Oggi(Sabato 10-01-2026) finalmente, dopo vari
sopralluoghi, ho messo in pratica e completato la percorrenza a piedi
sul lungo Maira da Villafalletto a Racconigi.
Un'avventura singolare, dato che si
concentra tutta sul bordo del fiume e spesso i paesi si evitano,
salvo appunto, Villafalletto, Savigliano e Racconigi. Mentre
Vottignasco, Cavaller Maggiore e Cavaller Leone sono lasciati da
parte.
Sono però riuscito nel tragitto a
gustarmi un buon caffè presso un bar situato lungo la strada del
paese con una deviazione davvero minima sul tragitto.
Sveglia alle 7.00 e partenza da
Villafalletto alle ore 8.40 circa, per andare lungo il fiume. Ho
tenuto il lato sinistro per iniziare ma poi subito dopo il primo
ponte sono passato a destra, mantenendo sempre quel lato fino a
Savigliano, quindi d'obbligo dopo la piscina del paese ritornare a
sinistra, per mantenerlo a lungo e solo per un breve tratto dopo
Cavaller Leone sono tornato a destra del fiume Maira, per concludere
il tragitto a Racconigi nuovamente a sinistra!
La percorrenza non è stata molto
variata, pur essendo immersa nella natura nonostante la totale
situazione pianeggiante tra campi paesi e periferie. La vegetazione
lungo il due lati del Maira non manca mai, estendendosi per alcune
decine di metri lateralmente...
Alcuni camminatori erano presenti, così
come dei ciclisti incrociati qui e là.
La percorrenza è terminata sulla
periferia di Racconigi in prossimità ponte verso Murello ma ho
comunque voluto proseguire per arrivare nei pressi della Scuola Media
Muzzone, dove ho insegnato per alcuni anni... Dei quali custodisco
bellissimi ricordi.
La percorrenza si è estesa per poco
più di 34 chilometri complessivi con un tempo di 6 ore e 26 minuti
Rimando al mio ultimo progetto, ovvero il Cammino della Via Transalpina dei Contrabbandieri:
È arrivata anche questa domenica, 5 ottobre 2025, e con essa
l’occasione di affrontare l’ultima tratta della Via dei
Contrabbandieri: un percorso affascinante che parte da Entracque e
termina a Upega, passando per Limonetto. Un itinerario che chiude
simbolicamente un progetto che coltivo da tempo, con l’ambizione di
creare un cammino permanente e ben tracciato che conduca i trekker
dalla Valle Po fino al mare, attraversando il suggestivo borgo
medievale di Dolceacqua. Per l'appunto il cammino della Via dei
Contrabbandieri.
Lavoro a questa idea da maggio 2025, ma la sua gestazione è
iniziata molto prima, in forma teorica e nei sogni di tanti anni.
Tutte le altre sezioni del percorso sono già state esplorate e
documentate: mancava solo questo tratto, che oggi prende finalmente
forma.
Alle 7:25 del mattino raggiungo Entracque. Cinque minuti dopo sto
già camminando, attraversando le vie del suo incantevole centro
storico. Avevo pensato di fermarmi per un caffè, ma ho preferito
rimandare la pausa a metà percorso, per godermela con più gusto.
Superato il paese, svolto a sinistra. In Via Comaletto commetto il
primo errore di direzione, finendo su Strada Sartaria. In ogni caso,
in imprese come questa è fondamentale prestare attenzione alla
strada. Trovare un punto caldo e accogliente lungo il cammino è
stato essenziale, soprattutto considerando le molte ore di solitudine
che mi separano da casa.
Ma veniamo al cuore del racconto: 55 chilometri percorsi in
solitaria, grazie alla tecnica del Monoallenamento Settimanale. Da
Strada Sartaria mi dirigo verso il canalone della valle, costeggiando
il torrente Gesso. Parto da quota 830 metri s.l.m. e salgo
progressivamente fino al Passo della Mena, a 2200 metri, passando per
Gias del Adreit, dove l’ultima baita segnala l’inizio della zona
alpina.
Attraverso il torrente e abbandono la comoda sterrata per un
sentiero più selvaggio, che si inerpica sul versante sinistro. Il
tracciato alterna salite e discese, con tratti ripidi dove è
necessario aiutarsi con le mani. In un punto trovo persino un cavo
d’acciaio fissato alla roccia, utile per superare una parete
esposta.
Raggiunto il Passo della Mena, entro nel territorio di Vernante e
proseguo verso Limonetto, attraversando sentieri tra massi e laghetti
alpini, tra cui il Lago degli Alberghi. Dopo il lago, la salita si fa
ancora più verticale: metto da parte i bastoncini e affronto
l’ultimo strappo fino al Passo di Ciotto Mieu (2274 m). Da lì si
apre una distesa di pascoli verdi, con in lontananza le case di
Limonetto. Decido di non scendere fino al paese per risparmiare
tempo, anche se mi avvicino davvero a un passo.
Attraverso Pian Manoro, bagnato dal Rio della Chiesa, e al bivio
con Limonetto svolto a destra verso gli impianti sciistici della zona
San Lorenzo. Tutto è chiuso, e il caffè che desideravo resta un
miraggio. In lontananza scorgo il Colle di Tenda e, poco prima dei
forti, trovo il frequentato Bar/Ristorante “Le Marmotte” sulla
Strada dei Forti. Qui mi concedo uno spuntino rigenerante prima di
ripartire.
Raggiungo il Grande Forte, ormai in rovina ma ancora maestoso. Lo
attraverso completamente, scattando qualche foto, e proseguo a piedi.
I paesaggi sono mozzafiato: ho scattato e filmato tantissimo. Dopo
Entracque ho incontrato poca gente, mentre tra Limonetto e i forti
c’era più movimento. Il tratto verso Upega, invece, è stato quasi
desertico, complice l’approssimarsi della notte.
Dopo i forti inizia la lunga strada militare, che seguo per oltre
venti chilometri. Oltrepasso Colle Capanino e proseguo verso gli
impianti sciistici. Per gran parte del percorso, il Re di Pietra, il
Monte Viso, domina l’orizzonte con la sua imponenza.
Vicino agli impianti trovo una baracca per il pedaggio dei mezzi
motorizzati, ma il transito a piedi è libero. Poco dopo incrocio un
semaforo alimentato a energia solare: insolito in alta montagna, ma
necessario per regolare il traffico su una strada così stretta.
Attenzione: il rosso può durare anche decine di minuti!
Proseguo e raggiungo Colle de la Perle (2086 m), poi Colle della
Boaria (2102 m). È ancora giorno. La strada diventa Route du
Marguareis e incrocio numerosi colli: Colle delle Carsene, Col de
Melabergue. In tutto il tragitto incontro solo due veicoli: un
furgone 4x4 e una Suzuki Jimny.
Mi fermo al Rifugio Don Barbera, che appare provvidenzialmente al
confine tra giorno e notte. Mi scaldo, chiedo informazioni, bevo un
ultimo caffè e faccio uno spuntino. Quando esco, è buio, ma la Luna
piena illumina ogni cosa.
Abbandono la strada militare e imbocco un sentiero montano che mi
porta alla Cima di Pertegà (2350 m), lungo la Via Marenca. Al Colle
delle Selle Vecchie mi fermo ad ammirare il panorama: da lì,
volgendo lo sguardo verso Savona, vedo il mare in lontananza,
riflesso dalla Luna.
Ritorno brevemente sulla strada militare, poi svolto a sinistra e
inizio la lunga discesa nella pineta. Qui la luce lunare non penetra,
schermata dai fitti alberi. Proseguo fino a Case Nivorina, dove
alcuni cartelli indicano la direzione per Upega.
Poco prima del ponte che precede l’ingresso nel paese, vengo
bloccato per dieci minuti da un branco di cani Maremmani che
sorvegliano le loro pecore. Tutto si risolve senza problemi e riesco
a passare.
Arrivato a Upega, attendo mia moglie per circa un’ora. Fa molto
freddo: alle 21:44 il termometro segna 3 gradi. Ma sono completamente
soddisfatto: 55 chilometri percorsi in 14 ore e 19 minuti, con un
dislivello positivo di 2900 metri e negativo di 2500. Un percorso per
lo più scorrevole, con un 10% davvero impegnativo, soprattutto sul
versante di Entracque.
Questa è l’ultima tappa che completa il mio progetto: il
Cammino della Via dei Contrabbandieri. Presto scriverò una
panoramica su questa nuova idea di collegamento tra la Valle Po (Pian
del Re e Pian Munè) e Dolceacqua, in direzione del mare.
Oggi(14-06-2025) ho finalmente
iniziato un'avventura a piedi che pianificavo da alcune settimane, ma
che sono stato costretto a rimandare in attesa che svanisse la neve,
visto che la quota massima raggiunta è stata quasi di 2850m!
L'idea originale era di percorrere
interamente il tragitto dal Rifugio Melezé fino ad Acceglio
(Viviere), ma restava il problema del recupero dell'automobile, cosa
che avrebbe comportato un noioso ritorno lungo lo stesso percorso per
molti chilometri. Durante la notte(sonno mancato!), ho avuto
l'idea di spezzare il tragitto e recarmi alla massima quota prevista
per raggiungere il bellissimo Bivacco Carmagnola. Dopo aver raggiunto
questa tappa intermedia, ho fatto ritorno all'auto. L'altra parte del
percorso la affronterò da Acceglio verso il Bivacco Carmagnola nella
prossima occasione utile.
Come ho accennato già
nell'avventura tra Pian Muné e Sant'Anna, questi percorsi faranno
parte di un 'disegno'
più ampio che mi sto accingendo a costruire... Ma non anticipo
nulla, perché attendo la conclusione di tutti i tracciati per
arrivare ad un unico grande itinerario!
Sono partito dal Rifugio Melezé alle
7:16 e ho percorso il falso piano fino a Sant'Anna di Bellino, su
asfalto. Da qui, la strada è diventata una mulattiera sterrata
carreggiabile. Anche se quasi subito ho imboccato la direzione
sbagliata: forse a causa del vallone stretto, il Garmin ha fatto
qualche capriccio. Dopo una quindicina di minuti nella direzione
errata (verso Rocca Senghi), un passante mi ha indicato la strada
corretta...
Ho proseguito tra pascoli pianeggianti
con una salita costante. Ad un certo punto, però, superato Pian
Ceiol e andando verso Le Barricate, la pendenza è diventata davvero
impegnativa! Si costeggia un fiumiciattolo che scorre impetuoso ed è
affluente del Varaita di Bellino. Qui il sentiero segue il bordo,
interamente in pietra, a ridosso di alcune piccole cascate. Per
attraversare la corrente d'acqua è necessaria molta attenzione,
perché sono presenti alcune travi larghe 20 cm da percorrere un
piede davanti all'altro… pena una rovinosa caduta a mollo!
Proseguendo, si apre un nuovo pianoro
con pascoli d'alta quota e qualche vecchia baita, forse ormai
abbandonata ma non in condizioni così pessime. Mi chiedo come deve
essere vivere lassù, lontanissimi da tutto! Zona Grange
dell'Autaret.
La neve era assente, ma salendo verso
i 2800 m si trovavano molti banchi misti a pietraia. Alcuni
richiedevano attenzione, perché al di sotto scorrevano piccoli corsi
d'acqua, il cui rumore era sempre percepibile.
La pietraia era costituita da
brandelli sottili, che scivolavano via sotto i piedi, anche a causa
dell'alta presenza d'acqua sul terreno che rendeva tutto viscido.
Man mano che mi avvicinavo alla cresta
dello spartiacque, iniziavo a intravedere delle strutture. La più
curiosa, che non ho visitato, è un grosso bunker in cemento armato,
residuo della guerra. Poi un'antenna ben visibile, di tipo
meteorologico, ed alcune strutture in pietra sparse lì attorno.
Del bivacco osservando dal versante di
Bellino, nessuna traccia di segnalazioni... cosa che mi ha allarmato
non poco! Tuttavia, arrivato in cresta e seguendo le indicazioni
verso la vetta(La Colletta nei pressi del monte Faraut) (sentiero S2), poco più avanti il
bivacco è emerso in tutto il suo splendore!
All'apparenza piccolo, ma una volta
dentro le dimensioni sembrano cambiare: interamente in legno, con
vari letti a castello, zona radio, energia elettrica da pannello
solare, un po' di cibo, attrezzi vari ed altro. Un luogo a
disposizione di tutti, che però richiede grande rispetto da parte di
chi vi transita, perché è fondamentale lasciarlo intatto!
Terminata la perlustrazione
all'altezza di 2840 m, alle ore 10:10 circa, è iniziata la discesa
per il ritorno. Sulla pietraia ho improvvisato, imboccando una via
più diretta rispetto a quella della salita, anche perché il
sentiero era visibile solo a tratti per via dei banchi di neve.
È incredibile come il ritorno, un po'
per la discesa e un po' per la voglia di rientrare, sia sempre
decisamente più veloce della salita!
Vista l'ora avanzata della mattina, ho
iniziato a incrociare passanti che salivano mentre io scendevo. Il
caldo iniziava a farsi sentire, anche perché in salita avevo
incontrato alcune volte una tenue pioggerellina, che senza dubbio
rinfrescava.
Ho raggiunto il Rifugio Melezé poco
prima delle ore 12:00, con una percorrenza complessiva di 17,66 km e
un tempo totale di 4 ore e 28 minuti. Classico caffè di rito al
rifugio, due chiacchiere con il gestore e poi verso casa, in auto.
Come mia consuetudine, questa
avventura è stata preparata con la Tecnicadel Monoallenamento Settimanale.
Anche se lo stile trail centrava poco, salvo la corsa in discesa, ho
comunque completato la percorrenza in modalità escursionistica,
utilizzando una singola uscita settimanale di allenamento, come
questo metodo insegna, per salvaguardare articolazioni e recupero.