Sono di nuovo in cammino per un sopralluogo lungo alcuni tratti della Via dei Contrabbandieri. Trovare il tempo è sempre più difficile, ma ogni tanto si apre una finestra utile. Il lavoro sommerge, e anche oggi, un sabato, ho avuto pazienti. Per fortuna ho terminato la mattinata abbastanza presto da poter partire, senza pranzo, verso Upega, un viaggio in auto tutt’altro che breve.
Arrivo nel bellissimo borgo montano e mi fermo alla Locanda, dove l’accoglienza è immediata e genuina. Approfitto di un caffè di rito, gentilmente offerto, e spiego il mio programma: salire fino al Rifugio Don Barbera e poi rientrare. Recupero così le ultime cose dal Jimny e mi avvio lungo una salita quasi verticale, ma affascinante, immersa nel fitto del bosco.
La traccia porta verso Piano Formigola e poi Poggio Lagone, dove appare un piccolo laghetto molto suggestivo. Poco sopra inizia una lunghissima carreggiabile che conduce al Rifugio Don Barbera e, proseguendo, arriva fino a Limone, ovvero la celebre Via del Sale. Rimango sulla sterrata; avrei potuto accorciare per restare nel cuore della Via dei Contrabbandieri, ma al bivio del Colle delle Selle Vecchie ho trovato bestiame e diversi cani, così ho preferito evitare, allungando parecchio.
Curioso, che anche qui, come dal lato ligure, ci siano molte fontane sulla strada, ormai asciutte! Credo sia in corso da anni una grosso mutamento delle falde...
Mi sarebbe piaciuto passare dietro Cima Pertegà, lungo il sentiero che offre un panorama migliore e chilometraggio minore. La Via del Sale è splendida se percorsa in auto o in bici, ma a piedi diventa monotona dato che chilometri tutti uguali. In ogni caso è stata una scoperta utile, un’alternativa che potrà tornare comoda.
Partendo nel tardo pomeriggio, arrivo al rifugio quasi alle 19:00, dopo 3 ore e 24 minuti di cammino. Al Don Barbera c’è molta gente, ma riesco comunque a scambiare due parole col proprietario. Anche qui mi viene offerta una torta e un buon caffè, sempre rigenerante. È l’ultima notte della stagione per il rifugio, quindi saluto rapidamente e riparto verso Upega, ben coperto con keeway, guanti e fascia, dato che dopo il tramonto la temperatura cala in fretta.
Il rientro è lungo ma decisamente più veloce dell’andata, grazie al dislivello in discesa. Il buio fitto trasforma i paesaggi visti poche ore prima. Ero letteralmente sopra le nuvole ma scendendo la nebbia si è fatta avanti. Accendo la frontale, perché la debole falce di mezza luna non basta più a illuminare la via. Nel bosco sto sempre attento a non scivolare.
Non scatto più foto e in salita ne ho fatte molte con la mia Canon 500D, leggera e pratica. Avevo con me solo il 18–55 per motivi di spazio, ma è stato sufficiente per un po’ di sano fotoescursionismo.
Tra gli alberi, ogni tanto, vedo filtrare qualche luce di Upega: segno che mi sto avvicinando. Prima di entrare nel paese mi fermo a una fontana trovata poco sopra, in un parco.
Chiudo la percorrenza a 5 ore e 54 minuti, con 27 km complessivi e un dislivello totale di 2220 metri. Un salto alla Locanda di Upega per un saluto finale, poi si torna a casa con il fidato Jimny, arrivando a Envie a mezzanotte.
Segue traccia GPS Komoot:
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