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sabato 10 gennaio 2026

Percorrenza sul lungo Maira, da Villafalletto a Racconigi


 


Oggi(Sabato 10-01-2026) finalmente, dopo vari sopralluoghi, ho messo in pratica e completato la percorrenza a piedi sul lungo Maira da Villafalletto a Racconigi.

Anche questa uscita è stata realizzata con la tecnica del Monoallenamento Setimanale 

Un'avventura singolare, dato che si concentra tutta sul bordo del fiume e spesso i paesi si evitano, salvo appunto, Villafalletto, Savigliano e Racconigi. Mentre Vottignasco, Cavaller Maggiore e Cavaller Leone sono lasciati da parte.


 

Sono però riuscito nel tragitto a gustarmi un buon caffè presso un bar situato lungo la strada del paese con una deviazione davvero minima sul tragitto.



 

Sveglia alle 7.00 e partenza da Villafalletto alle ore 8.40 circa, per andare lungo il fiume. Ho tenuto il lato sinistro per iniziare ma poi subito dopo il primo ponte sono passato a destra, mantenendo sempre quel lato fino a Savigliano, quindi d'obbligo dopo la piscina del paese ritornare a sinistra, per mantenerlo a lungo e solo per un breve tratto dopo Cavaller Leone sono tornato a destra del fiume Maira, per concludere il tragitto a Racconigi nuovamente a sinistra!


 

La percorrenza non è stata molto variata, pur essendo immersa nella natura nonostante la totale situazione pianeggiante tra campi paesi e periferie. La vegetazione lungo il due lati del Maira non manca mai, estendendosi per alcune decine di metri lateralmente...



 

Alcuni camminatori erano presenti, così come dei ciclisti incrociati qui e là.

La percorrenza è terminata sulla periferia di Racconigi in prossimità ponte verso Murello ma ho comunque voluto proseguire per arrivare nei pressi della Scuola Media Muzzone, dove ho insegnato per alcuni anni... Dei quali custodisco bellissimi ricordi.



 

La percorrenza si è estesa per poco più di 34 chilometri complessivi con un tempo di 6 ore e 26 minuti




Rimando al mio ultimo progetto, ovvero il Cammino della Via Transalpina dei Contrabbandieri:


 

 https://www.bertinettobartolomeodavide.it/viadeicontrabbandieri/

 


Segue dettaglio:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2745686050

 

Video Live:


 

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento Libro UltraTrail 

 

 


domenica 5 ottobre 2025

L’ultima tappa della Via dei Contrabbandieri: da Entracque a Upega

 


 

È arrivata anche questa domenica, 5 ottobre 2025, e con essa l’occasione di affrontare l’ultima tratta della Via dei Contrabbandieri: un percorso affascinante che parte da Entracque e termina a Upega, passando per Limonetto. Un itinerario che chiude simbolicamente un progetto che coltivo da tempo, con l’ambizione di creare un cammino permanente e ben tracciato che conduca i trekker dalla Valle Po fino al mare, attraversando il suggestivo borgo medievale di Dolceacqua. Per l'appunto il cammino della Via dei Contrabbandieri.

Lavoro a questa idea da maggio 2025, ma la sua gestazione è iniziata molto prima, in forma teorica e nei sogni di tanti anni. Tutte le altre sezioni del percorso sono già state esplorate e documentate: mancava solo questo tratto, che oggi prende finalmente forma.

Alle 7:25 del mattino raggiungo Entracque. Cinque minuti dopo sto già camminando, attraversando le vie del suo incantevole centro storico. Avevo pensato di fermarmi per un caffè, ma ho preferito rimandare la pausa a metà percorso, per godermela con più gusto.


 

Superato il paese, svolto a sinistra. In Via Comaletto commetto il primo errore di direzione, finendo su Strada Sartaria. In ogni caso, in imprese come questa è fondamentale prestare attenzione alla strada. Trovare un punto caldo e accogliente lungo il cammino è stato essenziale, soprattutto considerando le molte ore di solitudine che mi separano da casa.

Ma veniamo al cuore del racconto: 55 chilometri percorsi in solitaria, grazie alla tecnica del Monoallenamento Settimanale. Da Strada Sartaria mi dirigo verso il canalone della valle, costeggiando il torrente Gesso. Parto da quota 830 metri s.l.m. e salgo progressivamente fino al Passo della Mena, a 2200 metri, passando per Gias del Adreit, dove l’ultima baita segnala l’inizio della zona alpina.

Attraverso il torrente e abbandono la comoda sterrata per un sentiero più selvaggio, che si inerpica sul versante sinistro. Il tracciato alterna salite e discese, con tratti ripidi dove è necessario aiutarsi con le mani. In un punto trovo persino un cavo d’acciaio fissato alla roccia, utile per superare una parete esposta.

 

 

Raggiunto il Passo della Mena, entro nel territorio di Vernante e proseguo verso Limonetto, attraversando sentieri tra massi e laghetti alpini, tra cui il Lago degli Alberghi. Dopo il lago, la salita si fa ancora più verticale: metto da parte i bastoncini e affronto l’ultimo strappo fino al Passo di Ciotto Mieu (2274 m). Da lì si apre una distesa di pascoli verdi, con in lontananza le case di Limonetto. Decido di non scendere fino al paese per risparmiare tempo, anche se mi avvicino davvero a un passo.

Attraverso Pian Manoro, bagnato dal Rio della Chiesa, e al bivio con Limonetto svolto a destra verso gli impianti sciistici della zona San Lorenzo. Tutto è chiuso, e il caffè che desideravo resta un miraggio. In lontananza scorgo il Colle di Tenda e, poco prima dei forti, trovo il frequentato Bar/Ristorante “Le Marmotte” sulla Strada dei Forti. Qui mi concedo uno spuntino rigenerante prima di ripartire.

Raggiungo il Grande Forte, ormai in rovina ma ancora maestoso. Lo attraverso completamente, scattando qualche foto, e proseguo a piedi. I paesaggi sono mozzafiato: ho scattato e filmato tantissimo. Dopo Entracque ho incontrato poca gente, mentre tra Limonetto e i forti c’era più movimento. Il tratto verso Upega, invece, è stato quasi desertico, complice l’approssimarsi della notte.


 

Dopo i forti inizia la lunga strada militare, che seguo per oltre venti chilometri. Oltrepasso Colle Capanino e proseguo verso gli impianti sciistici. Per gran parte del percorso, il Re di Pietra, il Monte Viso, domina l’orizzonte con la sua imponenza.

Vicino agli impianti trovo una baracca per il pedaggio dei mezzi motorizzati, ma il transito a piedi è libero. Poco dopo incrocio un semaforo alimentato a energia solare: insolito in alta montagna, ma necessario per regolare il traffico su una strada così stretta. Attenzione: il rosso può durare anche decine di minuti!

Proseguo e raggiungo Colle de la Perle (2086 m), poi Colle della Boaria (2102 m). È ancora giorno. La strada diventa Route du Marguareis e incrocio numerosi colli: Colle delle Carsene, Col de Melabergue. In tutto il tragitto incontro solo due veicoli: un furgone 4x4 e una Suzuki Jimny.

 


 

Mi fermo al Rifugio Don Barbera, che appare provvidenzialmente al confine tra giorno e notte. Mi scaldo, chiedo informazioni, bevo un ultimo caffè e faccio uno spuntino. Quando esco, è buio, ma la Luna piena illumina ogni cosa.

Abbandono la strada militare e imbocco un sentiero montano che mi porta alla Cima di Pertegà (2350 m), lungo la Via Marenca. Al Colle delle Selle Vecchie mi fermo ad ammirare il panorama: da lì, volgendo lo sguardo verso Savona, vedo il mare in lontananza, riflesso dalla Luna.

Ritorno brevemente sulla strada militare, poi svolto a sinistra e inizio la lunga discesa nella pineta. Qui la luce lunare non penetra, schermata dai fitti alberi. Proseguo fino a Case Nivorina, dove alcuni cartelli indicano la direzione per Upega.

Poco prima del ponte che precede l’ingresso nel paese, vengo bloccato per dieci minuti da un branco di cani Maremmani che sorvegliano le loro pecore. Tutto si risolve senza problemi e riesco a passare.

 




 

Arrivato a Upega, attendo mia moglie per circa un’ora. Fa molto freddo: alle 21:44 il termometro segna 3 gradi. Ma sono completamente soddisfatto: 55 chilometri percorsi in 14 ore e 19 minuti, con un dislivello positivo di 2900 metri e negativo di 2500. Un percorso per lo più scorrevole, con un 10% davvero impegnativo, soprattutto sul versante di Entracque.

Questa è l’ultima tappa che completa il mio progetto: il Cammino della Via dei Contrabbandieri. Presto scriverò una panoramica su questa nuova idea di collegamento tra la Valle Po (Pian del Re e Pian Munè) e Dolceacqua, in direzione del mare.

 

 


 

 Ribadisco ancora una volta che questo tragitto tra Entracque e Upega è stato realizzato grazie alla Tecnica del MonoallenamentoSettimanale.

 

Track GPS Komoot:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2619600543?share_token=aP96BM6ZNYPlfwGYWjirQPqF15bU8hsaT48AFXU0qS6qtYJD7N

 

VIDEO LIVE YOUTUBE: 


 

 

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sabato 14 giugno 2025

Escursione a piedi dal Rifugio Melezé(Bellino) al Bivacco Carmagnola(Confine Valle Maira) - Tecnica Monoallenamento Settimanale

 

Oggi(14-06-2025) ho finalmente iniziato un'avventura a piedi che pianificavo da alcune settimane, ma che sono stato costretto a rimandare in attesa che svanisse la neve, visto che la quota massima raggiunta è stata quasi di 2850m!

L'idea originale era di percorrere interamente il tragitto dal Rifugio Melezé fino ad Acceglio (Viviere), ma restava il problema del recupero dell'automobile, cosa che avrebbe comportato un noioso ritorno lungo lo stesso percorso per molti chilometri.
Durante la notte(sonno mancato!), ho avuto l'idea di spezzare il tragitto e recarmi alla massima quota prevista per raggiungere il bellissimo Bivacco Carmagnola. Dopo aver raggiunto questa tappa intermedia, ho fatto ritorno all'auto. L'altra parte del percorso la affronterò da Acceglio verso il Bivacco Carmagnola nella prossima occasione utile.


 

Come ho accennato già nell'avventura tra Pian Muné e Sant'Anna, questi percorsi faranno parte di un 'disegno' più ampio che mi sto accingendo a costruire... Ma non anticipo nulla, perché attendo la conclusione di tutti i tracciati per arrivare ad un unico grande itinerario!

Sono partito dal Rifugio Melezé alle 7:16 e ho percorso il falso piano fino a Sant'Anna di Bellino, su asfalto. Da qui, la strada è diventata una mulattiera sterrata carreggiabile. Anche se quasi subito ho imboccato la direzione sbagliata: forse a causa del vallone stretto, il Garmin ha fatto qualche capriccio. Dopo una quindicina di minuti nella direzione errata (verso Rocca Senghi), un passante mi ha indicato la strada corretta...


 

Ho proseguito tra pascoli pianeggianti con una salita costante. Ad un certo punto, però, superato Pian Ceiol e andando verso Le Barricate, la pendenza è diventata davvero impegnativa! Si costeggia un fiumiciattolo che scorre impetuoso ed è affluente del Varaita di Bellino. Qui il sentiero segue il bordo, interamente in pietra, a ridosso di alcune piccole cascate. Per attraversare la corrente d'acqua è necessaria molta attenzione, perché sono presenti alcune travi larghe 20 cm da percorrere un piede davanti all'altro… pena una rovinosa caduta a mollo!

Proseguendo, si apre un nuovo pianoro con pascoli d'alta quota e qualche vecchia baita, forse ormai abbandonata ma non in condizioni così pessime. Mi chiedo come deve essere vivere lassù, lontanissimi da tutto! Zona Grange dell'Autaret.



 

La neve era assente, ma salendo verso i 2800 m si trovavano molti banchi misti a pietraia. Alcuni richiedevano attenzione, perché al di sotto scorrevano piccoli corsi d'acqua, il cui rumore era sempre percepibile.

La pietraia era costituita da brandelli sottili, che scivolavano via sotto i piedi, anche a causa dell'alta presenza d'acqua sul terreno che rendeva tutto viscido.

Man mano che mi avvicinavo alla cresta dello spartiacque, iniziavo a intravedere delle strutture. La più curiosa, che non ho visitato, è un grosso bunker in cemento armato, residuo della guerra. Poi un'antenna ben visibile, di tipo meteorologico, ed alcune strutture in pietra sparse lì attorno.




 

Del bivacco osservando dal versante di Bellino, nessuna traccia di segnalazioni... cosa che mi ha allarmato non poco! Tuttavia, arrivato in cresta e seguendo le indicazioni verso la vetta(La Colletta nei pressi del monte Faraut) (sentiero S2), poco più avanti il bivacco è emerso in tutto il suo splendore!

All'apparenza piccolo, ma una volta dentro le dimensioni sembrano cambiare: interamente in legno, con vari letti a castello, zona radio, energia elettrica da pannello solare, un po' di cibo, attrezzi vari ed altro. Un luogo a disposizione di tutti, che però richiede grande rispetto da parte di chi vi transita, perché è fondamentale lasciarlo intatto!




 

Terminata la perlustrazione all'altezza di 2840 m, alle ore 10:10 circa, è iniziata la discesa per il ritorno. Sulla pietraia ho improvvisato, imboccando una via più diretta rispetto a quella della salita, anche perché il sentiero era visibile solo a tratti per via dei banchi di neve.

È incredibile come il ritorno, un po' per la discesa e un po' per la voglia di rientrare, sia sempre decisamente più veloce della salita!

Vista l'ora avanzata della mattina, ho iniziato a incrociare passanti che salivano mentre io scendevo. Il caldo iniziava a farsi sentire, anche perché in salita avevo incontrato alcune volte una tenue pioggerellina, che senza dubbio rinfrescava.

Ho raggiunto il Rifugio Melezé poco prima delle ore 12:00, con una percorrenza complessiva di 17,66 km e un tempo totale di 4 ore e 28 minuti. Classico caffè di rito al rifugio, due chiacchiere con il gestore e poi verso casa, in auto.

 



 

Come mia consuetudine, questa avventura è stata preparata con la Tecnicadel Monoallenamento Settimanale. Anche se lo stile trail centrava poco, salvo la corsa in discesa, ho comunque completato la percorrenza in modalità escursionistica, utilizzando una singola uscita settimanale di allenamento, come questo metodo insegna, per salvaguardare articolazioni e recupero.

 

Video Live della Percorrenza: 

 

File Komot della traccia GPS: https://www.komoot.com/it-it/tour/2324097077
 


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