Eccomi pronto a raccontare il tratto percorso ieri lungo la Via dei Contrabbandieri, concentrandomi sull’aggiunta della bretella conclusiva che dal Monte Toraggio scende verso Dolceacqua, evitando il passaggio attraverso altri comuni della Valle di Nervia e mantenendo così un itinerario immerso nella natura più autentica. Prima di entrare nel vivo della descrizione desidero ringraziare il Sindaco di Dolceacqua, Fulvio Gazzola, che con grande disponibilità mi ha suggerito questa soluzione, pensata proprio per snellire la Via dei Contrabbandieri senza snaturarne l’essenza ambientale. Domenica 30 agosto 2026 ne ho percorso una parte con molto piacere, ed è di questa esperienza che ora scrivo.
Ho intrapreso il percorso in senso inverso rispetto alla direzione classica, rispetto al tragitto come può essere immaginato partendo dalla Valle Po: sono partito da Dolceacqua risalendo verso Cima Tramontana. La salita iniziale è su sentiero, ma ben presto si raggiunge una strada forse militare che corre lungo il crinale e segna il confine tra Ventimiglia e Dolceacqua, a pochi passi dall’Alta Via dei Monti Liguri. Proseguendo sullo spartiacque si arriva al Passo del Cane, un tratto lungo ma scorrevole grazie alla carreggiabile che permette di avanzare con buon ritmo. Il paesaggio alterna boschi e pascoli, creando un ambiente vario e piacevole, e continuando si raggiunge il Colle dei Saviglioni.
Lungo il cammino si incontrano alcune vecchie baite, ma ciò che colpisce maggiormente è la presenza sorprendente di imponenti fontane in cemento armato, ormai asciutte. La loro quantità fa pensare che un tempo questa zona fosse stata 'bonificata' e ricca di punti d’acqua, probabilmente utilizzati anche per l’abbeveraggio dei cavalli. Oggi invece non si trova una fontana per tutto il tragitto, che misura circa venticinque chilometri(40km circa se si include il Monte Toraggio), e nelle giornate più calde è indispensabile portare con sé una buona scorta di liquidi.
Proseguendo sulla via ci si dirige verso le Case di Lanzo, a poche centinaia di metri dal confine francese. All’altezza del rifugio Pau(non gestito), un cartello indica una deviazione di circa venti minuti in salita verso una possibile fonte, la 'Fontana Povera'. Purtroppo, complice il clima torrido di questi giorni, l’ho trovata completamente in secca. Si continua quindi lungo una variante dell’Alta Via dei Monti Liguri, indicata anche come Via del Balcone, che costeggia interamente il confine di Rocchetta Nervina e poi quello di Pigna. Le ore scorrono veloci, i chilometri un po’ meno: il caldo intenso concentra l’attenzione sulla ricerca dell’acqua, che continua a mancare ma resta un pensiero fisso. Incontro un paio di tunnel davvero caratteristici, alternati a pinete fresche e silenziose, e lungo la strada appaiono anche alcune costruzioni curiose, bunker in cemento armato oggi trasformati in stalle. Edifici straordinari, robusti e praticamente intatti nonostante il passare del tempo e il cambio di funzione.
Avanzando ancora si raggiunge la Sella di Gouta, un piccolo 'parco' naturale fatto di pascoli curati dove alcune famiglie si godono un pic-nic. Chiedo qualche conferma sulla direzione e proseguo per un paio di chilometri, sperando di trovare finalmente una fontana. Così accelero il passo fino al rifugio di Gouta, dove posso finalmente bere e riposare qualche minuto. Tutto questo viaggio nasce dall’idea di aggiungere una variante che dal Monte Toraggio conduca direttamente a Dolceacqua, restando sempre in quota e scendendo solo alla fine verso il traguardo, senza attraversare altri comuni. Una scelta ottima, che senza dubbio inserirò tra le opzioni nel libro dedicato, nel prossimo ed imminente aggiornamento.
Per il seguito dell’avventura non ho potuto proseguire verso il Monte Toraggio: i chilometri mancanti erano ancora molti e la notte si avvicinava. Ho quindi deciso di scendere verso Pigna, dato che ne restavano ancora ventitré oltre ai venticinque già percorsi per arrivare al rifugio di Gouta. La via asfaltata è risultata più rapida per chiudere l’anello, anche se decisamente meno panoramica. I chilometri scorrono lungo questa lunghissima discesa su strade già note, passando per Pigna e poi sul trafficato stradone verso Isolabona al tramonto. Dopo Isolabona, in piena notte, raggiungo finalmente la mia auto parcheggiata a Dolceacqua. L’anello è stato completato in undici ore e ventitré minuti, per una distanza totale di quarantasette chilometri e un dislivello complessivo di tremila metri.
ITINERARIO GPS KOMOOT DELLA PERCORRENZA QUI DESCRITTA:
https://www.komoot.com/it-it/tour/3245689741
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