sabato 10 gennaio 2026

Percorrenza sul lungo Maira, da Villafalletto a Racconigi


 


Oggi(Sabato 10-01-2026) finalmente, dopo vari sopralluoghi, ho messo in pratica e completato la percorrenza a piedi sul lungo Maira da Villafalletto a Racconigi.

Un'avventura singolare, dato che si concentra tutta sul bordo del fiume e spesso i paesi si evitano, salvo appunto, Villafalletto, Savigliano e Racconigi. Mentre Vottignasco, Cavaller Maggiore e Cavaller Leone sono lasciati da parte.


 

Sono però riuscito nel tragitto a gustarmi un buon caffè presso un bar situato lungo la strada del paese con una deviazione davvero minima sul tragitto.



 

Sveglia alle 7.00 e partenza da Villafalletto alle ore 8.40 circa, per andare lungo il fiume. Ho tenuto il lato sinistro per iniziare ma poi subito dopo il primo ponte sono passato a destra, mantenendo sempre quel lato fino a Savigliano, quindi d'obbligo dopo la piscina del paese ritornare a sinistra, per mantenerlo a lungo e solo per un breve tratto dopo Cavaller Leone sono tornato a destra del fiume Maira, per concludere il tragitto a Racconigi nuovamente a sinistra!


 

La percorrenza non è stata molto variata, pur essendo immersa nella natura nonostante la totale situazione pianeggiante tra campi paesi e periferie. La vegetazione lungo il due lati del Maira non manca mai, estendendosi per alcune decine di metri lateralmente...



 

Alcuni camminatori erano presenti, così come dei ciclisti incrociati qui e là.

La percorrenza è terminata sulla periferia di Racconigi in prossimità ponte verso Murello ma ho comunque voluto proseguire per arrivare nei pressi della Scuola Media Muzzone, dove ho insegnato per alcuni anni... Dei quali custodisco bellissimi ricordi.



 

La percorrenza si è estesa per poco più di 34 chilometri complessivi con un tempo di 6 ore e 26 minuti





Segue dettaglio:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2745686050

 

Video Live:


 

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento Libro UltraTrail 

 

 


sabato 8 novembre 2025

Anello di 11,5km Caseldelfino - Rifugio Bagnour - Castello, per affinamento tratto Via dei Contrabbandieri

 

 

Questa mattina(Sabato 8 novembre 2025), considerati gli impegni serali legati all’astronomia(https://www.facebook.com/groups/192804784476834/permalink/2265958140494811/)Serata Castello della Manta e il desiderio di assaporare comunque un po’ di montagna, con l’intento di affinare alcuni dettagli relativi alla Via dei Contrabbandieri(https://www.facebook.com/photo?fbid=1229787869172358&set=a.448475793970240), ho deciso di intraprendere un’escursione mattutina tra Casteldelfino, il Rifugio Bagnour e Castello.


 

 Partito alle 8.00 da Casteldelfino, dopo un buon caffè al bar del paese, ho parcheggiato nei pressi della Chiesa all’ingresso, in piazza Valentino. Un breve tratto nel Budello e poi su, in salita verso Borgata Bertines, dove ci si addentra nel Parco Regionale del Monviso. Poco più a destra, ma fuori dal percorso principale, si trova Borgata Alboin, dove è presente una fontana.

 

Si incontrano alcuni bivi, ma è importante mantenere la direzione verso il Lac Bognour. Si prosegue dritti lungo una salita pressoché costante fino a Grange Pralambert Sottane e Soprane. Da qui non manca molto per raggiungere il Lago Secco, a quota 1894 m.





 

Questo lago è particolarmente interessante perché non è alimentato da un torrente, ma da residui di neve che si accumulano durante l’inverno. Tuttavia, la sua esistenza potrebbe essere a rischio, vista la progressiva diminuzione delle nevicate negli ultimi trent’anni. Non a caso, si possono osservare i vecchi livelli dell’acqua sulle rocce, via via in calo, che oggi rendono il lago poco più di una pozza. Le speranze di sopravvivenza per il piccolo crostaceo presente, risalente all’era glaciale, sono quindi remote: ormai sopravvive unicamente qui, sul nostro pianeta.



 

 Piccola parentesi: Il “gamberetto” del Lago Secco

Di seguito alcune informazioni disponibili online, riguardanti questa forma di vita che meriterebbe senz’altro maggiore attenzione:

Il piccolo crostaceo presente nel Lago Secco, presso il Rifugio Bagnour, è un Branchiopode, probabilmente un Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii), o una specie affine, endemica o rara.

Non si tratta di un vero gambero, ma di un piccolo crostaceo planctonico appartenente all’ordine dei Branchiopodi, un gruppo primitivo di crostacei d’acqua dolce.

Questi animali sono spesso chiamati “gamberetti delle pozze temporanee” o “fairy shrimps” in inglese.

Il Lago Secco, come il vicino Lago Bagnour, è un piccolo specchio d’acqua alpino che si trasforma in torbiera e può prosciugarsi in estate. In queste condizioni estreme sopravvivono solo organismi altamente specializzati.

I Branchiopodi come il Chirocephalus sono adattati a vivere in ambienti effimeri, come pozze temporanee o laghi stagionali. Le loro uova resistono alla siccità e si schiudono solo quando le condizioni tornano favorevoli.

Si nutrono di plancton, detriti organici e microalghe, contribuendo al ciclo della materia nei piccoli ecosistemi acquatici.

Alcune specie di Chirocephalus sono endemiche di singole valli alpine o addirittura di un solo lago, rendendole estremamente preziose per la biodiversità.

La presenza di questo crostaceo nel Lago Secco è un indicatore ecologico importante, segnalando un habitat ancora integro e poco disturbato.

Secondo fonti locali, questo crostaceo sarebbe esclusivo della zona, ma non è chiaro se si tratti di una specie già descritta o di una popolazione relitta da studiare meglio.

Proseguendo con ancora un po’ di dislivello, si raggiunge uno spazio aperto dove è possibile localizzare il Lac Bagnour e il relativo Rifugio, a quota 2025 m. Una breve pausa con uno spuntino, composto dalle poche cose presenti nel fidato zaino, ma in montagna sempre buone anche se semplici! In quel momento il Rifugio era chiuso, come previsto per la stagione. Dopo l’arrivo di altri escursionisti, è stato per me il momento di lasciare la zona e proseguire il cammino: erano circa le 12.00, o poco prima.



 

Durante la discesa avevo in mente un percorso leggermente diverso, che avrebbe dovuto intercettare la strada verso Castello proveniente dal Rifugio Vallanta. Qualcosa però è andato storto tra i vari bivi, in un momento in cui non ho tenuto nota delle indicazioni provenienti dal mio orologio GPS.

 




 

Poco male: la discesa è stata ancor più piacevole, tra belvederi e l’incrocio diretto con i Rifugi Grongios (mai visto prima), e poi con l’Alevè (oggi chiuso). Si lascia alle spalle la poderosa diga di Castello, che nel tratto di discesa nel bosco si intravede maestosa.

Si attraversa lo stradone e si arriva a costeggiare il torrente Varaita per tutto il tratto restante verso Casteldelfino. Alcuni tavoli da picnic, panchine e ponticelli rendono gradevole il transito del camminatore. Seguendo sempre il corso del fiume non si può sbagliare: l’arrivo a Casteldelfino è scontato! Il fiume, in questo tratto, presenta numerosi “tumpi” dove, d’estate, è senz’altro piacevole immergersi per un bagno rinfrescante.




 

Alcune centinaia di metri prima di Casteldelfino si incrociano i tornanti dello stradone. Qui si prosegue attraversando, per dirigersi in paese. Per me, nuova tappa al bar per il caffè di rito, e poi in auto per il ritorno.

 


 

Il totale della percorrenza è stato di circa 11 km, per un tragitto durato circa 5 ore e 30 minuti.

Percorso GPS di WikiLOC:

https://loc.wiki/t/239529352?wa=sc

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento Libro UltraTrail 

 


 



domenica 2 novembre 2025

Pian Muné: Sentiero delle Stelle

Prima Bozza

 

Ho visitato più volte Borgata Giordana, riflettendo spesso sul suo stato di completo abbandono, che perdura orma
i da oltre un decennio. Un tentativo di recupero, purtroppo fallito, aveva acceso qualche speranza, ma da allora il silenzio è tornato a regnare sovrano tra le sue baite.

Considerando l'altitudine del borgo e la distanza in linea d’aria dalla mia Borgata Borsetti, ho spesso immaginato che un tempo potesse esistere un sentiero che collegava questi due nuclei abitativi, entrambi situati nei pressi di Pian Munè. Un tracciato oggi dimenticato, inghiottito dalla vegetazione e dalla memoria.

Durante questa settimana, ho cercato più volte di ritagliarmi del tempo per esplorare il tratto di bosco che separa Borsetti da Giordana. Finalmente, sabato 1 novembre, si è aperta una finestra di opportunità. Accompagnato dalla mia inseparabile Lola, ho imboccato una strada che parte da Borgata Borsetti e si inoltra verso quello che, a prima vista, sembra il nulla oppure un bosco senza apparente destinazione. Ma nulla, in montagna, è mai stato costruito senza una ragione. I margari che hanno vissuto e lavorato queste terre non avrebbero mai speso energie per realizzare qualcosa di inutile. Va detto, inoltre, che quel tratto di montagna, un tempo, probabilmente non era bosco, ma pascolo aperto per il bestiame. Ma questa è un’altra storia.

Giunto al termine di quella che sembra una strada abbozzata, mi ritrovo in un piazzale ancora relativamente sgombro dagli alberi. Cerco di orientarmi con lo sguardo verso Borgata Giordana, ma la vegetazione è fitta e non riesco a scorgere nulla. Decido di proseguire seguendo l’istinto, monitorando la linea retta tra i due borghi che ho tracciato sul mio GPS da polso. Ovviamente, seguire una traiettoria perfettamente rettilinea non è praticabile: il profilo della montagna presenta piccoli dirupi e dislivelli che rendono impossibile il passaggio diretto. Mi adatto quindi al terreno, seguendo le sue curve naturali, e a un certo punto, tra gli alberi, scorgo i segni di un’antica via, ormai dimenticata. Forse solo qualche raccoglitore di funghi l’ha calpestata negli ultimi anni, ignaro del fatto che si trattasse di un vero sentiero.

Cerco di lasciare dei segni lungo il percorso, per poterlo ripercorrere al ritorno senza difficoltà. Procedo con calma per una quindicina di minuti e, con crescente emozione, mi accorgo di essere ormai nei pressi di Borgata Giordana. Il tragitto, se percorso correttamente, è sicuramente inferiore(719m) al chilometro. Osservando con attenzione, noto una traccia ben visibile nell’erba: un vecchio sentiero che emerge dal bosco e si dirige verso le baite, come se volesse tornare a raccontare la sua storia.


 

Missione compiuta: la via è nuovamente aperta, dopo decenni, o forse, chissà, secoli di oblio.

Ora non resta che ripulire e definire meglio il tracciato, che prenderà il nome di 'Sentiero delle Stelle'. Intendo utilizzarlo per attività escursionistiche, creando un anello che includa la strada verso il Rifugio Bertorello, per poi giungere alla mia baita, 'la Bertinetta', dove ogni anno propongo una serata di osservazione astronomica al telescopio, in collaborazione con l’Università della Valle Po. Un momento di incontro, di condivisione, di meraviglia.

Ho già in programma un ulteriore tratto che completerà e arricchirà questo percorso, ma di questo parleremo in un prossimo futuro.

Segue traccia GPS Koomot, tra Borgata Giordana e Borsetti del Sentiero delle Stelle:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2662366736 


Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento Libro UltraTrail 

 


domenica 5 ottobre 2025

L’ultima tappa della Via dei Contrabbandieri: da Entracque a Upega

 


 

È arrivata anche questa domenica, 5 ottobre 2025, e con essa l’occasione di affrontare l’ultima tratta della Via dei Contrabbandieri: un percorso affascinante che parte da Entracque e termina a Upega, passando per Limonetto. Un itinerario che chiude simbolicamente un progetto che coltivo da tempo, con l’ambizione di creare un cammino permanente e ben tracciato che conduca i trekker dalla Valle Po fino al mare, attraversando il suggestivo borgo medievale di Dolceacqua. Per l'appunto il cammino della Via dei Contrabbandieri.

Lavoro a questa idea da maggio 2025, ma la sua gestazione è iniziata molto prima, in forma teorica e nei sogni di tanti anni. Tutte le altre sezioni del percorso sono già state esplorate e documentate: mancava solo questo tratto, che oggi prende finalmente forma.

Alle 7:25 del mattino raggiungo Entracque. Cinque minuti dopo sto già camminando, attraversando le vie del suo incantevole centro storico. Avevo pensato di fermarmi per un caffè, ma ho preferito rimandare la pausa a metà percorso, per godermela con più gusto.


 

Superato il paese, svolto a sinistra. In Via Comaletto commetto il primo errore di direzione, finendo su Strada Sartaria. In ogni caso, in imprese come questa è fondamentale prestare attenzione alla strada. Trovare un punto caldo e accogliente lungo il cammino è stato essenziale, soprattutto considerando le molte ore di solitudine che mi separano da casa.

Ma veniamo al cuore del racconto: 55 chilometri percorsi in solitaria, grazie alla tecnica del Monoallenamento Settimanale. Da Strada Sartaria mi dirigo verso il canalone della valle, costeggiando il torrente Gesso. Parto da quota 830 metri s.l.m. e salgo progressivamente fino al Passo della Mena, a 2200 metri, passando per Gias del Adreit, dove l’ultima baita segnala l’inizio della zona alpina.

Attraverso il torrente e abbandono la comoda sterrata per un sentiero più selvaggio, che si inerpica sul versante sinistro. Il tracciato alterna salite e discese, con tratti ripidi dove è necessario aiutarsi con le mani. In un punto trovo persino un cavo d’acciaio fissato alla roccia, utile per superare una parete esposta.

 

 

Raggiunto il Passo della Mena, entro nel territorio di Vernante e proseguo verso Limonetto, attraversando sentieri tra massi e laghetti alpini, tra cui il Lago degli Alberghi. Dopo il lago, la salita si fa ancora più verticale: metto da parte i bastoncini e affronto l’ultimo strappo fino al Passo di Ciotto Mieu (2274 m). Da lì si apre una distesa di pascoli verdi, con in lontananza le case di Limonetto. Decido di non scendere fino al paese per risparmiare tempo, anche se mi avvicino davvero a un passo.

Attraverso Pian Manoro, bagnato dal Rio della Chiesa, e al bivio con Limonetto svolto a destra verso gli impianti sciistici della zona San Lorenzo. Tutto è chiuso, e il caffè che desideravo resta un miraggio. In lontananza scorgo il Colle di Tenda e, poco prima dei forti, trovo il frequentato Bar/Ristorante “Le Marmotte” sulla Strada dei Forti. Qui mi concedo uno spuntino rigenerante prima di ripartire.

Raggiungo il Grande Forte, ormai in rovina ma ancora maestoso. Lo attraverso completamente, scattando qualche foto, e proseguo a piedi. I paesaggi sono mozzafiato: ho scattato e filmato tantissimo. Dopo Entracque ho incontrato poca gente, mentre tra Limonetto e i forti c’era più movimento. Il tratto verso Upega, invece, è stato quasi desertico, complice l’approssimarsi della notte.


 

Dopo i forti inizia la lunga strada militare, che seguo per oltre venti chilometri. Oltrepasso Colle Capanino e proseguo verso gli impianti sciistici. Per gran parte del percorso, il Re di Pietra, il Monte Viso, domina l’orizzonte con la sua imponenza.

Vicino agli impianti trovo una baracca per il pedaggio dei mezzi motorizzati, ma il transito a piedi è libero. Poco dopo incrocio un semaforo alimentato a energia solare: insolito in alta montagna, ma necessario per regolare il traffico su una strada così stretta. Attenzione: il rosso può durare anche decine di minuti!

Proseguo e raggiungo Colle de la Perle (2086 m), poi Colle della Boaria (2102 m). È ancora giorno. La strada diventa Route du Marguareis e incrocio numerosi colli: Colle delle Carsene, Col de Melabergue. In tutto il tragitto incontro solo due veicoli: un furgone 4x4 e una Suzuki Jimny.

 


 

Mi fermo al Rifugio Don Barbera, che appare provvidenzialmente al confine tra giorno e notte. Mi scaldo, chiedo informazioni, bevo un ultimo caffè e faccio uno spuntino. Quando esco, è buio, ma la Luna piena illumina ogni cosa.

Abbandono la strada militare e imbocco un sentiero montano che mi porta alla Cima di Pertegà (2350 m), lungo la Via Marenca. Al Colle delle Selle Vecchie mi fermo ad ammirare il panorama: da lì, volgendo lo sguardo verso Savona, vedo il mare in lontananza, riflesso dalla Luna.

Ritorno brevemente sulla strada militare, poi svolto a sinistra e inizio la lunga discesa nella pineta. Qui la luce lunare non penetra, schermata dai fitti alberi. Proseguo fino a Case Nivorina, dove alcuni cartelli indicano la direzione per Upega.

Poco prima del ponte che precede l’ingresso nel paese, vengo bloccato per dieci minuti da un branco di cani Maremmani che sorvegliano le loro pecore. Tutto si risolve senza problemi e riesco a passare.

 




 

Arrivato a Upega, attendo mia moglie per circa un’ora. Fa molto freddo: alle 21:44 il termometro segna 3 gradi. Ma sono completamente soddisfatto: 55 chilometri percorsi in 14 ore e 19 minuti, con un dislivello positivo di 2900 metri e negativo di 2500. Un percorso per lo più scorrevole, con un 10% davvero impegnativo, soprattutto sul versante di Entracque.

Questa è l’ultima tappa che completa il mio progetto: il Cammino della Via dei Contrabbandieri. Presto scriverò una panoramica su questa nuova idea di collegamento tra la Valle Po (Pian del Re e Pian Munè) e Dolceacqua, in direzione del mare.

 

 


 

 Ribadisco ancora una volta che questo tragitto tra Entracque e Upega è stato realizzato grazie alla Tecnica del MonoallenamentoSettimanale.

 

Track GPS Komoot:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2619600543?share_token=aP96BM6ZNYPlfwGYWjirQPqF15bU8hsaT48AFXU0qS6qtYJD7N

 

VIDEO LIVE YOUTUBE: 


 

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento Libro UltraTrail 


sabato 30 agosto 2025

Traversata dalle Alpi Marittime al Mare: da Upega a Dolceacqua - 53km di percorrenza a piedi


 

Un’altra avventura a piedi che mi ha regalato enormi soddisfazioni, vissuta sabato 30 agosto, con partenza da Upega alle ore 6:20 del mattino, direzione Dolceacqua.

In realtà, l’idea iniziale era quella di partire alle 4:00 da Limonetto e intraprendere l’escursione transalpina. Tuttavia, dopo un’analisi del meteo sul posto, proprio al momento della partenza ho deciso di optare per un nuovo punto d’inizio, nel comune successivo, a causa della pioggia presente. Arrendersi? No. Ho preferito tergiversare e cercare una soluzione alternativa. Come spiegherò, è stata una scelta vincente.

La decisione di partire da Upega è arrivata forse un po’ forzatamente, ma non posso negare di aver vissuto un’esperienza meravigliosa, che resterà indelebile nei miei ricordi.


 

Attendo una ventina di minuti l’arrivo dell’alba e ne approfitto per rilassarmi ancora un po’ in auto, complice la levataccia alle 2:00. Inizio a camminare per il piccolo centro di Upega, ma orientarsi nel buio non è facile: senza nemmeno aver cominciato, sbaglio già strada. Imbocco poi il sentiero corretto che sale nel bosco verso la vetta, tra mucche al pascolo e un cane maremmano che mi avverte, con fare deciso, che lui è il padrone del posto. Nessun problema: proseguo in forte salita.

Dopo circa due ore arrivo in prossimità del Monte Bertrand, senza raggiungerne la cima, e assisto a uno spettacolo unico: nel primo chiarore del giorno, vedo il mare illuminato dai raggi del sole. Lo osservo intensamente: anche se lontanissimo, lascia intravedere la meta… anche se mi fermerò prima.

Avanzo per chilometri lungo le creste, con l’Italia da un lato e la Valle Roya dall’altro. È davvero una sensazione singolare avere, di tanto in tanto, un piede in uno Stato e l’altro in un altro.

Cammino in salita, corricchio in discesa, scatto foto e ogni due ore mi fermo per uno spuntino al volo. Contemplo il paesaggio continuamente e incrocio qualche passante. Quando sai che la tua destinazione è a più di 50 km, ti senti libero da ogni pensiero e ti chiedi cosa troverai più avanti. L’occhio cerca dettagli lontani, ma le montagne sono così tante che è impossibile prevedere.


 

Incrocio cartelli che indicano Liguria, Imperia, Francia. Pecore, mucche, margari italiani e francesi animano il paesaggio.

Il problema più grande è l’acqua. In Liguria me l’aspettavo: l’entroterra è meraviglioso ma secco, e bisogna essere previdenti. Ho avuto la fortuna di trovare un avamposto margaro con cisterna e acqua corrente, dove ho riempito la borraccia. Poi, più nulla fino a Pigna.

Proseguo e oltrepasso Cime Missoun (2400 m), Punta Farengia (2200 m), Cime Ventose (2100 m). A Monte Tanarello la quota resta stabile, poi inizia una nuova salita verso Monte Saccarel, guadagnando circa 100 m. Il percorso continua su un saliscendi tra boschi fitti e pascoli, in un’atmosfera da sogno che difficilmente si può immaginare vivendo in città.


 

Raggiungo Testa della Nava (quasi 2000 m), poi una strada sterrata che sembra di costruzione militare. Intravedo le indicazioni per Colle della Marta, ma proseguo oltre. Da lì, aguzzo la vista e scorgo, lontanissimo e bellissimo, il Lago di Tenarda (che visiterò un giorno).

Sempre in quota attorno ai 2000 m, passo accanto a Monte Gral e alle Cime della Velette. Territori sconosciuti che esploro per la prima volta grazie alla guida del mio GPS da polso (Garmin Fenix 7 Solar). Qualche errore di percorso c’è, non per la strumentazione, ma perché la mente ogni tanto viaggia per conto suo. Qualche avanti e indietro, ma la via è sempre quella giusta.

Un lunghissimo tratto nella nebbia mi preoccupa: sembra voglia piovere. Ma forse è stato meglio così, perché con il caldo e la mancanza d’acqua sarebbe stato difficile portare a termine l’escursione.

Arrivo in territori “conosciuti” grazie a mio cugino Dario, che mi aveva accompagnato sul Monte Toraggio quando avevo circa 30 anni. Non salgo in cima, ma ne percorro il perimetro, con il sapore del “già vissuto”. La sensazione di riconoscere vagamente un luogo dopo decine di chilometri di pura esplorazione è motivante.



 

Il Monte Toraggio richiede attenzione: sentieri pietrosi e stretti, strapiombi, tratti crollati. Tutto fattibile, ma con cautela. Sono ancora presenti costruzioni pericolanti del periodo bellico: meglio non avvicinarsi.


 

Inizia una serpentina in discesa tra le rocce, poi un’ora tra i boschi. Questa parte sembra interminabile: la discesa, seppur energizzante, diventa presto faticosa. Attenzione alle storte: i bastoncini sono fondamentali.

Scorgo il Monte Provenzale (1000 m), poi ancora avanti, tra uliveti caratteristici. A terra, qualche grossa pigna. Poco dopo, senza troppi segnali, intravedo il borgo medievale di Pigna e finalmente… le fontane! Dopo tanta disidratazione, un sollievo.

Pigna è stupenda: vicoli stretti come un labirinto, porte che si affacciano su stradine in pietra, archi, un campanile che emerge tra le case. Persone che si conoscono tra loro, negozietti nei vicoli bui. Mi perdo tra le vie e chiedo indicazioni per raggiungere la strada verso Dolceacqua. Avevo pianificato di oltrepassare il fiume Nervia per godere della periferia, ma il destino mi ha portato subito sulla strada.

Riprendo a camminare: scelgo un sentiero in salita tra gli uliveti, che allunga il tempo ma non la distanza. Ne è valsa la pena: ho evitato la trafficata provinciale e ho continuato a camminare immerso nella natura.


 

Arrivo a Isolabona, anch’esso caratteristico, con tracce di architettura medievale. Ancora tre chilometri lungo Via Roma, poi intravedo il traffico all’ingresso di Dolceacqua. Impressionante la densità di persone. Altri 500 metri e arrivo all’antico ponte dei Doria, immortalato da Monet, e al sovrastante castello. Uno spettacolo da sogno che conclude la mia traversata delle Alpi Marittime.

Partito da Upega, nel cuore della Valle Briga Alta, ai piedi del Marguareis, ho attraversato sentieri scorrevoli e impervi, sfiorando i 2400 m di quota diverse volte, fino a pochi passi dal mare ligure. In 13 ore e 18 minuti, ho percorso 53 km, con un dislivello positivo di 2090 m e negativo di 3320 m.


 

Questa avventura mi ha dato una carica motivazionale per un progetto parallelo che sta prendendo forma... Ringrazio mio cugino Dario Daniele, viaggiatore straordinario e autore di splendidi libri, una persona su cui si può contare. Mi ha accolto a Dolceacqua con alcuni amici. Senza alcuna pausa, abbiamo proseguito la serata in pizzeria, come se i chilometri non fossero mai esistiti.

Poi un altro amico, artigiano del legno e autore di viaggi in formato fotografico 3D, ha condiviso le sue storie. La notte a Sanremo, ospite di mio cugino, e infine il treno verso casa. Il giorno successivo, il lungo viaggio in auto per recuperare la mia macchina lasciata a Upega. Così si è conclusa definitivamente questa mia epica avventura.

 


 Link percorso GPS:

 https://www.komoot.com/it-it/tour/2542191188

 

Video Live dell'impresa:


 

 

Segue il dettaglio dei link di riferimento riguardo ai miei articoli ultratrail e trail:

Lunghissime distanze | Percorsi | Gare | Imprese | TRAVEL TRAIL | Pubblicazioni | link utili | Strategia d'allenamento |

Libro UltraTrail 

 

 





Cerca nel blog