Da tempo meditavo su come inserire un tratto in E-bike lungo
la Via dei Contrabbandieri, e proprio oggi, durante la percorrenza
tra Sambuco ed Entracque, ho finalmente intravisto la situazione
ideale. Da poco ho acquistato una bicicletta elettrica da utilizzare
nei viaggi in camper, una versione mountain bike robusta e adatta ai
terreni più vari. Quale occasione migliore, dunque, per metterla
alla prova?
Dopo un lunghissimo viaggio in auto da Envie, con la bici caricata nel bagagliaio, raggiungo il parcheggio presso le ex casermette di
Sambuco. Scarico la bici e rimonto tutte le parti smontate per farla
entrare in auto, compresa la ruota anteriore. L’aria fresca della
Valle Stura mi dà subito la sensazione di essere nel posto giusto.
Da Sambuco procedo senza difficoltà verso Vinadio, imboccando la
semiciclabile che scende sulla destra dello Stura. I primi chilometri
sono in salita, ma poi, avvicinandomi allo stabilimento Sant’Anna,
la strada diventa una lunga e piacevole discesa frequentata da molti
ciclisti, italiani e stranieri. Raggiungo Protolungo, una zona che
non avevo mai considerato come collegamento verso Vinadio: ora so che
la inserirò tra le tracce ufficiali della Via dei Contrabbandieri.
Sbucando a Vinadio, sotto il forte, mi trovo accanto a un laghetto
artificiale balneabile, pieno di bagnanti. C’è anche un bar molto
comodo dove mi concedo una piccola colazione. Riparto oltrepassando
la fontana del paese e mi addentro tra i prati, seguendo una strada
sterrata che, dopo alcuni chilometri, diventa asfaltata e attraversa
diverse borgate.
Il navigatore mi segnala un sentiero sulla destra: lo imbocco, ma
spesso sono costretto a scendere dalla bici e spingerla.
Fortunatamente la pedalata assistita mi aiuta anche in questo, grazie
alla funzione 'a passo d’uomo' che permette di far avanzare la
bici mentre la si accompagna a piedi su tratti dissestati. Abituato
da sempre alla bici muscolare, trovo questa caratteristica davvero
innovativa. Alternando tratti pedalati su sentiero tecnico e momenti
di spinta, scavalcando anche alcuni alberi caduti, raggiungo il
Rifugio Olmo Bianco, sotto il comune di Demonte, punto ufficiale
della Via dei Contrabbandieri.
Mi fermo per due chiacchiere e uno spuntino veloce. Mi presento ai
gestori, che ricevono notizie spesso tramite la mailing list del cammino verso
Dolceacqua. Lo staff è gentilissimo e disponibile: è persino
possibile ricaricare l’E bike. Durante la conversazione mi
viene proposta l’idea di organizzare una presentazione in Valle
Stura nei mesi successivi. Accetto volentieri.
Riparto sazio e soddisfatto, commettendo però l’errore di non
ricaricare la batteria della bici: un dettaglio che pagherò caro al
ritorno, perché l’indicatore non sembrava così basso. Salgo verso
il Colle dell’Arpione seguendo il 'sentiero delle fontane',
ricco di abbeveraggi nei primi tratti. Negli ultimi due chilometri,
però, il sentiero si fa stretto e ripido, immerso nel fitto bosco, e
sono costretto nuovamente a spingere la bici. Mi stupisce sempre la
differenza di vegetazione tra la Valle Stura e la Valle Gesso: qui il
bosco domina, mentre dall’altra parte sono i pascoli ad avere la
meglio.
Scatto la foto di rito sul punto più alto del tour e mi preparo
alla discesa. Inizio con il motore attivo, ma dopo alcuni tuoni e
lampi preferisco disattivare l’elettronica per scendere solo per
gravità: una scelta prudente sia per risparmiare batteria, sia per
ridurre il rischio di attirare scariche elettriche. Purtroppo, dopo
un forte crepitio tra i tuoni, aumento la velocità e cado, finendo
in avanti di lato. Mi rialzo alla meglio: la bici ha perso la
regolazione del manubrio, ma con gli attrezzi riesco a sistemarla e
riparto, più cauto.
Arrivo a Desertetto e mi soffermo, come sempre, ad ammirare il
bellissimo affresco sulla cappelletta, che ogni volta cattura la mia
attenzione. Proseguo nel bosco e sul sentiero, ma nei pressi di
Entracque decido di abbandonare per un tratto la via originale dei
Contrabbandieri, scegliendo l’asfalto per dare un po’ di sollievo
alla bici: si tratta comunque di un paio di chilometri, non di più.
Raggiungo la ciclabile e avanzo verso il campeggio, sperando di
poter ricaricare la batteria, anche perché iniziano a cadere le
prime gocce di pioggia. Il personale, però, rifiuta la richiesta:
non essendo ospite del campeggio, non posso utilizzare la corrente.
Mi indicano una panchina con prese elettriche in centro, ma quando la
raggiungo scopro che non funzionano. Per fortuna, proprio di fronte,
c’è il bar Millevoglie, dove si offrono gentilmente di ricaricare
la batteria. Ne approfitto e consumo qualcosa al bancone per
ricambiare il favore.
Posso aspettare solo venti minuti: le nuvole nere incombono e la
pioggia arriva. Riaggancio la batteria, indosso il keeway e riparto.
In un attimo la pioggia diventa battente, ma con la batteria
parzialmente carica procedo agevolmente fino a Borgo San Dalmazzo.
Arrivo fino a Beguda, dove la batteria scende pericolosamente a due
tacche e la pioggia non accenna a diminuire. Decido di disattivare
l’elettronica e da lì in poi pedalo muscolarmente fino a Vinadio,
con grande fatica a causa del peso del mezzo. Il passo, però, resta
buono: la voglia di arrivare è un motore potente.
A Vinadio mi concedo un caffè d’orzo veloce e riparto. Provo ad
attivare il motore per l’ultimo sprint di dieci chilometri, ma dopo
cinquecento metri l’indicatore scende a una sola tacca e il motore
smette di spingere. Procedo muscolarmente anche nell’ultimo tratto.
La pioggia aumenta, i lampi pure. L’unica nota positiva è
l’assenza di traffico in salita, al contrario della carreggiata
opposta.
Raggiungo la deviazione per Sambuco e affronto gli ultimi duecento
metri spingendo la bici: le gambe sono imballate e ho bisogno di
cambiare posizione. Carico la bici in auto, smonto la ruota anteriore
e mi cambio almeno la maglia con una felpa di fortuna che avevo nel
baule. Poi riparto verso Envie per un altro lungo viaggio.
In totale sono stati circa 99 km in 9 ore, con oltre 2000 metri di
dislivello complessivo.
Per quanto riguarda la Via dei Contrabbandieri in E-bike,
posso dire che questa tratta è certamente fattibile, forse anche
perché è una delle più semplici del percorso, pur con alcuni
tratti da affrontare a spinta. La parte coperta con batteria attiva è
risultata gestibile; ciò che ha reso l’avventura davvero
impegnativa sono stati i chilometri aggiuntivi necessari a chiudere
l’anello, percorsi senza assistenza elettrica tra Beguda e Sambuco,
sotto una pioggia battente e su strada costantemente in salita.
Un’esperienza intensa, ricca di variabili e imprevisti, che
insegna quanto anche un’uscita in E-bike possa trasformarsi in
una prova gravosa quando la batteria si esaurisce. Un’avventura,
comunque, degna di essere ricordata.
Segue la mappa GPS Komoot:
https://www.komoot.com/it-it/tour/3185984827
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