domenica 1 marzo 2026

Dolceacqua - Perinaldo - Apricale - Bajardo, per la Via dei Contrabbandieri







Domenica 1° marzo è stata una giornata intensa fin dall’inizio. La sveglia era puntata alle 4.00 del mattino, ma il classico errore di 'restare a letto altri cinque minuti' ha avuto la meglio: al successivo risveglio erano già le 5.46. Tutti i programmi sono quindi slittati in avanti, costringendomi a riorganizzare l’intera tabella di marcia.

 




Arrivato a Dolceacqua, ho trascorso la mattinata insieme all’assessore Fabio Sbraci e a Marco, proprietario dell’Antica Vineria 'Vino e Basilico'. Tra i temi affrontati c’erano soprattutto i collegamenti tra i vari comuni lungo il percorso della Via dei Contrabbandieri: Dolceacqua rappresenta infatti il punto d’arrivo per chi parte dalla Valle Po, e allo stesso tempo il punto di partenza per chi compie il tragitto in senso inverso. Abbiamo parlato anche della prossima presentazione al Visionarium 3D dall’amico Ennio, fissata per il 25 aprile alle 18.00, del Passaporto del Pellegrino con i relativi timbri, delle possibilità di pernottamento, compresa un’opzione low cost offerta dalla Protezione Civile, e di altri dettagli organizzativi.

Poco prima di mezzogiorno ho iniziato la salita che costeggia il Castello dei Doria. Ho proceduto con passo regolare, alternando fotografie e momenti di pura contemplazione del paesaggio. Ogni volta resto colpito dal fascino delle vie di Dolceacqua: strette, sinuose, autenticamente medievali, con strutture rimaste intatte nei secoli pur essendo animate da locande, attività artigianali e un numero sorprendente di Bed & Breakfast.


 

 

Proseguendo verso Perinaldo, ho attraversato per diversi chilometri un bosco silenzioso, seguendo sentieri panoramici e passando accanto a una cappella che sembra sorgere su un antico percorso preesistente. La prima parte della salita è stata relativamente agevole, anche grazie al ritmo tranquillo. Giunto nei pressi del borgo, ho percorso un breve tratto asfaltato prima di entrare nel centro abitato. Perinaldo ricorda in parte Dolceacqua per la sua struttura arroccata e medievale, anche se di dimensioni più contenute. Dopo un breve giro tra i vicoli, ho ripreso il cammino verso la tappa successiva, scendendo prima lungo una stradina e poi nuovamente attraverso il bosco.

Apricale è un borgo affascinante già dal suo ingresso: il sentiero conduce a un ponte in stile romano, interamente in pietra, con un arco solido e imponente che è un piacere attraversare. Dopo il ponte, una salita di circa un centinaio di metri di dislivello porta direttamente nel cuore del paese, nei pressi della farmacia. Da lì la strada diventa carrabile. Il borgo si sviluppa su un cucuzzolo, alternando salite e discese, e la piazza principale, con il suo bar ristorante, è uno dei punti più caratteristici. Proseguendo oltre il centro, una via in leggera salita conduce fuori dal paese, dove il percorso riprende a salire con decisione fino a rientrare nel bosco. Dopo aver raggiunto una piccola cappella, si sbuca nuovamente su strada asfaltata. Una breve deviazione a sinistra porta a un bivio con un cartello a due punte: una direzione verso Apricale, l’altra verso Bajardo.

 



 Da quel punto inizia una salita impegnativa, quasi continua, interrotta solo da brevi tratti in lieve discesa. A volte il percorso si sviluppa su un sentiero molto caratteristico che conduce direttamente a Bajardo, ma in questa occasione ho preferito alternare asfalto e sterrato. Una volta arrivato nel borgo, ancora una volta arroccato e di chiara impronta medievale, si nota qualche intervento moderno dovuto ai restauri, ma il centro storico resta magnifico. La parte più suggestiva è la chiesa diroccata, della quale rimangono solo i muri perimetrali: un luogo che, per atmosfera, ricorda l’abbazia di San Galgano in Toscana. Dopo il consueto caffè al bar del paese, ho iniziato il rientro seguendo quasi lo stesso percorso dell’andata, ma dopo Apricale ho optato per la strada asfaltata, dato che la notte stava calando e volevo concludere il tragitto il prima possibile.

 




 

 Raggiunta Isolabona e attraversato il ponte sul torrente Nervia, restavano circa cinque chilometri. Ho indossato la torcia frontale: nonostante la luna piena, le nuvole rendevano il buio più fitto. Ho corso a buon ritmo senza fermarmi fino a Dolceacqua, procedendo contromano per vedere le auto in arrivo ed evitare eventuali pericoli. Tutto è filato liscio e sono arrivato poco dopo le 19.00.

 




A quel punto non restava che riporre l’attrezzatura in auto e guidare verso casa. La stanchezza si è fatta sentire, comprensibile dopo una giornata così ricca di incontri, cammino e scoperte. Ora posso dire di aver percorso anche questa parte della bretella collinare della Valle di Nervia che, volendo, permette di evitare completamente la strada principale, aumentando però marcatamente chilometraggio e dislivello. Ne vale comunque davvero la pena: visitare questi borghi medievali è un’esperienza unica e profondamente appagante. Arrivo definitivo a casa, a Envie a mezzanotte e quindici minuti! Gran tirata. 



 

 Percorrenza GPS su Komoot:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2805557030?share_token=aED3I7o7zUz14S6CFS6or4Pogkp1nuKN1Qer6EdR05TJMny0vc&ref=wtd

 

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