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domenica 6 luglio 2025

Tra i due versanti della Valle Maira: Bivacco Carmagnola e Rifugio Gardetta, passando da Acceglio

 

 


Ho esplorato, in diverse uscite, la splendida Valle Maira: un mondo a parte, incastonato tra le montagne della provincia di Cuneo. Tra la Valle Po e la Stura si trovano svariate vallate, ma osservare la Maira porta il pensiero verso monti estranei alle nostre zone.

In particolare, nel vallone le cascate di Stroppia! Già poco dopo il Bivacco Carmagnola si intravedono, seppur piccole in lontananza, si percepiscono maestose oltre misura. Sprigionano nuvole di vapore grazie ai numerosi metri di caduta dell’acqua, che appaiono appena ci si avvicina.

Scendendo dal Colle di Bellino, che si aggira attorno ai 2900 m, si apre un enorme canalone di origine glaciale, come una guida naturalistica ricorderebbe puntualmente.

 



Il sentiero dopo il Bivacco Carmagnola è agevole: consiglio però di non scendere lungo la mulattiera militare sterrata verso Acceglio, ma di percorrere la Valle di Mourin seguendo il relativo fiumiciattolo. Chilometricamente i due percorsi si equivalgono, ma il panorama è completamente diverso. A giugno il sentiero appare pulito, neve non se ne vede. Durante la discesa sarà necessario attraversare in alcuni punti il rigagnolo Mourin, ma nulla di impervio: spesso basta appoggiare i piedi sui massi per oltrepassarlo.

Si incontrano vari piccoli gruppi di baite radunate, ed altre isolate, tutte in buono stato di conservazione. Proseguendo si passa quasi sotto le già citate cascate di Stroppia, luogo magnifico, e si scende ancora verso Chiappera, dove è possibile parcheggiare l’auto. La distanza a piedi tra il Colle di Bellino e la zona del Rifugio Campo Base è di circa 10 km.



 

Giunti qui, dopo una meritata pausa al rifugio, si prosegue in discesa verso Acceglio, per poi risalire percorrendo la Valle di Unerzio, forse la zona più bella di tutta la Valle Maira, fino a raggiungere Chialvetta, con la sua Chiesetta che lascia intravedere il maestoso campanile della borgata.

 



 

Ancora avanti, osservando da lontano il vallone che si restringe, si possono immaginare meravigliosi luoghi d’alta montagna. Il dislivello, certo, non manca.

Dopo un paio di chilometri da Chialvetta si raggiunge Viviere, un altro borgo che merita di essere visitato, con tutte le sue baite ben restaurate, anche grazie all’influenza di turisti tedeschi. Qui, a ridosso della strada, si trovano baite dove è possibile richiedere affitti brevi e pernottare in luoghi di raro incanto (contattatemi!).

La strada si trasforma in mulattiera e poi in sentiero. A un certo punto si vede un bel Pilone Votivo e si apre una grande fattoria(Prato Ciorliero e Grangie Calandra) che sfrutta un intero pianoro, salendo verso la Gardetta: si tratta dell’ultimo baluardo di “civiltà” in questa zona.

 



Il sentiero diventa ripido e stretto, abbastanza frequentato e adatto anche alla percorrenza in bicicletta, sebbene a tratti sia tecnico. Nulla di difficile, invece, se affrontato a piedi.

Si raggiungono alcune fortificazioni militari che sono state parzialmente distrutte poiché distano a meno di 15 km dal confine (come mi ha insegnato una guida naturalistica!). È possibile visitarle, con la dovuta prudenza.

 



Da qui si raggiunge un altopiano, da cui si intravede un colle di circa 2800m di fronte ovvero Rocca La Meja, che sembra esotico: ricorda qualche lontano colle della Patagonia. Vale la pena fermarsi a scattare una foto mentre si è sul valico della Gardetta.

 




Dopo circa 500 m e un po’ di dislivello perso, si raggiunge il Rifugio Gardetta, locale perfettamente equipaggiato, dove è possibile concedersi un meritato momento di riposo. (Specifico la gentilezza del personale e la possibilità di gustare un buon caffè a solo 1 euro, cosa rara nel 2025!). Da Acceglio a qui sono circa 11 km e 1400 m di dislivello positivo.




 

 

Da questo punto inizia una poderosa discesa verso Vinadio lasciando la Valle Maira per entrare nella Valle Stura., che descriverò più avanti, dato che in questa occasione sono dovuto tornare ad Acceglio per il recupero dell'automobile parcheggiata.

 

 



Concludo scrivendo che questa Valle è anche la terra natale del pittore Olivero Matteo

 




  

 Mappa GPS:

- (26-06-2025) Campo Base(Chiappera) - Bivacco Carmagnola: https://www.komoot.com/it-it/tour/2367158542?share_token=asLIpqC6djjaJd6UvcyI9eWOFaA0SgD17iT8z0nRsENvjVi85n&ref=wta 

 - (06-07-2025) Acceglio - Rifugio Gardetta: https://www.komoot.com/it-it/tour/2383491766?share_token=aKW5BsIdv01oGB2eGJtZBcQzIjl22pdhyKpilo6Nx1aS6Yn5PZ&ref=wta 

 

Video YouTube LIVE, di entrambi i tragitti:




 

Anche per le due uscite qui descritte è stata usata la Tecnica del Monoallenamento Settimanale:

http://www.bertinettobartolomeodavide.it/ultratrail/index.html#google_vignette 

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento |

Libro UltraTrail

 


domenica 15 giugno 2025

Hiking excursion from Rifugio Melezé (Bellino) to Bivacco Carmagnola (Maira Valley border) - Weekly single-training technique.

 

Today(14-06-2025), I finally embarked on a hiking adventure that I had been planning for several weeks but was forced to postpone until the snow melted, given that the highest altitude reached was nearly 2,850 meters!

The original idea was to complete the entire route from Rifugio Melezé to Acceglio (Viviere), but there remained the issue of retrieving the car, which would have meant a tedious return along the same path for many kilometers.

During the night (with little to no sleep!), I came up with the idea of splitting the journey and heading to the highest planned altitude to reach the beautiful Bivacco Carmagnola. After reaching this intermediate stop, I returned to my car. I will tackle the other part of the route from Acceglio to Bivacco Carmagnola on the next suitable occasion.

 

 

As I already mentioned during the adventure between Pian Muné and Sant’Anna, these routes will be part of a broader plan that I am gradually building… But I won’t reveal anything yet, as I’m waiting for all the trails to be completed to create one great itinerary!

I set off from Rifugio Melezé at 7:16 and followed the gentle incline to Sant’Anna di Bellino on asphalt. From there, the road turned into a passable dirt mule track. Though almost immediately, I took the wrong direction—perhaps due to the narrow valley, my Garmin acted up. After about fifteen minutes heading the wrong way (toward Rocca Senghi), a passerby pointed me toward the correct route...

 

I continued through flat pastures with a steady ascent. At a certain point, however, after passing Pian Ceiol and heading toward Le Barricate, the incline became truly demanding! The path runs alongside a rushing stream, a tributary of the Varaita di Bellino. Here, the trail follows the stone-lined edge, right beside some small waterfalls. Crossing the water requires great caution, as there are a few beams just 20 cm wide—one must step carefully, one foot in front of the other... or risk an unfortunate plunge into the water!

Moving forward, a new plateau opens up, with high-altitude pastures and a few old mountain huts—perhaps abandoned, but not in terrible condition. I wonder what it must be like to live up there, so far from everything! Grange dell’Autaret area.

 

 

 

 

There was no snow, but as I ascended toward 2,800 meters, I encountered many rocky patches mixed with scree. Some required caution, as small streams flowed beneath them, their murmuring sound constantly audible.

The scree consisted of thin fragments that slipped away underfoot, further complicated by the high presence of water on the ground, which made everything slick.

As I approached the watershed ridge, I started to glimpse a few structures. The most intriguing one, which I didn’t visit, was a large reinforced concrete bunker—a remnant of the war. Then, a clearly visible meteorological antenna and several scattered stone structures nearby.

 

 

 

 

From the Bellino side, there were no visible signs indicating the presence of the bivouac… which was quite alarming! However, once I reached the ridge and followed the markings toward the summit (La Colletta near Monte Faraut, trail S2), just a little further ahead, the bivouac appeared in all its glory!

At first glance, it seemed small, but once inside, the perception changed—it was entirely made of wood, with several bunk beds, a radio area, solar-powered electricity, some food supplies, various tools, and more. A place open to all, yet one that demands great respect from those passing through, as keeping it intact is essential!

 

 

 

 

 

After completing the exploration at an altitude of 2,840 meters, around 10:10 AM, I began the descent back. On the rocky terrain, I improvised, taking a more direct route compared to the ascent, especially since the path was only partially visible due to patches of snow.

It’s incredible how the return journey, partly because of the downhill slope and partly due to the eagerness to get back, is always noticeably faster than the ascent!

As the morning progressed, I started crossing paths with hikers making their way up while I was descending. The heat was becoming noticeable, though during the climb, I had occasionally encountered a light drizzle that had provided some refreshing relief.

I reached Rifugio Melezé just before noon, covering a total distance of 17.66 km in 4 hours and 28 minutes. A customary post-hike coffee at the refuge, a quick chat with the host, and then back home by car.

 

 

 

 

As is my custom, this adventure was prepared using the Weekly Single-Training Technique. Although it didn’t fully align with a trail-running style—except for the downhill running—I still completed the route in a hiking mode, following the principle of a single weekly training session, as this method teaches, to protect the joints and support recovery.

 

Video Live Youtube of adventure:


   

Below is the detail of the reference links related to my ultratrail and trail articles:

Very long distances | Routes | Competitions | Solo adventures | TRAVEL TRAIL | Publications | Training strategy |
UltraTrail eBook |
 

 

 

 

sabato 14 giugno 2025

Escursione a piedi dal Rifugio Melezé(Bellino) al Bivacco Carmagnola(Confine Valle Maira) - Tecnica Monoallenamento Settimanale

 

Oggi(14-06-2025) ho finalmente iniziato un'avventura a piedi che pianificavo da alcune settimane, ma che sono stato costretto a rimandare in attesa che svanisse la neve, visto che la quota massima raggiunta è stata quasi di 2850m!

L'idea originale era di percorrere interamente il tragitto dal Rifugio Melezé fino ad Acceglio (Viviere), ma restava il problema del recupero dell'automobile, cosa che avrebbe comportato un noioso ritorno lungo lo stesso percorso per molti chilometri.
Durante la notte(sonno mancato!), ho avuto l'idea di spezzare il tragitto e recarmi alla massima quota prevista per raggiungere il bellissimo Bivacco Carmagnola. Dopo aver raggiunto questa tappa intermedia, ho fatto ritorno all'auto. L'altra parte del percorso la affronterò da Acceglio verso il Bivacco Carmagnola nella prossima occasione utile.


 

Come ho accennato già nell'avventura tra Pian Muné e Sant'Anna, questi percorsi faranno parte di un 'disegno' più ampio che mi sto accingendo a costruire... Ma non anticipo nulla, perché attendo la conclusione di tutti i tracciati per arrivare ad un unico grande itinerario!

Sono partito dal Rifugio Melezé alle 7:16 e ho percorso il falso piano fino a Sant'Anna di Bellino, su asfalto. Da qui, la strada è diventata una mulattiera sterrata carreggiabile. Anche se quasi subito ho imboccato la direzione sbagliata: forse a causa del vallone stretto, il Garmin ha fatto qualche capriccio. Dopo una quindicina di minuti nella direzione errata (verso Rocca Senghi), un passante mi ha indicato la strada corretta...


 

Ho proseguito tra pascoli pianeggianti con una salita costante. Ad un certo punto, però, superato Pian Ceiol e andando verso Le Barricate, la pendenza è diventata davvero impegnativa! Si costeggia un fiumiciattolo che scorre impetuoso ed è affluente del Varaita di Bellino. Qui il sentiero segue il bordo, interamente in pietra, a ridosso di alcune piccole cascate. Per attraversare la corrente d'acqua è necessaria molta attenzione, perché sono presenti alcune travi larghe 20 cm da percorrere un piede davanti all'altro… pena una rovinosa caduta a mollo!

Proseguendo, si apre un nuovo pianoro con pascoli d'alta quota e qualche vecchia baita, forse ormai abbandonata ma non in condizioni così pessime. Mi chiedo come deve essere vivere lassù, lontanissimi da tutto! Zona Grange dell'Autaret.



 

La neve era assente, ma salendo verso i 2800 m si trovavano molti banchi misti a pietraia. Alcuni richiedevano attenzione, perché al di sotto scorrevano piccoli corsi d'acqua, il cui rumore era sempre percepibile.

La pietraia era costituita da brandelli sottili, che scivolavano via sotto i piedi, anche a causa dell'alta presenza d'acqua sul terreno che rendeva tutto viscido.

Man mano che mi avvicinavo alla cresta dello spartiacque, iniziavo a intravedere delle strutture. La più curiosa, che non ho visitato, è un grosso bunker in cemento armato, residuo della guerra. Poi un'antenna ben visibile, di tipo meteorologico, ed alcune strutture in pietra sparse lì attorno.




 

Del bivacco osservando dal versante di Bellino, nessuna traccia di segnalazioni... cosa che mi ha allarmato non poco! Tuttavia, arrivato in cresta e seguendo le indicazioni verso la vetta(La Colletta nei pressi del monte Faraut) (sentiero S2), poco più avanti il bivacco è emerso in tutto il suo splendore!

All'apparenza piccolo, ma una volta dentro le dimensioni sembrano cambiare: interamente in legno, con vari letti a castello, zona radio, energia elettrica da pannello solare, un po' di cibo, attrezzi vari ed altro. Un luogo a disposizione di tutti, che però richiede grande rispetto da parte di chi vi transita, perché è fondamentale lasciarlo intatto!




 

Terminata la perlustrazione all'altezza di 2840 m, alle ore 10:10 circa, è iniziata la discesa per il ritorno. Sulla pietraia ho improvvisato, imboccando una via più diretta rispetto a quella della salita, anche perché il sentiero era visibile solo a tratti per via dei banchi di neve.

È incredibile come il ritorno, un po' per la discesa e un po' per la voglia di rientrare, sia sempre decisamente più veloce della salita!

Vista l'ora avanzata della mattina, ho iniziato a incrociare passanti che salivano mentre io scendevo. Il caldo iniziava a farsi sentire, anche perché in salita avevo incontrato alcune volte una tenue pioggerellina, che senza dubbio rinfrescava.

Ho raggiunto il Rifugio Melezé poco prima delle ore 12:00, con una percorrenza complessiva di 17,66 km e un tempo totale di 4 ore e 28 minuti. Classico caffè di rito al rifugio, due chiacchiere con il gestore e poi verso casa, in auto.

 



 

Come mia consuetudine, questa avventura è stata preparata con la Tecnicadel Monoallenamento Settimanale. Anche se lo stile trail centrava poco, salvo la corsa in discesa, ho comunque completato la percorrenza in modalità escursionistica, utilizzando una singola uscita settimanale di allenamento, come questo metodo insegna, per salvaguardare articolazioni e recupero.

 

Video Live della Percorrenza: 

 

File Komot della traccia GPS: https://www.komoot.com/it-it/tour/2324097077
 


Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

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