo volta no, il percorso era differente e ho seguito volentieri quel lungo sentiero in discesa che mi avrebbe fatto perdere moltissimo del dislivello guadagnato, facendomi 'cadere' a 1600m di quota.
Giunto a Frazione Castello di Pontechianale era già tardi e rintoccavano le 18.30, per questo ho abbandonato l'idea iniziale di proseguire nello sterrato a favore dello stradone per velocizzare i tempi. Avevo stimato che sarei salito per i chilometri che mi restavano verso le 20.00 al Colle dell'Agnello, spedito di corsa ma in realtà ero arrivato i cima alle 20.31. A tratti pioveva forte, sempre con nebbia persistente. Un pochino dopo. La salita da quei 1600m della diga di Frazione Castello era di ben 1100m di dislivello per raggiungere la destinazione finale a 2700m. Correrli tutti non è stata cosa facile, specialmente dopo tutte le vicende precedenti.
Quando sono arrivato sù non mi ero reso ben conto della temperatura dato che ero accaldatissimo, sentivo però un forte vento. Poco dopo l'arrivo di mia moglie per recuperarmi con l'automobile, ho notato il termometro dell'auto che indicava 4 gradi centigradi! Era ormai notte.
Tutto sommato l'avventura è andata bene, anche se ho perso molto tempo a riprendere con la telecamera e fare foto, questo però è anche il bello di raccogliere ricordi delle fatiche sostenute.
Nonostante fossero due mesi e mezzo che non correvo, sono riuscito abbastanza agevolmente concludere l'impresa. Si, forse la velocità di percorrenza non è stata altissima ma poco male.
Credo che dopo tutti questi tredici anni in lunghe percorrenze a piedi in stile ultratrail con la tecnica del Monoallenamento settimanale, la capacità completare imponenti distanze a piedi sia diventata una 'condizione acquisita' in modo indelebile.
Come ho anticipato al principio la componente distanza ha certamente avuto il suo peso per quei 70km circa che sono serviti per collegare Envie al Colle Dell'Agnello attraverso le montagne in 15 ore e 31 minuti. La cosa impegnativa era il dislivello che mi ha portato da quei 300m di dislivello iniziale ad una salita pressoché continua fino ai 2700m del passo di San Chiaffredo per scendere a 1600 di Frazione Castello ed arrivare nuovamente a 2700m del Colle dell'Agnello, tutto senza contare la metratura iniziale dello scavalcamento del Monte Bracco.
Ora un po' di riposo e già con i pensieri vero la prossima avventura a piedi, che non so ancora quando arriverà o dove sarà.
Bertinetto Bartolomeo Davide

SEGUE VIDEO LIVE:
 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

 
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giovedì 28 gennaio 2016

A piedi ai confini della Valle Po: il Monte Frioland

Finalmente il gran giorno dell'avventura Frioland è arrivato di giovedì 24-12-15. La tecnica del Monoallenamento permette ogni tipo di percorrenza... Certo molti potranno pensare che alla vigilia di Natale ci sia di meglio da fare, come molto spesso succede oggigiorno il lavoro non lascia scampo e il tempo libero per dedicarsi alla proprie passioni è da cogliere negli unici momenti liberi. Quindi dopo accurate analisi attraverso la tecnologia cartografica direttamente dal computer di casa e vari passaggi sul posto in prima persona, è arrivato il momento di 'mettere insieme il puzzle', preparare lo zainetto da ultratrail con dentro qualche indumento per il freddo, una minima riserva d'acqua e cibo, con altre piccole cose... Tutto all'insegna della leggerezza ma attenzione, senza rinunciare mai all'indispensabile. La montagna non perdona!

 Una notte di relax, anche se però non è mai facile restare tranquilli sapendo che dalla mattina dopo si starà fuori tutto il giorno in mezzo ai monti, nella più completa solitudine.
Alle 7.20 sono partito dalla Palestra Tempio del Fitness di Revello, quindi nel buio di quel mattino nuvoloso sono salito per la strada del Campanile, proseguendo verso la cappella di San Bernardo tra Rifreddo ed Envie. Quindi passo dopo passo, ormai al chiarore dell'appena passata alba in questo giorno tra i più corti dell'anno. Alcuni video girati lungo il tragitto ma senza mai fermare il passo sono arrivato a zona Motetto in direzione lungo Po della pianura. Risalito a Rocchetta ho imboccato ancora i boschi per scollinare verso la piana dei Belloni a Paesana. Qui ho attraversato velocemente il centro abitato proseguendo da via Crissolo verso Ghisola. Appena imboccata la frazione ho iniziato la salita che poi non mi avrebbe più lasciato fino alla meta. Ho anche incontrato un 'compagno di viaggio' a quattro zampe: un simpatico cagnetto con un occhio marrone e uno azzurro, già visto nei dintorni di Crissolo alcuni mesi prima. Un vero giramondo conoscitore di tutti gli angoli della Valle Po, a quanto pare! Un ultimo tratto asfaltato nella zona di Pian Lavarino per poi imboccare lo sterrato per tutto il resto del tragitto. Fra un reticolo di sentieri e borgate abbandonate ho raggiunto la cresta a Punta Selassa. I 2000m metri sono sempre un 'marcatore di orgoglio', anche perché il lato destro della nostra valle è caratterizzato da una sequenza di vette tutte al di sopra di quella quota, per un 'sali e scendi' tra pascoli deserti con un freddo costantemente sotto zero. Quel giorno a parte il cane non ho incontrato 'anima viva' lungo tutta la percorrenza, il che aveva un certo sapore di 'vera natura'. Sembrava quasi di non essere in Italia ma in un posto sperduto in chissà quale zona del mondo. I chilometri scorrevano veloci sotto i miei piedi, anche se con l'avvicinarsi al Frioland l'energia calava ma a compensare c'era l'apprensione per l'incombenza del buio che manteneva il passo. Il costone che precede la vetta è davvero ripido, un netto e stretto spartiacque tra la valle Po, Infernotto e Pellice. La visuale è assoluta Ormai ero in prossimità del 35esimo km sull'orlo dei 2700m. Ultimi passi, una prima punta con un pilone, quindi un secondo dopo ed ecco cima Frioland! Lì ho girato un video di rito, con qualche foto. Una 'bevuta' con la poca neve che c'era vista la cronica carenza d'acqua sul percorso e via per la discesa col tramonto ormai dietro l'angolo...

E' incredibile come quando arrivato alla vetta desiderata si pensi che sia 'tutto fatto'. Non era stato così perché era stato raggiunto l'obbiettivo alle 16.03, per un totale di percorrenza dall'inizio di 8 ore e 43 minuti. Infatti per ritornare al 'mondo civilizzato' ho impiegato un sacco di tempo a chiudere i 7km scarsi di discesa che mi separavano dal passaggio in auto fissato a Borgo di Crissolo. Gli sbagli di strada sono stati innumerevoli per via del buio. Fortunatamente avevo con me il 'fido gps' che mi ha guidato sempre, tranne quelle volte, che per la stanchezza, dimenticavo di monitorare il percorso sullo strumento. In realtà mi sono reso più volte conto che quel cane che mi accompagnava da Ghisola conosceva le strade meglio di me nonostante il buio, così bastava che seguissi lui. Incredibile!
Dopo tutto lo stress dell'intera avventura e soprattutto per quegli ultimi chilometri di rientro, sono arrivato alle 18.10 a Borgo per l'ormai desiderato ritorno in auto. Il tutto si è chiuso con circa 42km di tragitto su una tempistica di 10 ore e 50 minuti.
E' inoltre presente un video LIVE girato durante la percorrenza su youtube a questo indirizzo:



Tutta la preparazione fa sempre riferimento alla strategia del Monoallenamento riferita al libro edito da Fusta editore.


Sezioni principali della pagina web dedicata agli ultratrailers:





martedì 18 novembre 2014

Revello-Agliasco andata e ritorno, 40km sotto la pioggia

Quest'anno cambiano i percorsi, voglio esplorare il versante destro della Valle Po salendo da Revello. E' una zona che mi ha sempre entusiasmato. In questa occasione, pur con forte pioggia battente, mi sono diretto verso Agliasco(Paesana) passando per l'immancabile Monte Bracco all'altezza della mezza montagna attraversando molti boschi... Il giro è stato di 40 km pressoché netti tra andata e ritorno. E' stata una bella avventura, soprattutto per via dell'ambiente che si crea in quella specifica ed ostile condizione meteorologica! Certo la conclusione del giro tornando al punto di partenza se paragonata con i tempi di una maratona può far ridere però chiudere un giro della lunghezza qui descritta in 5 ore e 31 minuti più un marcato dislivello, è un valore da ultratrailer nella norma... Sicuramente migliorabile proseguendo con la stagione.
Segue il percorso:


Un'istantanea del paesaggio al primo mattino con bassa nebbia tra i boschi:

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sabato 2 agosto 2014

Impresa: doppio giro consecutivo del Monviso



PRIMO GIRO
Il Monviso tra tutte le montagne è certamente quella che ispira di più la fantasia delle persone. La sua forma, il suo contorno le altre punte più piccole che emergono guardando in direzione alta Valle Po... Si tratta sicuramente di un panorama suggestivo, specialmente in una bella giornata come quella di giovedì 31 luglio. A volte mi diverto ad osservare le mie bambine, ancora piccole (4 e 7 anni) quando disegnano un paesaggio su un foglio di carta ed istintivamente, senza nemmeno rendersene conto quando al pennarello tocca il momento di realizzare delle montagne ecco che compare il MONVISO! Si tratta veramente della montagna per antonomasia. 


Tali schemi mentali 'paesaggistici' sono anche nella mia mente e così ha preso forma la nuova(era il 2014 nda) avventura che ho voluto realizzare in questa stagione estiva. Tendo d'occhio le previsioni meteo era arrivato il momento ideale proprio nell'ultimo giorno di luglio. Sicuramente di giovedì realizzare qualcosa di sportivo che impegna tutto il giorno non è mai cosa facile per via del lavoro. Però volere è potere dicono e così meno male che ci sono le mogli! Risolto l'inghippo lavorativo ho chiesto a mia moglie di passare l'intera giornata in palestra e l'avventura ha così potuto prendere forma...



Con levataccia mattutina alle 2.50 ho racimolato tutto il materiale necessario(zaino, bastoncini, torcia, vestiti, cibo, acqua, ecc...) e sono 'saltato' in auto per arrivare al Pian del Re. Era ancora notte, con un cielo stellato incredibile. La giornata prometteva bene, proprio come da previsioni. Completamente solo ho iniziato, alle ore 4.25, a camminare spedito verso la prima salita in direzione Lago Fiorenza senza incontrare nessuno. All'inizio si sa, i km volano perché si è freschi! Peccato però che poi le cose cambiano, come vedremo... Giunto al primo rifugio(Quintino Sella) la giornata era ancora giovane e tutti dormivano quindi ho proseguito senza soffermarmi troppo. Poco dopo ero al passo San Chiaffredo, per dirigermi in Valle Varaita attraverso un paio di laghi e la bellissima pineta che si apre prima di scendere in Valle Varaita. Lo scampanellio delle vacche al pascolo si sentiva in lontananza, visto il gran numero di capi presenti nei prati a venire. Giunto al ponticello, fatto di assi di legno, ho incontrato alcune 'anime' che si prodigavano nel loro tour del Viso, tutti stranieri. Attraverso una salita abbastanza agevole, anche se lunga, è arrivata la volta del rifugio Vallanta. Il personale di questo locale si è dimostrato di una gentilezza unica! Dopo uno scatto fotografico sono partito in direzione 'Passo Losetta' a 2815 metri. Da lì in poi la neve non mancava e molte file di alpinisti erano intenti a superarla senza scivolare. In meno di un'ora ero già al Rifugio Monvisò per un veloce rifornimento d'acqua alla fontana. Superato questo locale il primo traguardo sembrava ormai vicinissimo, infatti da quel punto in un paio d'ore solitamente arrivo al Pian del Re. Ancora gente sul percorso, con qualche comparsa di italiani(pochi), salgo alle Traversette, percorrendo una lingua di neve lunga 200m e rieccomi in Italia! A buon passo la discesa finale ed ancora al Pian del Re chiudendo il primo anello in 7 ore e 51 minuti. Un tempo 'giocato al risparmio' per affrontare il secondo tour con una buona riserva energetica. Qui la foto di rito con il gentilissimo personale del Bar-Ristorante, a testimonianza dell'impresa in corso.


SECONDO GIRO
Mi ero subito reso conto che le cose sarebbero state molto dure appena lasciato il piazzale per dirigermi un'altra volta verso il primo lago. Si trattava di una vera forzatura psicologia dato che solitamente dopo aver chiuso quei primi 35km si torna a casa. Per me ieri però non era stato così! Dopo alcuni pensieri negativi sul abbandono, non per stanchezza visto che ero ancora fresco ma per la monotonia di un nuovo giro identico al primo, si facevano sentire in modo decisamente irruento! Superato l'ostacolo(tutto mentale) rieccomi a 'sgambettare'. Mi sono accorto subito che negli stessi punti la mia foga nel proseguire non era più la stessa di qualche ora prima. Le mie riserve energetiche erano sicuramente calate. Meno male comunque che mi ero trattenuto durante il primo giro! A ogni rifugio raggiunto mi rendevo conto che accumulavo minuti di ritardo. Nemmeno la motivazione era più la stessa dell'inizio. Inoltre la consapevolezza di rallentare ad ogni riferimento incontrato faceva si che la grinta venisse ulteriormente meno. Ero entrato in un circolo vizioso di negatività mentale. Nonostante ciò proseguivo. Durante la nuova discesa in Valle Varaita, mi ero reso conto che la Borraccia era quasi vuota, avevo scordato di riempirla alla fontana del Sella! E' proprio vero che se si è stanchi la testa 'fa le bizze'. Così arrancando per la lunga salita verso il Vallanta avevo accumulato una sete che aveva sicuramente compromesso il passo. Il mio desiderio era quello di bere e basta, vedere tutti quei rigagnoli d'acqua attraversare la strada non aiutava di certo! Dopo altro ritardo sulla tabella di marcia finalmente al Rifugio potevo bere e mangiare un po' con il conforto di poter riempire per bene la borraccia. Comunque il danno oramai era fatto e correre ai ripari in extremis con una condizione di forte stress fisico/mentale non permetteva di rimediare in tempi brevi. Ho impiegato alcune ore a placare la sete. Quando ci si mette alla prova nell'ultratrail, a tali situazioni si è abituati a patto di avere un po' di esperienza. Intanto anche il meteo iniziava a voltare le spalle con grossi nuvoloni che diventavano fitta nebbia sopra i 2700m; al 'Passo Losetta' la visibilità era molto compromessa. Ormai ero solo vista l'ora già tarda(mi avvicinavo alle 19.00), cosa che si dimostrava un vantaggio dal punto di vista naturalistico con l'incontro di innumerevoli animali bellissimi! Attraversata la neve con gran fatica ed alcune rovinose cadute da stanchezza visto l'indebolimento dei riflessi, ero finalmente tornato al Monvisò per una nuova scorta d'acqua. Da quel punto in poi sentivo l'incombente 'peso della notte' che si avvicinava. Sempre solo, proseguivo verso le Traversette ad un passo molto rallentato rispetto al normale. Anche se ero stanco la voglia di arrivare faceva il resto e così mi sono trovato, ancora nella nebbia, davanti al Buco di Viso. Senza pensarci ci ero entrato dentro con torcia frontale accesa e via verso la Patria nativa. Dal nostro versante il meteo era incredibilmente brutto, l'inizio di una debole pioggia, che poco dopo sarebbe diventata forte con intensi tuoni che si facevano avanti. Era quasi notte. Con la paura di sbagliare strada proprio all'ultimo stavo attento a non scivolare, adocchiando tutti i segnali direzionali dipinti sui massi. Quando ho iniziato a vedere il parcheggio del Pian del Re(ormai completamente vuoto) è stato un sollievo. Sono arrivato all'auto alle 21.43 con 17 ore e 18 minuti di percorrenza complessiva per 70km con 5000m di dislivello positivo. Un saluto finale al Rifugio del Pian del Re con foto commemorativa. Con grossa soddisfazione ho guidato fino a casa per una gran mangiata e un lungo sonno rigenerante. E' possibile vedere un video linve dell'intera impresa su Youtube: 


Bertinetto Bartolomeo Davide è autore del libro 'UltraTrail con il monoallenamento'. Guida rivolta all'appassionato di distanze estreme a piedi attraverso una tecnica incentrata sulla minima usura fisica per garantire un recupero organico ottimale. Per altre informazioni:


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