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Domenica 1° marzo è stata una giornata intensa fin dall’inizio. La sveglia era puntata alle 4.00 del mattino, ma il classico errore di 'restare a letto altri cinque minuti' ha avuto la meglio: al successivo risveglio erano già le 5.46. Tutti i programmi sono quindi slittati in avanti, costringendomi a riorganizzare l’intera tabella di marcia.
Arrivato a Dolceacqua, ho trascorso la mattinata insieme all’assessore Fabio Sbraci e a Marco, proprietario dell’Antica Vineria 'Vino e Basilico'. Tra i temi affrontati c’erano soprattutto i collegamenti tra i vari comuni lungo il percorso della Via dei Contrabbandieri: Dolceacqua rappresenta infatti il punto d’arrivo per chi parte dalla Valle Po, e allo stesso tempo il punto di partenza per chi compie il tragitto in senso inverso. Abbiamo parlato anche della prossima presentazione al Visionarium 3D dall’amico Ennio, fissata per il 25 aprile alle 18.00, del Passaporto del Pellegrino con i relativi timbri, delle possibilità di pernottamento, compresa un’opzione low cost offerta dalla Protezione Civile, e di altri dettagli organizzativi.
Poco prima di mezzogiorno ho iniziato la salita che costeggia il Castello dei Doria. Ho proceduto con passo regolare, alternando fotografie e momenti di pura contemplazione del paesaggio. Ogni volta resto colpito dal fascino delle vie di Dolceacqua: strette, sinuose, autenticamente medievali, con strutture rimaste intatte nei secoli pur essendo animate da locande, attività artigianali e un numero sorprendente di Bed & Breakfast.
Proseguendo verso Perinaldo, ho attraversato per diversi chilometri un bosco silenzioso, seguendo sentieri panoramici e passando accanto a una cappella che sembra sorgere su un antico percorso preesistente. La prima parte della salita è stata relativamente agevole, anche grazie al ritmo tranquillo. Giunto nei pressi del borgo, ho percorso un breve tratto asfaltato prima di entrare nel centro abitato. Perinaldo ricorda in parte Dolceacqua per la sua struttura arroccata e medievale, anche se di dimensioni più contenute. Dopo un breve giro tra i vicoli, ho ripreso il cammino verso la tappa successiva, scendendo prima lungo una stradina e poi nuovamente attraverso il bosco.
Apricale è un borgo affascinante già dal suo ingresso: il sentiero conduce a un ponte in stile romano, interamente in pietra, con un arco solido e imponente che è un piacere attraversare. Dopo il ponte, una salita di circa un centinaio di metri di dislivello porta direttamente nel cuore del paese, nei pressi della farmacia. Da lì la strada diventa carrabile. Il borgo si sviluppa su un cucuzzolo, alternando salite e discese, e la piazza principale, con il suo bar ristorante, è uno dei punti più caratteristici. Proseguendo oltre il centro, una via in leggera salita conduce fuori dal paese, dove il percorso riprende a salire con decisione fino a rientrare nel bosco. Dopo aver raggiunto una piccola cappella, si sbuca nuovamente su strada asfaltata. Una breve deviazione a sinistra porta a un bivio con un cartello a due punte: una direzione verso Apricale, l’altra verso Bajardo.
Raggiunta Isolabona e attraversato il ponte sul torrente Nervia, restavano circa cinque chilometri. Ho indossato la torcia frontale: nonostante la luna piena, le nuvole rendevano il buio più fitto. Ho corso a buon ritmo senza fermarmi fino a Dolceacqua, procedendo contromano per vedere le auto in arrivo ed evitare eventuali pericoli. Tutto è filato liscio e sono arrivato poco dopo le 19.00.
A quel punto non restava che riporre l’attrezzatura in auto e guidare verso casa. La stanchezza si è fatta sentire, comprensibile dopo una giornata così ricca di incontri, cammino e scoperte. Ora posso dire di aver percorso anche questa parte della bretella collinare della Valle di Nervia che, volendo, permette di evitare completamente la strada principale, aumentando però marcatamente chilometraggio e dislivello. Ne vale comunque davvero la pena: visitare questi borghi medievali è un’esperienza unica e profondamente appagante. Arrivo definitivo a casa, a Envie a mezzanotte e quindici minuti! Gran tirata.
Percorrenza GPS su Komoot:
VIDEO LIVE YOUTUBE:
Locandina presentazione Dolceacqua:
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| Bosco Planiziale di Staffarda |
È sempre sorprendente osservare come la Tecnica del Monoallenamento continui, nel tempo, a produrre risultati che non solo sono evidenti, ma addirittura permanenti, quasi incisi nella nostra fisiologia e nel nostro modo di affrontare lo sforzo. Non lo scrivo solo perché ne sono l'autore ma perché è proprio così! Me ne ero accorto già molti anni fa, quando iniziai a sperimentare su di me gli effetti di un approccio così essenziale e controcorrente. Adottare un sistema di preparazione basato su uscite poco frequenti, come la soluzione monosettimanale, permette infatti di mantenere il corpo in una condizione di disponibilità costante alle lunghe distanze. La velocità diventa un elemento secondario, quasi marginale per restando performante, mentre il resto del lavoro lo compie la mente, che si incarica di guidarci con determinazione verso l’obiettivo prefissato.
Ricordo bene di aver scritto un articolo su questo tema molti anni fa per la rivista Spirito Trail - Per essere sempre pronti: un testo che, nonostante il tempo trascorso, conserva ancora oggi una validità sorprendente. Le intuizioni di allora continuano a rivelarsi attuali, confermate dall’esperienza e dalla pratica costante.
| Monviso da Staffarda |
Mentre propongo questa breve uscita tra Envie e Staffarda, un semplice andata e ritorno, posso affermare con serenità che diventa possibile affrontare non solo distanze contenute come questa, di circa 15 km, ma anche percorsi molto più impegnativi, di 100 chilometri e oltre, senza dover ricorrere a particolari strategie o preparazioni complesse. È sufficiente mantenere fede agli accorgimenti suggeriti nel libro UltraTrail con il Monoallenamento Settimanale, e soprattutto coltivare la continuità mentale che questo metodo richiede.
Questa mattina sono stato felice di completare la distanza a piedi, anche se per me rappresenta solo una parte della giornata: nel pomeriggio sarò infatti sulle piste di Pian Muné a sciare. È proprio per questo motivo che oggi non ho voluto esagerare con i chilometri, mantenendo un equilibrio tra le diverse attività previste odierne.
| Nebbia a Staffarda |
Il Bosco Singiziale di Staffarda, come sempre, si presenta immutato, quasi sospeso nel tempo. È un luogo che sembra non aver subito cambiamenti per secoli, forse da sempre. Lo visito di tanto in tanto, approfittando della vicinanza: dalla mia casa di Envie, attraversando l’aperta campagna, sono appena 7,5 km. Solitamente percorro una parte della ciclabile “Via della Pietra”, che poi abbandono per dirigermi verso l’abbazia(che oggi non ho raggiunto). Una volta arrivato, mi concedo un piccolo momento di pausa, seduto accanto alle arnie che si trovano in uno degli spiazzi. Poi riprendo il cammino e ritorno lungo un percorso pressoché identico a quello dell’andata, con solo qualche lieve variazione.
Mappa GPS Koomot:
https://www.komoot.com/it-it/tour/2785570646
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Oggi(Sabato 10-01-2026) finalmente, dopo vari sopralluoghi, ho messo in pratica e completato la percorrenza a piedi sul lungo Maira da Villafalletto a Racconigi.
Anche questa uscita è stata realizzata con la tecnica del Monoallenamento Setimanale
Un'avventura singolare, dato che si concentra tutta sul bordo del fiume e spesso i paesi si evitano, salvo appunto, Villafalletto, Savigliano e Racconigi. Mentre Vottignasco, Cavaller Maggiore e Cavaller Leone sono lasciati da parte.
Sono però riuscito nel tragitto a gustarmi un buon caffè presso un bar situato lungo la strada del paese con una deviazione davvero minima sul tragitto.
Sveglia alle 7.00 e partenza da Villafalletto alle ore 8.40 circa, per andare lungo il fiume. Ho tenuto il lato sinistro per iniziare ma poi subito dopo il primo ponte sono passato a destra, mantenendo sempre quel lato fino a Savigliano, quindi d'obbligo dopo la piscina del paese ritornare a sinistra, per mantenerlo a lungo e solo per un breve tratto dopo Cavaller Leone sono tornato a destra del fiume Maira, per concludere il tragitto a Racconigi nuovamente a sinistra!
La percorrenza non è stata molto variata, pur essendo immersa nella natura nonostante la totale situazione pianeggiante tra campi paesi e periferie. La vegetazione lungo il due lati del Maira non manca mai, estendendosi per alcune decine di metri lateralmente...
Alcuni camminatori erano presenti, così come dei ciclisti incrociati qui e là.
La percorrenza è terminata sulla periferia di Racconigi in prossimità ponte verso Murello ma ho comunque voluto proseguire per arrivare nei pressi della Scuola Media Muzzone, dove ho insegnato per alcuni anni... Dei quali custodisco bellissimi ricordi.
La percorrenza si è estesa per poco più di 34 chilometri complessivi con un tempo di 6 ore e 26 minuti
Rimando al mio ultimo progetto, ovvero il Cammino della Via Transalpina dei Contrabbandieri:
https://www.bertinettobartolomeodavide.it/viadeicontrabbandieri/
Segue dettaglio:
https://www.komoot.com/it-it/tour/2745686050
Video Live:
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Questa mattina(Sabato 8 novembre 2025), considerati gli impegni serali legati all’astronomia(https://www.facebook.com/groups/192804784476834/permalink/2265958140494811/)Serata Castello della Manta e il desiderio di assaporare comunque un po’ di montagna, con l’intento di affinare alcuni dettagli relativi alla Via dei Contrabbandieri(https://www.facebook.com/photo?fbid=1229787869172358&set=a.448475793970240), ho deciso di intraprendere un’escursione mattutina tra Casteldelfino, il Rifugio Bagnour e Castello.
Partito alle 8.00 da Casteldelfino, dopo un buon caffè al bar del paese, ho parcheggiato nei pressi della Chiesa all’ingresso, in piazza Valentino. Un breve tratto nel Budello e poi su, in salita verso Borgata Bertines, dove ci si addentra nel Parco Regionale del Monviso. Poco più a destra, ma fuori dal percorso principale, si trova Borgata Alboin, dove è presente una fontana.
Si incontrano alcuni bivi, ma è importante mantenere la direzione verso il Lac Bognour. Si prosegue dritti lungo una salita pressoché costante fino a Grange Pralambert Sottane e Soprane. Da qui non manca molto per raggiungere il Lago Secco, a quota 1894 m.
Questo lago è particolarmente interessante perché non è alimentato da un torrente, ma da residui di neve che si accumulano durante l’inverno. Tuttavia, la sua esistenza potrebbe essere a rischio, vista la progressiva diminuzione delle nevicate negli ultimi trent’anni. Non a caso, si possono osservare i vecchi livelli dell’acqua sulle rocce, via via in calo, che oggi rendono il lago poco più di una pozza. Le speranze di sopravvivenza per il piccolo crostaceo presente, risalente all’era glaciale, sono quindi remote: ormai sopravvive unicamente qui, sul nostro pianeta.
Piccola parentesi: Il “gamberetto” del Lago Secco
Di seguito alcune informazioni disponibili online, riguardanti questa forma di vita che meriterebbe senz’altro maggiore attenzione:
Il piccolo crostaceo presente nel Lago Secco, presso il Rifugio Bagnour, è un Branchiopode, probabilmente un Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii), o una specie affine, endemica o rara.
Non si tratta di un vero gambero, ma di un piccolo crostaceo planctonico appartenente all’ordine dei Branchiopodi, un gruppo primitivo di crostacei d’acqua dolce.
Questi animali sono spesso chiamati “gamberetti delle pozze temporanee” o “fairy shrimps” in inglese.
Il Lago Secco, come il vicino Lago Bagnour, è un piccolo specchio d’acqua alpino che si trasforma in torbiera e può prosciugarsi in estate. In queste condizioni estreme sopravvivono solo organismi altamente specializzati.
I Branchiopodi come il Chirocephalus sono adattati a vivere in ambienti effimeri, come pozze temporanee o laghi stagionali. Le loro uova resistono alla siccità e si schiudono solo quando le condizioni tornano favorevoli.
Si nutrono di plancton, detriti organici e microalghe, contribuendo al ciclo della materia nei piccoli ecosistemi acquatici.
Alcune specie di Chirocephalus sono endemiche di singole valli alpine o addirittura di un solo lago, rendendole estremamente preziose per la biodiversità.
La presenza di questo crostaceo nel Lago Secco è un indicatore ecologico importante, segnalando un habitat ancora integro e poco disturbato.
Secondo fonti locali, questo crostaceo sarebbe esclusivo della zona, ma non è chiaro se si tratti di una specie già descritta o di una popolazione relitta da studiare meglio.
Proseguendo con ancora un po’ di dislivello, si raggiunge uno spazio aperto dove è possibile localizzare il Lac Bagnour e il relativo Rifugio, a quota 2025 m. Una breve pausa con uno spuntino, composto dalle poche cose presenti nel fidato zaino, ma in montagna sempre buone anche se semplici! In quel momento il Rifugio era chiuso, come previsto per la stagione. Dopo l’arrivo di altri escursionisti, è stato per me il momento di lasciare la zona e proseguire il cammino: erano circa le 12.00, o poco prima.
Durante la discesa avevo in mente un percorso leggermente diverso, che avrebbe dovuto intercettare la strada verso Castello proveniente dal Rifugio Vallanta. Qualcosa però è andato storto tra i vari bivi, in un momento in cui non ho tenuto nota delle indicazioni provenienti dal mio orologio GPS.
Poco male: la discesa è stata ancor più piacevole, tra belvederi e l’incrocio diretto con i Rifugi Grongios (mai visto prima), e poi con l’Alevè (oggi chiuso). Si lascia alle spalle la poderosa diga di Castello, che nel tratto di discesa nel bosco si intravede maestosa.
Si attraversa lo stradone e si arriva a costeggiare il torrente Varaita per tutto il tratto restante verso Casteldelfino. Alcuni tavoli da picnic, panchine e ponticelli rendono gradevole il transito del camminatore. Seguendo sempre il corso del fiume non si può sbagliare: l’arrivo a Casteldelfino è scontato! Il fiume, in questo tratto, presenta numerosi “tumpi” dove, d’estate, è senz’altro piacevole immergersi per un bagno rinfrescante.
Alcune centinaia di metri prima di Casteldelfino si incrociano i tornanti dello stradone. Qui si prosegue attraversando, per dirigersi in paese. Per me, nuova tappa al bar per il caffè di rito, e poi in auto per il ritorno.
Il totale della percorrenza è stato di circa 11 km, per un tragitto durato circa 5 ore e 30 minuti.
Percorso GPS di WikiLOC:
https://loc.wiki/t/239529352?wa=sc
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